Ucraina, Putin: “Se la Russia non conquista il Donbass mi impiccano”

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia sta lavorando per trovare una soluzione alla guerra in Ucraina, durante l’incontro a Biškek con il primo ministro indiano Narendra Modi. Rispondendo all’appello di Modi per una risoluzione pacifica delle controversie, Putin ha affermato: «stiamo andando esattamente in questa direzione». Nelle stesse ore, fonti locali hanno riferito di esplosioni a Kiev causate da un attacco di droni: il sindaco Vitali Klitschko ha confermato su Telegram che le difese aeree sono impegnate a difendere la capitale e ha invitato la popolazione a restare al sicuro.

Zelensky parla con gli inviati americani Witkoff e Kushner

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reso noto di aver avuto una conversazione telefonica «approfondita e costruttiva» con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. Zelensky ha sottolineato che il dialogo tra i team negoziali di Stati Uniti e Ucraina continua senza interruzioni e che si stanno discutendo le date per una visita in Ucraina. Ha inoltre definito la missione dei due inviati utile per mettere a punto possibili soluzioni per la pace.

L’analisi dell’Economist

Secondo un’analisi dell’Economist, dopo alcune settimane di riflessione Putin avrebbe scelto di intensificare gli attacchi contro l’Ucraina principalmente per ragioni interne: per mantenere il potere e preservare la propria posizione. Pur presentando gli obiettivi in termini geopolitici, il presidente sarebbe guidato dalla logica del regime che evita di apparire debole; il sistema tollera alti livelli di violenza ma non il fallimento. Fermare la guerra senza aver raggiunto neppure l’obiettivo minimo della conquista del Donbass sarebbe visto come un insuccesso, e Putin avrebbe detto al suo entourage che «lo avrebbero impiccato» se non avesse ottenuto un esito positivo.

La visita a Mosca di John Ratcliffe è stata interpretata, alla stregua dell’incontro del 2021 del direttore della CIA Bill Burns, come un segnale di debolezza degli Stati Uniti, secondo il settimanale. Il problema per il Cremlino sarebbe invece l’erosione del sostegno, anche implicito, alla guerra: un calo della fiducia nella propaganda televisiva, un aumento delle critiche e dei commenti antiguerra sui social tra i giovani (un sondaggio Levada indica che il 57% dei russi considera la situazione «tesa») e una crescente insofferenza delle élite per la prosecuzione del conflitto.

Una fonte della nomenklatura politica ed economica ha sintetizzato la situazione dicendo che «si ritiene sempre di più che lo zar sia nudo». In questo contesto lo stallo non è sostenibile: scenari dettati dall’inerzia consumano risorse economiche e capitale politico. Per questo, conclude l’analisi, l’escalation è vista da Putin come l’unica alternativa praticabile in questo momento, pur basandosi su un’immaginario — paragonato dall’articolo all’idea dell’orca che prederebbe l’orso — che l’analista definisce frutto della fantasia del presidente russo.

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