Piano di Trump per lo Stretto di Hormuz non decolla, l’Iran parla di contatti con altri Paesi

Donald Trump ha invitato altri Paesi a partecipare a una coalizione navale per far riaprire lo Stretto di Hormuz, attualmente chiuso con oltre 2.000 navi bloccate. La sospensione del traffico petrolifero ha spinto i prezzi del greggio oltre la soglia dei 100 dollari al barile. L’appello, lanciato attraverso post sul social Truth, ha ottenuto risposte contrastanti: il presidente americano ha citato esplicitamente Regno Unito, Francia, Giappone e Corea del Sud, mentre nel post viene menzionata anche la Cina. L’Italia ha smentito di avere contatti con Teheran sui negoziati.

Risposte di cautela o rifiuto

Da Pechino arriva una presa di posizione prudente: l’ambasciata cinese a Washington ha ricordato che tutte le parti devono garantire una fornitura energetica stabile, senza assumere un impegno operativo. Il portavoce Liu Pengyu, citato dall’agenzia russa Tass, ha definito l’atteggiamento della Cina <> e ha invocato il cessate il fuoco e il ruolo costruttivo di Pechino per de-escalare il conflitto.

Anche il Giappone si mostra riluttante: secondo la Cnn il governo di Tokyo segnala <> all’impiego di navi giapponesi e invita a valutazioni legali e politiche approfondite, come osservato da Takayuki Kobayashi. La Corea del Sud, per ora, non apre a una partecipazione diretta e riferisce che <>.

Il Regno Unito valuta opzioni

Il Regno Unito, alleato storico degli Stati Uniti, dice di essere al lavoro con i partner per individuare opzioni che garantiscano la sicurezza della navigazione nella regione. Un portavoce del ministero della Difesa ha confermato le consultazioni in corso. Il segretario all’Energia Ed Miliband ha dichiarato alla Bbc che Londra sta <> e considera la riapertura dello Stretto una priorita globale; ha aggiunto che la de-escalation rapida sarebbe la soluzione migliore, pur sottolineando che il contributo britannico potrebbe assumere forme diverse dall’invio di navi.

La risposta dell’Iran e i contatti con altri Paesi

Anche l’Iran si muove diplomaticamente, usando il controllo sul transito del petrolio come leva e cercando interlocutori per allontanare alcuni Paesi dagli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto alla Cbs che Teheran e stata contattata da vari Stati interessati a garantire un passaggio sicuro, pur senza indicarne di specifici. L’Iran e disposto a dialogare con Paesi che vogliano discutere di transiti sicuri e assicura che la decisione spetta alle forze armate, le quali hanno gia autorizzato il transito in condizioni di sicurezza per gruppi di imbarcazioni appartenenti a diversi Paesi, affermando che le difficolta di navigazione derivano, a loro avviso, dall’aggressione statunitense.

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