La Nato ha annunciato il lancio di una piattaforma comune che permetterà ai suoi 32 Paesi membri di procurarsi in modo più rapido ed efficiente capacità anti-drone, in risposta a un aumento degli incidenti che hanno coinvolto droni in Europa.
Claudio Palestini, capo della divisione Innovazione dell’Alleanza Atlantica, ha spiegato ai giornalisti che l’obiettivo è offrire un’esperienza di acquisto semplice, simile a quella dell’e-commerce, per rendere più agevole l’approvvigionamento di questi sistemi attraverso meccanismi standardizzati.
La Nato ha organizzato gare d’appalto per individuare le soluzioni più performanti e convenienti, selezionando le attrezzature da proporre agli Stati membri.
Dalle circa 80 offerte arrivate sono stati stipulati 16 contratti con cinque aziende del settore difesa: la start-up francese Alta Ares, la tedesca Quantum Systems, le statunitensi Northrop Grumman e Axon, e la britannica Osl Technology.
I prodotti scelti, valutati nell’arco di diversi mesi, sono ora disponibili per l’acquisto o per il noleggio a lungo termine da parte dei 32 Paesi membri della Nato.
Questi sistemi sono pensati per la protezione dei confini e di siti strategici e includono soluzioni diverse: disturbatori di segnale (jamming), droni intercettori e altri tipi di capacità d’intervento (ad esempio artiglieria). Secondo la Nato, il costo di ciascuna di queste soluzioni varia indicativamente tra 1,6 e 25 milioni di euro.
In sede di vertice all’Aja nel 2025 i Paesi dell’Alleanza si erano impegnati a destinare almeno 40 miliardi di dollari (circa 37 miliardi di euro) nei successivi cinque anni per rafforzare le capacità anti-drone.
Lituania, Lettonia ed Estonia, ex repubbliche sovietiche confinanti con la Russia, segnalano regolarmente intrusioni di droni nei propri spazi aerei. Anche la Polonia e la Romania hanno registrato episodi simili.