Roma, l’ultimo saluto al giornalista Daniele Compatangelo: il 5 la sepoltura a Sauze di Cesana

03 settembre 2026 | 17:25

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A Roma, nella Chiesa degli Artisti, si sono svolti i funerali del giornalista Daniele Compatangelo, trovato morto nella sua abitazione di Arlington, nello stato di Washington, il 20 luglio scorso. Compatangelo, 50 anni, corrispondente della Casa Bianca per La7 e noto per lo scoop sul rapporto Trump–Meloni, è rientrato ieri in Italia con un volo United Airlines; la sepoltura è prevista per il 5 settembre nel cimitero di San Restituto a Sauze di Cesana.

Alla cerimonia, oltre alla madre e alla sorella, hanno partecipato numerosi colleghi e amici per rendere l’ultimo omaggio al corrispondente statunitense di La7. Tra i presenti: Andrea Salerno, Diego Bianchi, David Parenzo, Luca Telese, Luca Sappino, Elena Testi, la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, il segretario Usigrai Daniele Macheda e il presidente della Fnsi Vittorio di Trapani. Nel corso della funzione Parenzo ha ricordato come mantenesse ancora attiva la chat con Compatangelo e come il giornalista fosse sempre disponibile, spesso con il messaggio «ok, ci sono». Ha sottolineato la sua combinazione di rigore professionale e senso dell’umorismo, il forte impegno nel lavoro e la grande passione per il giornalismo, esprimendo quanto la sua assenza sia sentita.

Dubbi sulle circostanze della morte

Il ritardo nel rientro della salma è stato attribuito principalmente alle procedure burocratiche negli Stati Uniti, complicate anche dal fatto che Compatangelo era cittadino statunitense, circostanza che ha richiesto ulteriori passaggi amministrativi dopo il decesso. Per quanto riguarda le cause della morte, il detective dell’Arlington County Police Department che ha seguito il caso ha spiegato ai conoscenti del giornalista che i tempi per l’autopsia definitiva possono variare tra le otto e le dodici settimane; inoltre l’autopsia preliminare, effettuata circa una settimana dopo il decesso, non aveva fornito risposte conclusive. La madre, Renata Freccero, ha dichiarato al Secolo XIX che «forse le autorità Usa hanno dei dubbi, pensano sia stato avvelenato», ma non risulta che l’ipotesi di avvelenamento sia stata ufficialmente indicata dalle autorità di Arlington. Diversi interlocutori confermano che l’Fbi non è stata coinvolta nel caso. Fin dall’inizio la polizia di Arlington ha parlato di cause naturali, probabilmente un infarto, escludendo la presenza di reati o di segnali di violenza nell’appartamento del giornalista.

Secondo le testimonianze raccolte, la sera di venerdì 17 luglio Compatangelo sarebbe uscito a cena con un collaboratore e avrebbe lamentato dolore al petto e difficoltà respiratorie, ma non si sarebbe recato in ospedale, attribuendo i sintomi alla stanchezza. Nel corso del weekend diversi colleghi e amici avrebbero provato a contattarlo senza ottenere risposta. La mattina di lunedì 20, quando la redazione ha segnalato la mancata consegna di alcuni video attesi e le chiamate sono rimaste senza esito, un datore di lavoro ha avvertito il collaboratore, che si è recato all’appartamento ad Arlington; trovando il corpo ha chiamato il 911. Per prassi, alla chiamata sono intervenuti sia i paramedici sia gli agenti di polizia.