Secondo Pierfrancesco Maran, eurodeputato del Partito Democratico (S&D) ed ex assessore a Milano, i ragazzi di 14-16 anni formano in larga parte le proprie opinioni sui social media, non attraverso la televisione o la lettura dei giornali. Per questo è fondamentale comprendere come funzionano gli algoritmi che trasformano alcuni contenuti in virali e ne trascurano altri, e quale ruolo questi meccanismi abbiano nella diffusione di messaggi violenti o istigatori.
A livello europeo si sta intervenendo anche su questo fronte con le proposte contenute nel progetto dell’Eu Kids Act, che prevede limiti d’età e accesso graduale ai servizi online: una soglia minima con divieti fino a una certa età (14 o 15 anni secondo le opzioni) e una fase intermedia prima della piena autonomia a 18 anni. Resta però cruciale la trasparenza sul funzionamento interno degli algoritmi che governano le piattaforme: sono guidati da obiettivi precisi o producono risultati casuali? È possibile che certe informazioni vengano deliberatemente amplificate.
Per questo Maran ritiene opportuno che il settore pubblico abbia accesso e capacità di intervento quando la dinamica algoritmica porta a comportamenti devianti. Anche se non sempre è possibile dimostrare interferenze esterne, gli effetti concreti si osservano: persone e città subiscono conseguenze tangibili, mentre chi viene identificato e denunciato — spesso minorenne — può avere ripercussioni personali durature che forse si sarebbero potute evitare senza l’amplificazione algoritmica.
‘Niente elementi’ per confermare regia esterna, ma Mosca può ‘cavalcare avvenimenti ingigantendo effetti’
Di recente un noto blogger militare russo, Rybar, ha pubblicato una mappa dettagliata delle proteste in Europa, segnale di attenzione dall’apparato di sicurezza russo. Sull’ipotesi di una regia ibrida esterna dietro i cortei, Maran mantiene prudenza: non ci sono elementi certi per affermarlo. Tuttavia è plausibile che attori esterni possano sfruttare e amplificare eventi già in corso, esagerandone gli effetti.
La principale preoccupazione è l’effetto di propagazione sui social: la circolazione iniziale di video e informazioni durante gli scontri ha incentivato imitazioni nei giorni successivi. Le ricostruzioni mostrano che nel centro di Milano account poco conosciuti hanno richiamato gruppi eterogenei di persone coinvolte in violenze e saccheggi, contribuendo a replicare gli episodi.
Maran afferma di non essere convinto che le piattaforme siano state l’innesco originario degli episodi, ma ritiene che la viralità abbia alimentato una catena di ripetizioni: un singolo gesto sbagliato o anche solo un’idea può trasformarsi rapidamente in un’azione problematica se amplificata dai meccanismi di diffusione online.
Regole Ue sui social ‘dannatamente lente’, servono strumenti rapidi per le autorità
L’Unione Europea ha introdotto il Digital Services Act (DSA) per responsabilizzare le piattaforme, ma l’applicazione delle regole è troppo lenta rispetto alla velocità con cui mutano i fenomeni online. Maran sottolinea il divario tra tempi istituzionali e dinamiche digitali.
Prendendo l’esempio di TikTok, spiega che non servono molti follower per raggiungere grandi numeri: basta un singolo video virale. Occorre chiedersi perché contenuti che incitano alla violenza diventino virali e altri no, e ricordare che la scelta di cosa promuovere non sempre rispecchia i desideri degli utenti ma spesso dipende da decisioni algoritmiche. Per questo la Commissione ha avviato una procedura nei confronti di TikTok, basata sul DSA, relativa al cosiddetto addictive scrolling, fenomeno ritenuto rilevante e da regolamentare.
In parallelo, è necessario mettere in condizione la polizia postale e le altre autorità di intervenire tempestivamente. L’obiettivo non è solo individuare responsabilità a distanza di mesi, ma prevenire che gli eventi si verifichino. Servono controlli più efficaci, specialmente a tutela dei minorenni: oggi l’accesso ai social sotto i 13 anni dovrebbe essere vietato, ma in pratica mancano strumenti efficaci per impedirlo. Perciò servono regole più stringenti, capacità di applicarle e procedure dinamiche che tengano il passo con l’evoluzione delle piattaforme.
Violenza ‘mai giustificabile’ e distinta dalle proteste sociali sul caro-vita
Maran ribadisce che la violenza non è mai giustificabile e va distinta dalle legittime rivendicazioni sociali e politiche. Con queste precisazioni risponde anche alle accuse di chi, dalla destra, ha sostenuto che la sinistra avrebbe giustificato gli scontri. L’eurodeputato esprime solidarietà alle forze dell’ordine, ai lavoratori e ai commercianti vittime di un fine settimana segnato da violenze, saccheggi e aggressioni.
A Milano, prosegue, ci sono state manifestazioni ufficiali e non violente convocate da parti sociali, in linea con mobilitazioni diffuse in Italia per il costo della vita. Tuttavia gli atti di saccheggio sono stati commessi prevalentemente da minorenni: tra i fermati la maggioranza è giovane, con età che in alcuni casi scende a 12 anni, e ciò rende il fenomeno diverso dalle proteste sociali organizzate.
Collegare automaticamente questi episodi alle rivendicazioni politiche è fuorviante, così come sommare quanto accaduto a Milano ad altri eventi in città come Parigi o Bruxelles: secondo Maran è un’operazione che confonde più che spiegare. Più utile è capire le ragioni della rabbia dei ragazzi e cercare modi per incanalarla positivamente, lavorando al contempo per prevenire nuovi episodi nel breve periodo.
Caro-vita, l’Ue si occupi della materia: ora piano su affordable housing
Maran sostiene che l’Unione Europea dovrebbe farsi carico del tema del costo della vita, pur essendo storicamente considerato di competenza nazionale. Da chi ha responsabilità nell’urbanistica e nelle politiche abitative arriva la richiesta di misure concrete per affrontare problemi come l’aumento degli affitti e l’accesso alle abitazioni.
Molti dei fermati, osserva, vengono da località distanti da Milano e non rappresentano necessariamente le fasce sociali più esposte al rincaro dei prezzi in città: ciò non toglie però che in tutte le grandi città europee, soprattutto dopo la pandemia, si sia registrata una forte crescita di prezzi fondamentali, a cominciare dagli affitti. In molte realtà il paniere della spesa è aumentato molto più dei salari, una situazione che non può essere sottovalutata.
Per questi motivi il gruppo di Maran all’Eurocamera ha chiesto alla Commissione di predisporre per la prima volta un piano sull’affordable housing, cioè politiche per alloggi a prezzi accessibili, e di intervenire con maggiore determinazione sul tema del costo della vita. Anche se molte competenze restano nazionali, la questione interessa milioni di cittadini europei che chiedono risposte tangibili, conclude l’eurodeputato.