A 50 anni dall’omicidio all’Idroscalo, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, questa mostra racconta Pasolini indissolubilmente legato a quel tesissimo periodo storico. Partendo dal 1961, quando passa dietro alla macchina da presa, sino al 1975: Salò, Petrolio e soprattutto gli articoli di giornalismo di inchiesta.
Un racconto diverso, che prova a capire, a guardare, a vedere
una mostra a cura di Marina Sonzini
PADOVA – Palazzo Santo Stefano, Piazza Antenore 3
Ogni ven-sab-dom dal 31 ottobre al 14 dicembre 2025
ore 10,30-13 e 15-19 – ingresso libero
(presentazione della mostra di Marina Sonzini) Le sezioni della mostra compongono un percorso che inizia con Pasolini poeta e romanziere, passa per Pasolini cineasta e scrittore di teatro e arriva al Pasolini polemista, ma soprattutto giornalista d’inchiesta.
Versioni dei fatti non ancora approfondite, partendo dal cinema, dal suo capolavoro, il “Vangelo secondo Matteo” girato nel 1964 tra i Sassi di Matera. In questa sezione sono esposte le 50 fotografie di Domenico Notarangelo scattate sul set, che stanno facendo il giro del mondo negli Istituti Italiani di Cultura all’estero e che aiuteranno a vedere come Pasolini faceva cinema. Da Assisi si parte nel 1964 e ad Assisi si torna dieci anni dopo, per tutt’altro motivo. Contemporanea al VsM, la silloge “Poesia in forma di rosa”, che raccontiamo con una splendida scultura luminosa di Alfonso Maria Isonzo.
Poesia in cui Pasolini negli anni tradusse la sua coscienza politica, che arrivò in maniera “profetica” alle barche dei migranti, passando per quella giovane Marilyn “sorellina” uccisa in America (affidata a un bellissimo quadro di Alessio Schiavon), per finire con Patmos, con l’elenco dei morti di piazza Fontana. Una storia che parte dal Friuli contadino, che già dal primo tragico “Il Sogno di una cosa” prefigura cosa accadrà nel Paese e, passando fisicamente attraverso il sottoproletariato urbano annientato dalla mutazione antropologica provocata da quella nuova forma di fascismo che per Pasolini è l’omologazione, arriva sino alla strategia della tensione.
Il teatro traghetterà alla fase finale della riflessione di Pasolini, quella del potere sul corpo. Si arriva quindi a Salò, l’ultimo drammatico film, e a quella tragica constatazione dell’esistenza di “quell’atroce penombra dove destra e sinistra si confondono” (parole tratte dalla lettera a Giovanni Ventura, che proprio da Padova era partito, come spiega Simona Zecchi nei suoi tre libri). Da qui, da cosa c’era nelle bobine rubate che Pasolini cercò di recuperare a costo della vita, arriveremo alla storia delle indagini sull’omicidio: le mancate indagini processuali, la commissione d’inchiesta parlamentare e le ricerche condotte negli ultimi 15 anni dai giornalisti d’inchiesta.
La riflessione finale l’abbiamo affidata a un poeta, Nicola Feruglio. Perché il potere ha paura dei poeti, di chi sa inventare nuovi linguaggi per raccontare una realtà che sembra invisibile all’ipnosi collettiva? Si può ancora poetare dopo l’orrore? La poesia può vincere la massima forma di anarchia che è il potere?
Oltre alle fotografie di Mimì Notarangelo, la sezione dedicata al Vangelo s.M. contiene locandine originali e una lettera autografa di Pasolini.
In mostra vi sono poi alcune celeberrime opere d’arte come “Con te, contro te” di David Parenti, oltre a 250 delle 385 “monografie dedicate” realizzate da Giancarlo Bucci (un omaggio agli artisti che hanno ritratto Pasolini. Tutte tavole originali realizzate a mano).
Vari disegni di Francesco Tonarini, in parte realizzati per il centenario nel 2022 e in parte inediti, accompagneranno il racconto, partendo da Enrique Irazoqui, il Gesù del Vangelo (che spiegheremo aver avuto un nonno padovano), sino a Petrolio e alle stragi. Un olio storico del 1971 di Vittorio Fava sul potere, un’opera di Marco Ronga (la cui antologica ha preceduto questa mostra) che ci introduce alla tematica di Salò, una ceramica di Annalisa Welzhofer ispirata alla rondine di Riccetto in “Ragazzi di Vita”, un calco della targa disegnata da Enzo De Camillis e scolpita da Alessandro Ferretti per i 50 anni di Ragazzi di vita a Monteverde, e molto altro: rare prime edizioni di Sciascia, la storia di Alfredo Bini “Ospite Inatteso” (grazie al racconto di Giuseppe Simonelli), inedite foto di Libero Ferretti (courtesy Danilo Mauro Malatesta) di Laura Betti, alcune magnifiche immagini di Silvana Mangano.
C’è la bicicletta di Pasolini, proveniente dalla enorme collezione di 350 biciclette di Giancarlo Bucci, da Alba Adriatica, accompagnata da una poesia di Giorgio Quaglia. Gli acquerelli di Valentina Restivo ci porteranno al racconto delle “fulgorazioni” che Pasolini ebbe durante le lezioni di storia dell’arte di Roberto Longhi: le proiezioni di quei vetrini per lanterna con le immagini di Piero della Francesca che rivivranno nelle scene dei film.
Grazie all’Archivio Appetito di Roma sarà possibile ammirare alcuni degli scatti più iconici di Pasolini e Maria Callas sul set di Medea e Pasolini “pittore” nel Decameron, mentre gli scatti di Deborah Beer sul set di Salò, unico documento esistente delle scene finali rubate e quindi mai montate nel film (copyright Cinemazero Pordenone) ci permetteranno di vedere e commentare cosa c’era nelle bobine rubate.
Una mostra che vuole proporre una lettura scevra di preconcetti, teorie preconfezionate, ipotesi costruite senza prove e affermate come verità, castelli di carta e bugie purtroppo affermatesi come verità giudiziarie. Molti dei testimoni del tempo non ci sono più e quelli ancora in vita probabilmente non parleranno mai. Ma non bisogna smettere di interrogarsi. Una verità giudiziaria sarà davvero molto difficile averla, ma una verità storica e il restituire giustizia a questo straordinario intellettuale bisogna pretenderlo.
Racconteremo tutto come non è ancora stato fatto. Perché “la verità ha un suono speciale” e non bisogna smettere di cercarla.
Le magnifiche sale di Palazzo Santo Stefano a Padova che ospitano la mostra permettono di immergersi storicamente negli anni che dall’unità d’Italia attraversano il ventennio e la 2GM. Pasolini nasce nel 1922, vive la guerra, il dopoguerra e viene ucciso nel mezzo degli anni della strategia della tensione. Anni in cui l’Italia vive il suo momento più buio: dopo gli omicidi di Mattei, Pasolini e Moro e dopo le stragi, l’Italia non sarà più la stessa. Pasolini ha aiutato a capirlo, a prevederlo, ha provato a metterci in guardia. E ci ha lasciato la sua voce perché noi, diversamente da lui, non fossimo soli.