Ue, Fidanza (FdI): ‘von der Leyen conferma stretta su migranti, delude su competitività’

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito le posizioni indicate dalla cosiddetta “maggioranza alternativa” al Parlamento europeo — formata da Popolari, Conservatori e gruppi a destra — sulla gestione della migrazione. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia (ECR), ha dichiarato a «Voci dal Parlamento» dell’Adnkronos di valutare positivamente la parte del discorso dedicata alla migrazione, pur definendo il giudizio complessivo «in chiaroscuro».

Fidanza ha espresso maggiore delusione per i punti dedicati alla competitività e alla lotta alla desertificazione industriale. Secondo l’eurodeputato, l’Europa sta scivolando verso un eccesso di regolamentazione e verso scelte del Green Deal che penalizzano le industrie e la loro capacità competitiva; nella sua opinione, la Commissione è stata troppo prudente su questi temi.

Per Fidanza la priorità principale è assicurare l’accesso a materie prime critiche, energia a costi sostenibili e infrastrutture energetiche: elementi essenziali per rendere le imprese europee più competitive e ridurre i costi per i cittadini. Ritiene che questo aspetto sia rimasto il grande punto non risolto del discorso.

Energia: “ritorno al linguaggio del passato”

L’eurodeputato boccia il capitolo sull’energia, definendolo un «ritorno al linguaggio del passato». Pur riconoscendo la necessità della transizione ecologica, Fidanza sostiene che questa non può prescindere dal tutelare la competitività industriale: bisogna bilanciare obiettivi ambientali e bisogni produttivi.

Critica in particolare l’enfasi sull’elettrificazione senza indicare chiaramente le fonti con cui si produrrà l’energia necessaria. Secondo Fidanza, le rinnovabili sono importanti ma non sufficienti a garantire flussi energetici stabili; per l’Italia, nelle sue parole, il gas resta necessario nella fase di transizione e il nucleare può avere un ruolo nel medio periodo, valutando i tempi tecnici per realizzarlo.

Definendo come ideologica l’idea di produrre tutta l’energia solo dalle rinnovabili, Fidanza ritiene che il discorso di von der Leyen sull’energia abbia assecondato la narrazione della sinistra e dei Verdi senza offrire misure concrete per sostenere la capacità industriale e la tutela del lavoro in Europa.

Consiglio di sicurezza ed esercito europeo: “prima l’industria”

Sulla difesa, Fidanza invita a valutare con prudenza la proposta di un Consiglio di sicurezza europeo accompagnato da un meccanismo di consultazione simile all’articolo 4 della NATO. Per lui, la priorità è rafforzare la capacità industriale europea, oggi carente: l’UE dipende ancora da forniture militari esterne che non sempre riesce a sostituire autonomamente, indipendentemente dalle norme sulla preferenza europea.

Il rapido progresso tecnologico della guerra moderna e le minacce emergenti, come i droni, richiedono secondo Fidanza investimenti concreti nell’industria bellica più che la creazione di nuovi organismi cooperativi che rischierebbero di restare privi di base industriale.

Riguardo a un possibile esercito europeo, l’eurodeputato immagina una soluzione basata sull’integrazione dei 27 eserciti nazionali, con forze di reazione rapida condivise, ma sottolinea che un percorso del genere deve armonizzarsi con la NATO. L’Alleanza transatlantica è vista come quadro di riferimento imprescindibile; duplicarne le strutture sarebbe uno spreco e genererebbe burocrazie inutili.

“Canada? Amici ma non a scapito degli Usa”

Von der Leyen ha anche proposto al Canada di diventare primo «membro associato» dell’UE. Fidanza definisce l’ipotesi singolare e ritiene che eventuali strumenti di integrazione debbano privilegiare partner con una chiara prossimità geografica al continente europeo. Pur riconoscendo una solida cooperazione tra UE e Canada, non vede la necessità di un accordo di associazione formale.

Fidanza avverte inoltre che un avvicinamento a Ottawa non deve compromettere il rapporto con Washington. Difendere e rafforzare il legame transatlantico con l’intera America resta, secondo lui, una priorità che non va sacrificata.

Sulla ratifica nazionale del Ceta, l’accordo UE-Canada, l’eurodeputato rimanda il dibattito alla prossima legislatura: realisticamente non vede spazio per affrontare la questione prima delle elezioni. Pur riconoscendo i benefici già prodotti dall’intesa in vigore dal 2017, segnala la necessità di approfondire alcuni effetti, come quelli derivati dalla fine di alcune salvaguardie sulle importazioni di cereali che, secondo lui, hanno creato squilibri di mercato.

Il Ceta è in applicazione provvisoria per le materie di competenza esclusiva dell’UE, misura che ha eliminato circa il 99% dei dazi doganali precedenti e portato il commercio UE-Canada intorno a 130 miliardi di euro annui, circa l’80% in più rispetto al 2016. Rimangono esclusi dall’applicazione provvisoria settori che dipendono dalle competenze nazionali, tra cui la protezione degli investimenti e il relativo sistema giurisdizionale, l’accesso ai mercati degli investimenti e alcune disposizioni su trasparenza amministrativa, riesame e ricorsi a livello nazionale.