«Chi sono gli immigrati? Se pensiamo bene, immigrati sono solo alcuni degli stranieri venuti a stare tra noi. Quello dell’immigrato è un concetto che tiriamo e stiriamo un po’ a piacimento. Gli uomini d’affari, gli ambasciatori stranieri, i vip sportivi o gli artisti non corrono il rischio di essere loro assimilati, pur essendolo.
Gli svizzeri magari li consideriamo europei, mentre qualcuno di noi ancora colloca i romeni tra gli extra-comunitari. Perché c’è qualcosa di antico nell’uso del termine immigrato, una valenza di minaccia; immigrazione, poi, è un sostantivo che inquieta. Sintetizza bene la complessità dell’argomento la battuta di quel tale che diceva “la ricchezza sbianca”».
Le parole del sociologo milanese Maurizio Ambrosini hanno impostato dall’inizio, chiarendolo nei suoi aspetti positivi ma non nascondendo le evidenze drammatiche dell’attualità, il XIII convegno nazionale dei centri interculturali italiani, in corso ieri e oggi a Padova. Il focus dei lavori è puntato sul rapporto tra le istituzioni nell’affrontare il fenomeno e le sue implicazioni sociali, chiaro già dal titolo “Fare inte(g)razione tra enti locali, scuola e comunità”.
Grande attenzione viene prestata alle seconde generazioni, dai bambini ai giovani, e ai progetti e ai servizi loro dedicati.
«Il concetto di integrazione sottointende in sé l’immigrato come qualcuno che compie il lavoro destinato senza lamentarsi, senza reclamare diritti, che rimanga nel posto a lui assegnato - ha proseguito Ambrosini - E, d’altro canto, vincola il concetto di cultura a un qualcosa di omogeneo, sempre uguale a se stesso, che l’individuo non può cambiare. L’accento è posato sulla società che deve essere includente, come se le persone fossero materia plastica e inerte».
Per costruire l’integrazione multiculturale il sociologo ha indicato tre strade: la continua sottolineatura di quanto essa sia utile per la società ricevente; il tutelare il benessere degli immigrati, senza ledere quello dei nazionali; il promuovere un’interazione positiva tra la maggioranza e la minoranza della popolazione.
«Padova fornisce costante e crescente attenzione al tema dell’integrazione interculturale, questione che chiede di accostare alle politiche di sicurezza e di governo del territorio politiche di accoglienza, accompagnamento sociale, inserimento scolastico, con l’obiettivo dell’acquisizione di una consapevolezza responsabile dei diritti e dei doveri - è il commento di Claudio Piron, assessore alle Politiche scolastiche e giovanili del comune - La nostra città da anni promuove politiche e azioni che muovono in questa direzione: ma è necessario lavorare insieme, istituzioni, scuola, società civile, per disegnare e sperimentare strade di integrazione innovative, e per rendere i modelli funzionanti patrimonio comune».
Cinzia Agostini
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