Trump spiazza Israele: “Entro fine anno stop aiuti Usa”. Eisenkot: “Netanyahu deve dare risposte, ne va della sicurezza nazionale”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato in un’intervista a Fox News, resa pubblica il giorno delle elezioni di midterm, di aver concordato mesi fa con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di interrompere l’erogazione di fondi a Israele. Secondo Trump, il blocco dei trasferimenti avverrà entro la fine dell’anno perché, a suo dire, Israele è ormai «un Paese di successo»; ha aggiunto che gli Stati Uniti interverranno per aiutare Tel Aviv solo se necessario. Sempre nell’intervista ha affermato, in tono iperbolico, che se gli americani si stancassero di lui si trasferirebbe in Israele per ricoprire la carica di primo ministro, sostenendo di avere lì un indice di gradimento del 99%.

Eisenkot: “Netanyahu risponda su stop aiuti Usa, ne va della sicurezza nazionale”

Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar e ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, ha reagito su X definendo il rapporto tra Israele e Stati Uniti una componente essenziale della sicurezza nazionale. Eisenkot ha criticato la modalità con cui un cambiamento così rilevante nelle relazioni strategiche sarebbe stato comunicato — attraverso i media — e ha indicato che questo modo di procedere rende pericolosa la gestione politica di Benjamin Netanyahu. L’ex generale ha affermato che non si può più fare affidamento su Netanyahu e che occorre sostituirlo, esortandolo a fornire spiegazioni chiare ai cittadini israeliani, «stasera stessa».

“Sorpresa” in Israele

Le dichiarazioni di Trump hanno sorpreso sia il ministero delle Finanze israeliano sia i vertici delle Forze di Difesa (IDF), secondo quanto riportato da media israeliani. Un funzionario ha detto al sito Walla, rilanciato dal Times of Israel, che non è stato presentato alcun documento ufficiale dall’Ufficio del primo ministro riguardo a una cessazione formale degli aiuti. Sebbene il ministero fosse a conoscenza dell’intenzione di discutere una possibilità di stop, è stato preso alla sprovvista dalla prospettiva che ciò avvenisse con immediatezza.

Secondo il sito Ynet, l’allusione di Trump potrebbe riferirsi al memorandum d’intesa sulla sicurezza attualmente in vigore, che scade alla fine del 2028; anche le IDF, sempre secondo le fonti citate, non avrebbero ricevuto comunicazioni preventive prima dell’intervista. Funzionari israeliani di alto livello hanno avvertito che rinunciare a due anni di aiuti comporterebbe una perdita stimata di circa otto miliardi di dollari, sollevando la questione di come verrebbero reperite tali risorse, con il rischio che l’onere ricada sui contribuenti.

Tra le reazioni politiche, Yair Golan, leader dei Democratici, ha criticato la prospettiva di uno stop agli aiuti statunitensi, definendola «un duro colpo per la sicurezza e per la qualità della vita nel Paese», perché — a suo avviso — il finanziamento delle esigenze di sicurezza cadrebbe interamente sulle spalle degli israeliani.

In passato, a gennaio, Netanyahu aveva detto di auspicare una riduzione graduale degli aiuti militari statunitensi nell’arco dei prossimi dieci anni. Oggi un portavoce del primo ministro, come riportato da Nbc News, ha dichiarato di non essere a conoscenza delle affermazioni fatte da Trump e di voler verificare i dettagli. A giugno il ministero della Difesa israeliano aveva confermato l’avvio di colloqui formali con l’Amministrazione Usa per definire un nuovo quadro di cooperazione in materia di sicurezza che sostituisca il memorandum d’intesa in scadenza nel 2028.

Sulla consistenza degli aiuti recenti, secondo i calcoli di William D. Hartung del Quincy Institute for Responsible Statecraft, nei due anni successivi all’attacco del 7 ottobre 2023 gli Stati Uniti hanno inviato a Israele aiuti militari per 21,7 miliardi di dollari. Un rapporto del Congresso pubblicato a maggio dell’anno scorso segnala che, a partire dal 1948, l’assistenza bilaterale e i finanziamenti per la difesa missilistica si aggirerebbero intorno ai 174 miliardi di dollari.

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