18 settembre 2026 | 07.04
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Elezioni in Russia: urne aperte da oggi fino a domenica, con il presidente Putin che cerca di consolidare il consenso in un clima di apatia e con votazioni estese anche nei territori occupati
Da oggi, venerdì 18 settembre, fino a domenica la Russia tiene le elezioni. In assenza di candidati indipendenti significativi, di una competizione reale e di osservatori neutrali in grado di verificare la regolarità del voto o dei sistemi elettronici, è probabile che la consultazione confermi nuovamente il predominio politico di Vladimir Putin. La formula del voto su tre giorni consecutivi, adottata negli ultimi anni, è utilizzata per favorire l’affluenza sia ai seggi fisici sia tramite il sistema di voto elettronico attivo in molte regioni.
Nel messaggio alla nazione trasmesso dalle emittenti statali, il presidente ha cercato di mobilitare un elettorato segnato da disinteresse, appellandosi a motivazioni patriottiche per legittimare le operazioni militari in Ucraina. Analisti avvertono che questo richiamo all’unità nazionale potrebbe preludere a nuove misure di mobilitazione militare. Le votazioni si svolgono anche nei territori ucraini annessi da Mosca, tra cui Donbass, Kherson e Zaporizhzhia.
Apatia degli elettori e assenze dei candidati
Le opposizioni all’estero e l’unico partito anti-guerra rimasto in patria, Yabloko, hanno invitato gli elettori a recarsi ai seggi per annullare le schede e manifestare dissenso, ma la partecipazione prevista rimane bassa. Secondo il centro di ricerca indipendente Levada, solo il 28% degli intervistati intendeva prendere parte al voto, mentre il 66% non conosceva nemmeno le date della consultazione.
Tra gli astenuti, il 41% ritiene che il proprio voto non influirebbe sull’esito, mentre il 24% denuncia l’assenza di garanzie democratiche. L’indifferenza ha coinvolto anche la campagna elettorale: a Ryazan la tv pubblica Rossiya 1 ha dovuto annullare per due giorni consecutivi i dibattiti perché nessun candidato si è presentato in studio.
Composizione della nuova Duma
Le elezioni serviranno a rinnovare i 450 seggi della Duma di Stato: metà saranno assegnati con un sistema proporzionale e metà tramite collegi uninominali. Contemporaneamente si eleggeranno anche alcuni governatori regionali e assemblee locali.
Russia Unita parte con buone probabilità di mantenere la maggioranza costituzionale. In ballottoni compaiono anche il Partito Comunista, i Liberaldemocratici, Russia Giusta e Nuova Gente. La formazione di opposizione Yabloko è stata esclusa dalla competizione su liste proporzionali dopo una decisione della Corte Suprema.
Nelle candidature uninominali si è registrata una selezione amministrativa severa: 36 esponenti critici sono stati esclusi dalla corsa elettorale. Secondo il portale indipendente Vyorstka, 17 candidature sarebbero state respinte per vecchi riferimenti ad Aleksei Navalny nei contenuti online dei candidati, mentre altri 7 sono stati incriminati per aver condiviso link verso piattaforme social ritenute illegali dal regime.
Un decennio di restrizioni democratiche e il calo della partecipazione politica
La riduzione degli spazi di partecipazione politica è un processo in corso da anni. Come osserva la politologa Ekaterina Schulmann, l’offerta elettorale si è notevolmente ridotta: il numero di partiti registrati è passato da 75 a 17 nell’ultimo decennio, ed è stato reintrodotto l’obbligo di raccogliere 200.000 firme per le forze non rappresentate nell’ultima legislatura. Inoltre, dal 2022 si è registrato un calo del 20% nelle presentazioni di candidature.
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