Usa-Iran, il nuovo piano di Trump: ‘mini attacchi’ nello Stretto di Hormuz

01 settembre 2026 | 00.02

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Gli Stati Uniti stanno valutando raid mirati nello Stretto di Hormuz come misura per danneggiare le capacità radar e missilistiche dell’Iran e ostacolare la possibilità che Teheran colpisca le petroliere in transito. Secondo il quadro ricostruito da Axios, il piano è stato elaborato nell’ultima settimana dal Comando centrale statunitense e ha ottenuto il sostegno del segretario alla Difesa, Pete Hegseth. La proposta non era stata ancora approvata dal presidente Trump prima dello scambio di attacchi tra Washington e Teheran nel fine settimana; funzionari citati dalla testata affermano però che, alla luce della nuova escalation, il presidente potrebbe ora autorizzarla.

L’obiettivo dichiarato è ridurre il rischio di attacchi contro petroliere, navi della Marina statunitense e aeromobili dell’Air Force. I funzionari descrivono l’approccio come interventi periodici di contenimento, riassunti con l’espressione “mow the lawn” (“falciare il prato”). Un portavoce della Casa Bianca ha detto ad Axios che il presidente mantiene tutte le opzioni sul tavolo, osservando che l’Iran cerca un accordo ma arriva spesso in ritardo e dispone di risorse finanziarie più limitate.

Non è in programma, a quanto riferito, un’offensiva su larga scala. Lo ha detto lo stesso Trump commentando i raid condotti nella notte tra domenica e lunedì contro l’isola di Larak, definiti dal presidente “un’azione molto limitata”. Trump ha inoltre descritto l’Iran come un Paese in difficoltà economica, con inflazione elevata e problemi di valuta e di finanziamento delle forze armate, e ha aggiunto che lo Stretto di Hormuz resta traffico con molte navi in transito. Smentendo voci su scorte di munizioni ridotte, il presidente ha affermato di avere ampi rifornimenti a disposizione in tutto il mondo e di poterli impiegare quando necessario, definendo il conflitto come relativamente limitato. Alla domanda sull’eventuale uso di armi nucleari, Trump ha replicato in modo netto, respingendo l’ipotesi e sottolineando che gli Stati Uniti hanno già prevalso militarmente.