Russia, Andreychuk (Golos): “Esito elezioni molto interessante, saltata la fiducia nel cuore sistema”

L’esito delle elezioni legislative in Russia sarà osservato con attenzione, anche se molti ritengono che l’esito sia già stabilito. Golos, l’ONG che per 25 anni ha monitorato i voti nel Paese documentando irregolarità, è stata chiusa l’anno scorso dopo la condanna a cinque anni di reclusione del suo co-presidente Grigory Melkonyants, ritenuto colpevole di collaborare con un’organizzazione giudicata indesiderabile. Quest’estate si è registrata una frattura nella fiducia dei cittadini verso il cuore del sistema politico, una frattura che sarà evidente già al momento della chiusura delle urne. Stanislav Andreychuk, ex co-presidente di Golos, dice in un’intervista da Vilnius all’Adnkronos che più che proteste di piazza potrebbe essersi avviato un processo di lungo periodo. Golos — che in russo significa “voce” — era stata la prima ONG dichiarata “agente straniero” nel 2013; oggi la sua attività ufficiale è cessata. Tuttavia in Russia operano altri attivisti che, in modo informale, monitorano non solo quanto avviene ai seggi ma anche l’attività sui social e altri segnali che indicano l’orientamento politico reale degli elettori.

Che cosa è successo quindi?

La rimozione di Yabloko dalle liste elettorali, decisa dalla Corte Suprema il 10 agosto, ha infranto la narrativa di un voto tranquillo e prevedibile preconizzata dal Cremlino. La reazione degli utenti sui social network — non solo piattaforme proibite come YouTube e Telegram, ma anche Max e VKontakte — e i dati sull’engagement dei post che citavano il partito mostrano, secondo gli analisti indipendenti di “Atlas Vyborov”, una crescita molto rapida del sostegno a Yabloko. All’inizio dell’anno il partito faticava a raggiungere il 3% di consenso; nelle settimane successive alla registrazione e fino alla sua esclusione la misura dell’interazione degli utenti nei post lo ha portato sopra la media di altri soggetti ammessi, e in alcuni periodi anche oltre Russia Unita. Qui non si parla solo delle opinioni espresse, ma di comportamenti concreti: rilanciare, commentare o mettere “mi piace”.

Questo aumento di discussione online è significativo anche perché si è osservato in concomitanza con la cancellazione di candidature di esponenti di altri partiti, incluso il Partito Comunista. Tali episodi hanno suscitato più commenti sui social rispetto al discorso che Vladimir Putin ha tenuto al suo partito nella seconda metà di agosto.

Questi eventi non rientravano nei piani elettorali del Cremlino e hanno messo in luce la nascita di un movimento spontaneo: una mobilitazione decentralizzata, non organizzata da leader o media dell’opposizione estera, che ha aumentato l’interesse e la discussione pubblica intorno a Yabloko. In altre parole, molti russi hanno ricominciato a confrontarsi pubblicamente sulla politica.

Per la prima volta nella storia recente russa è stata revocata la registrazione di un partito. La revoca è avvenuta dopo settimane in cui Yabloko aveva registrato un netto incremento di consenso: in tre settimane l’engagement dei post che citavano il partito è aumentato di ottanta volte, e a metà agosto il partito guidava l’interesse degli utenti sui social relativamente ai suoi eventi.

Come potrebbe tradursi questo malcontento nei giorni in cui le urne saranno aperte e quando verranno diffusi i risultati ufficiali?

Il problema è noto da anni: i risultati osservati nei singoli seggi monitorati spesso non coincidono con quelli ufficiali, che corrispondono invece ai numeri anticipati dai sondaggi controllati. Anche in queste elezioni molti elettori potrebbero votare contro Russia Unita, preferendo il Partito Comunista o forze nuove e popolari. Tuttavia è probabile che i risultati vengano falsificati tramite brogli, uso improprio delle risorse amministrative e altre tecniche materiali già documentate in passato, inclusi strumenti come il voto elettronico e la possibilità di votare per più giorni in territori occupati, senza adeguati controlli. La questione principale non è tanto come voteranno i russi quanto come reagiranno quando verranno annunciati i risultati ufficiali.

La cancellazione di Yabloko — un partito legale che ha preso posizione contro la guerra — ha dunque incrinato la fiducia non solo per il messaggio che portava, ma perché ha messo in evidenza contraddizioni interne al sistema, unite alla crisi economica e al prolungarsi del conflitto, percepito anche sul territorio russo?

Sì. Yabloko ha dimostrato che è possibile discutere pubblicamente di politica in modo legale, e questo ha alimentato rabbia e un possibile calo della legittimazione del sistema. Non è però probabile al momento un’ondata di proteste di piazza: non ci sono leader politici in grado di organizzarle e molte persone ricordano le dure conseguenze viste in Bielorussia e Iran, che scoraggiano la mobilitazione di massa. Tuttavia è plausibile che sia cominciata una nuova fase dell’opinione pubblica: l’insoddisfazione non si esaurirà in pochi giorni dopo l’annuncio dei risultati, ma è destinata a crescere nel tempo. Il 2026 potrebbe essere solo l’inizio; gli effetti di queste elezioni saranno più evidenti nell’arco di un paio d’anni.

Con questo voto è quindi riemersa la possibilità di una discussione pubblica dopo anni di partecipazione ridotta. Le persone hanno cominciato a percepire malfunzionamenti nel processo politico: non è stata soltanto la cancellazione di Yabloko dalle liste, ma anche l’esclusione di candidati “forti” nei collegi uninominali di vari partiti. La mobilitazione intorno al partito contrario alla guerra segnala il desiderio diffuso di esprimere insoddisfazione per l’andamento degli eventi. Il problema riguarda dunque il funzionamento stesso del sistema, che appare inceppato.” (di Simona Poidomani)