26 novembre 2024
Il Consiglio regionale del Veneto dopo una giornata di dibattito intenso ha dato in tarda serata il via libera al progetto di legge n. 305, di iniziativa della Giunta, relativo alla variazione al bilancio di previsione 2024-26 della Regione, relatore, la consigliera Silvia Cestaro (Lega-LV), correlatore, la capogruppo del Partito Democratico Vanessa Camani. Il provvedimento ha avuto 35 voti a favore e 10 contrari.
In sintesi, come ricordato in aula anche dalla consigliera Cestaro, la proposta legislativa apporta una serie di modifiche agli stanziamenti di spesa e di entrata derivanti dal monitoraggio delle disponibilità finanziarie dell’ente e dallo svincolo di una quota degli utili di CAV, Concessioni Autostradali Venete – la società per azioni partecipata dalla Regione che opera nel settore della gestione in concessione di tratti autostradali – per circa 34,8 milioni di euro (a fronte di un valore complessivo della variazione che è di circa 42 milioni di euro), destinati per circa due terzi al finanziamento del gap tra entrate derivanti dall’applicazione di pedaggi e spese per canoni da corrispondere al concessionario della SPV – Superstrada Pedemontana Veneta, mentre la restante quota sarà indirizzata verso altri investimenti viari. Per quanto riguarda gli altri fronti di spesa, 3,5 milioni di euro sono destinati a cultura, enti locali, turismo e sociale, mentre altri 3,2 milioni di euro saranno suddivisi tra opere di somma urgenza sul fronte della difesa del suolo e investimenti su portualità e ciclovie.
“Questa variazione di bilancio – ha sottolineato la capogruppo Camani – ha natura diversa rispetto alle variazioni adottate negli ultimi anni perché non ci sono avanzi da assegnare: il barile è già stato raschiato nei mesi precedenti. Nel complesso, questa politica di bilancio è dannosa o utile per il Veneto? In quindici anni le casse della Regione sono state svuotate e chi verrà dopo si troverà alla canna del gas, e lo vedremo anche nella discussione della prossima manovra di bilancio, che sarà ‘lacrime e sangue’. Tra i temi ancora irrisolti, la questione delle borse di studio a favore degli studenti: sono oltre 3200 coloro che non sono stati in grado di ottenere il sussidio cui avevano diritto; il dissesto idrogeologico: malgrado l’enorme mole di risorse impiegate, non si raggiunge mai un livello di sicurezza accettabile, non solo per quanto riguarda il tema dei bacini di laminazione o di altri interventi, ma anche delle risorse da destinare ai ristori a favore di chi ha subito danni causati dal maltempo. Questa manovra non risponde ai bisogni dei veneti, e non per motivi congiunturali, ma perché la politica regionale di bilancio non ha provveduto a politiche espansive, perché vi è un eccesso di debito ereditato dagli anni precedenti, per le politiche di ‘austerity’ perseguite negli anni e per la gestione della Superstrada Pedemontana Veneta, caratterizzata dalla differenza tra stime e realtà: in una regione normale sarebbe necessario istituire una Commissione per trattare la vicenda; cinque sono i problemi sul tavolo da indirizzare al presidente Zaia, alla vicepresidente De Berti e all’assessore Calzavara: l’inaccettabile livello di omertà sui numeri reali della Pedemontana; la mancata assunzione di responsabilità di fronte al fallimento dell’operazione, e non possiamo accettare che gli utili di CAV, ad esempio, servano a pagare i debiti della Pedemontana; terzo problema, l’attendibilità delle previsioni di bilancio, cui seguono gli altri rilievi: quand’anche fossero vere le previsioni di bilancio dei prossimi anni, cosa accadrà fino alla fine della concessione? Quanto costerà davvero alla Regione la Pedemontana? Qual è il programma delle entrate? Servono risposte, e in particolare serve un immediato confronto sul tema della Pedemontana”.
