Intanto in Italia gli alloggi affittati ai turisti crescono del 7,2%. A Padova, Federalberghi ne conta 1.275. Patrizio Bertin (Confcommercio Padova): “Ma contando gli abusivi potrebbero essere anche 1.800”.
Soranzo (Padova Hotels Federalberghi Confcommercio): “Turisti ingannati due volte”
Come spesso accade, la montagna si appresta a partorire il topolino.
Tra accuse di “calpestare la proprietà privata”, richieste di “rivedere profondamente il testo” e dichiarazioni improntate a “gli affitti brevi, le seconde case e gli immobili sfitti non sono la causa principale”, quella che solo qualche settimana fa era stata battezzata pomposamente “Affordable House Act” e annunciata come “la grande stretta sugli affitti brevi” in Europa, allo stato dei fatti ha moltissime probabilità di finire impantanata in qualche commissione a Bruxelles.
Le elezioni alle porte in molti dei Paesi membri della UE non giocano ovviamente a favore, nonostante i problemi siano sotto gli occhi di tutti.
Per cui Federalberghi, l’organizzazione aderente a Confcommercio e che raggruppa la maggioranza degli hotel italiani (e praticamente la quasi totalità di quelli della provincia di Padova) , ha deciso di uscire allo scoperto sia per offrire qualche dato ma anche per confutare certe convinzioni piuttosto diffuse.
Ad agosto su Airbnb erano disponibili 571.982 annunci relativi ad alloggi in Italia, con una crescita esponenziale che non accenna a fermarsi (38.587 annunci in più rispetto ad agosto 2025, con un incremento del 7,2%).
Tra le città italiane maggiormente interessate dal fenomeno in testa c’è Roma con 37.387 annunci, seguita da Milano con 26.610, Firenze con 13.902, Napoli con 11.497 e Venezia con 9.042. Per quanto riguarda le regioni, in pole position c’è la Toscana, con 72.771 annunci, seguita dalla Lombardia con 66.619, dalla Sicilia con 57.335 e dal Lazio con 51.871. La densità maggiore si registra in Liguria (5,34 annunci per chilometro quadrato), mentre l’incremento maggiore si è verificato in Friuli-Venezia Giulia (+21,5% rispetto ad agosto 2025). Tra i primi 20 comuni, in Veneto, oltre alla Serenissima, ci sono anche Verona (3.840) e San Michele al Tagliamento (leggasi Bibione) a quota 3.833. È quanto rilevato dal Centro studi di Federalberghi, che – con il supporto di due istituti di ricerca indipendenti (l’italiana Incipit consulting e la statunitense Inside Airbnb) – monitora costantemente il mercato degli affitti brevi, analizzando le offerte disponibili su Airbnb.
Stando ai dati di AirDNA (che tiene sotto controllo le principali piattaforme, ovvero Airbnb, Vrbo e Booking.com) la scorsa settimana a Padova risultavano attivi tra i 1.076 e i 1.124 alloggi che portavano, mediamente, ad un introito per alloggio intorno ai 21.500 euro. Il report di Federalberghi ne annovera 1.275. Altri siti indicano invece che si può arrivare anche a 1.800 alloggi nel comune di Padova.
“Già il fatto che non ci sia uniformità di dati la dice lunga sul “fiume carsico” che caratterizza il fenomeno – esordisce il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – per cui va presa in considerazione soprattutto l’estensione dello stesso e le conseguenze che questo comporta sulla disponibilità di alloggi per famiglie, lavoratori e studenti. Senza per questo disconoscere i legittimi diritti dei proprietari che non di rado optano per l’affitto breve per paura di non tornare in possesso dell’appartamento stante una legislazione che, in caso di mancato pagamento o, addirittura, occupazione, non li tutela sufficientemente”.
Per cui c’è pure un problema di abusivismo col quale Padova si è già più volte confrontata.
“Nel 2024 – incalza la presidente di Padova Hotels Federalberghi Confcommercio, Monica Soranzo – è entrata in vigore la disciplina nazionale sul Codice Identificativo Nazionale la quale dispone che “chiunque propone o concede in locazione breve o per finalità turistiche una unità immobiliare ad uso abitativo o una porzione di essa, nonché il titolare di una struttura turistico-ricettiva alberghiera o extralberghiera, è tenuto ad esporre il CIN all’esterno dello stabile in cui è collocato l’appartamento o la struttura, (…) nonché ad indicarlo in ogni annuncio ovunque pubblicato e comunicato”. Tutto bene? Manco per idea. Ci credete che nell’agosto scorso 84.324 annunci su Airbnb (il 14,7% del totale) erano privi del CIN e, in totale spregio della legge, sul portale c’erano 1.659 annunci che si dichiaravano esenti da questo obbligo quando l’esenzione riguarda solo gli alloggi che vengono affittati per periodi superiori a un mese, ma solo 119 di quanti dichiaravano di essere esenti avevano impostato un soggiorno minimo maggiore o uguale a trenta notti? Se consideriamo che la mancata esposizione del CIN è punibile con una sanzione da 500 a 5.000 euro, applicabile anche ai portali, è in gioco una potenziale mega-multa da oltre 421 milioni di euro. Sono appunti che ben volentieri giriamo ai ministri Mazzi e Giorgetti”.
“E poi – continua Bertin – è un mondo poco trasparente dove, accanto a soggetti onesti, opera tutto un sottobosco di personaggi e società che mente sapendo di mentire”.
Federalberghi si è concentrata sulle quattro bugie più eclatanti.
Vediamole. Non è vero che gli affitti brevi siano forme integrative del reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti. Più di due terzi degli annunci (il 67,5%) sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con casi limite di soggetti che gestiscono più di 15.000 alloggi; Non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: quattro annunci su cinque (l’81,8%) si riferiscono all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. Non è vero che si tratta di attività occasionali: più della metà degli annunci (il 57,6%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno; Non è vero che tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta: gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la disponibilità di esercizi ufficiali.
“Senza contare – ricorda Soranzo – che in questi alloggi il tema della sicurezza è piuttosto “naif”. Si veda l’esempio dell’estintore: la legge prevede che ce ne debba essere almeno uno in ogni appartamento in locazione breve, ma solo il 55,6% degli annunci su Airbnb (equivalente in numero assoluto a 317.970) ne dichiara la presenza. Il kit di primo soccorso risulta presente solo nel 39,9% dei casi (228.086) e il rilevatore di fumo nel 33,1% (189.456). La cassaforte c’è solo nel 16% degli annunci (91.353) e la camera da letto con una serratura nel 7,7% (43.887).
“Diciamo – conclude la presidente di Padova Hotels Federalberghi Confcommercio – che il turista viene ingannato due volte: innanzitutto viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e, in secondo luogo, vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività e del mercato. E poi non dimentichiamoci della concorrenza sleale che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.
PADOVA 8 OTTOBRE 2026
The post LA STRETTA EUROPEA SUGLI AFFITTI BREVI? CAUSA ELEZIONI IN DIVERSI PAESI E’ PIU’ NO CHE SI’ appeared first on Confcommercio Padova.