Di seguito, è intervenuta anche la capogruppo de il Veneto che Vogliamo Elena Ostanel che ha posto nuovamente l’attenzione sul tema delle borse di studio, sul finanziamento della legge quadro regionale sulla cultura e dello spettacolo dal vivo, nonché sulla gestione della Pedemontana, “Un’opera presentata dal presidente Zaia come rivoluzionaria, ma che in realtà necessiterebbe di una Commissione d’inchiesta”. Anche la vicepresidente della Prima commissione Chiara Luisetto (Pd) ha sottolineato “I dubbi sulla sostenibilità economica dell’operazione SPV, sui flussi di traffico sovrastimati e su altri problemi infrastrutturali”, così come il consigliere del Pd Andrea Zanoni ha ricordato “Le stime di BEI e di CDP sui flussi di traffico, stando alle quali le auto che avrebbero percorso la SPV sarebbero state in realtà la metà di quelle previste per la sostenibilità dell’opera; per coprire quel ‘buco’ vengono prelevate somme da società che danno utili, come CAV, con il risultato che al posto di investimenti su infrastrutture viarie, quegli utili andranno utilizzati in SPV, e probabilmente saranno insufficienti, un vortice che assorbe fondi, lasciando all’asciutto altre voci di bilancio che sarebbero state più utili ai cittadini del Veneto”. La vicepresidente dem dell’assemblea legislativa Francesca Zottis, a proposito della Pedemontana, ha parlato di “Sostenibilità mancata, riassumibile nella formula ‘canone certo, incassi incerti’, una situazione che, a livello complessivo, si rifletterà sui cittadini, in particolare fasce deboli della popolazione e famiglie”, mentre la vicepresidente della Quinta commissione consiliare Anna Maria Bigon (Pd) ha posto l’accento sulla “Sottovalutazione del settore sociosanitario e sulla mancanza di investimenti a favore di servizi ‘stagnanti’, con particolare riguardo alla nascita degli ATS, a fronte di altri settori che ricevono finanziamenti cospicui, come il turistico o il viario: questa variazione di bilancio è un’occasione persa”. Il capogruppo di Europa Verde Renzo Masolo, oltre a rimarcare le questioni legate alla SPV, giudicata “Un fallimento progettuale ed economico che diventa fallimento politico, nonostante il quale si continua a rilanciare opere come la Via del Mare”, ha sottolineato un altro passaggio della variazione di bilancio, laddove “Vi è la percezione di un possibile flop delle Olimpiadi invernali del 2026, come già dimostrato in occasione dei precedenti giochi olimpici”, aspetti sottolineati anche dal portavoce dell’opposizione Arturo Lorenzoni che ha auspicato “A fronte di una variazione di bilancio e di una manovra finanziaria di tipo ‘difensivo’ messe in atto dalla maggioranza, un confronto sulla strategia di governance del più grande processo di trasformazione industriale in atto, quello relativo all’uso dell’automobile”. La capogruppo del Movimento 5 Stelle Erika Baldin ha rimarcato come “Manchino investimenti infrastrutturali utili a tutti i cittadini nel Veneto, con riferimento al trasporto pubblico locale rispetto a opere come l’SPV, all’ambiente dinanzi agli effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici (tornado in Riviera del Brenta o tempesta Vaia), ai giovani, alle famiglie; non si fanno gli interessi dei cittadini e del nostro territorio, con particolare riguardo ai tagli del governo ai comuni”. Anche il consigliere del Pd Jonatan Montanariello ha ricordato che “Quando si ha la responsabilità di amministrare una regione come il Veneto, serve una strategia infrastrutturale complessiva, un disegno che una regione come la nostra dovrebbe avere e che manca anche in questa variazione di bilancio”.
L’assessore regionale al bilancio Francesco Calzavara ha sottolineato che “Il provvedimento sottoposto all’attenzione dell’Aula non riguarda la programmazione dei prossimi dieci anni del Veneto, ma esclusivamente una variazione di bilancio che, al netto dell’operazione relativa alla Pedemontana, per la quale non è già possibile delineare un destino, in attesa di valutare i dati del 2025 dal punto di vista dei dati di traffico, è limitata, alla portata di molti comuni, e che comunque ci permette di dare risposte a diverse richieste che provengono dal territorio”, mentre la vicepresidente Elisa De Berti, dopo aver stigmatizzato “L’utilizzo del termine omertà nel ricostruire il dibattito legato alla Pedemontana”, ha ripercorso le strategie, anche nazionali, che hanno portato alla realizzazione dell’opera viaria concludendo che “La SPV c’è, è funzionante, è sostenibile, i flussi di traffico sono in costante aumento e chi la utilizza ne trae beneficio: si tratta di 94,5 km di infrastruttura viaria di cui il 70% in trincea, soluzione che è costata di più in termini di costruzione, gestione e manutenzione, sotto la spinta di sindaci sollecitati da comitati che chiedevano l’azzeramento dell’impatto ambientale, con ovvi riflessi dal punto di degli investimenti, cui vanno aggiunti oltre 68 km di opere complementari”. L’assessore Valeria Mantovan ha fatto una serie di precisazioni relativamente alle Borse di studio spiegando che “per l’anno in corso 2024-2025, noi abbiamo un investimento di 93 milioni di euro sulle borse di studio, che dovrebbero raggiungere un totale di 19.375 studenti. Ad oggi le risorse certe sono 84,6 milioni. Significa che stiamo lavorando, per recuperare circa 8,5 milioni con l’obiettivo di coprire tutto il 2024 e il 2025. Agli assessori ha replicato la presidente del gruppo, Pd, Vanessa Camani, controrelatrice, che ha contestato i dati economici relativi alla Pedemontana e le scelte conseguenti di bilancio che hanno dirottato risorse a copertura dei costi dell’infrastruttura viaria sottraendole così ad altri possibili investimenti strategici: “Si sono presi i soldi che avevamo in cassaforte, che sarebbero dovuti servire per rilanciare il piano infrastrutturale della Regione del Veneto” ha rimarcato l’esponente Dem
La seduta è stata quindi brevemente sospesa per dare modo alla I Commissione di esaminare gli emendamenti presentati e si è passati quindi alla votazione della manovra emendativa presentata dalle opposizioni. Nel corso del dibattito l’assessore Calzavara dopo aver spiegato i motivi che portano la Giunta a non intaccare il fondo di riserva ha preannunciato che per il prossimo anno la Regione dovrebbe riuscire a coprire l’intera spesa per le borse di studio universitarie. In sede di dichiarazione di voto Vanessa Camani (Pd) ha definito la manovra di assestamento di fine anno “senza respiro” ma soprattutto una “manovra che certifica la chiusura di un ciclo degli ultimi 15 anni”. Dopo l’approvazione dell’assestamento è iniziata la discussione sul Documento di Finanza regionale (Defr) con la relazione del presidente della prima Commissione Luciano Sandonà e della controrelatrice Chiara Luisetto,