Ceuta è Spagna: Vivas contro il Marocco, niente timori per la sovranità

Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha definito «del tutto infondate» le dichiarazioni del ministro della Giustizia marocchino Abdellatif Ouahbi, che ha ribadito le rivendicazioni di Rabat sulle enclave di Ceuta e Melilla, affermando con decisione che «Ceuta è Spagna».

Vivas ha minimizzato l’impatto di quelle parole sulla popolazione locale e ha escluso che tra i cittadini ci sia timore: «Non c’è alcun timore, assolutamente nessuno», ha detto al termine della visita della ministra della Difesa, Margarita Robles.

Ha ricordato che il discorso del Marocco sulle città autonome come territori «occupati» non è nuovo, ma ha sottolineato che tali affermazioni non hanno alcun fondamento.

«Ceuta è Spagna», ha ribadito Vivas, precisando che ciò è sostenuto dalla storia, dalla legge e, soprattutto, dalla volontà dei suoi abitanti: «Lo vuole la gente di Ceuta. Tutta la gente di Ceuta. Indipendentemente dal loro credo religioso o dal loro nome».

Secondo Vivas, la crisi provocata dall’afflusso massiccio del 30 luglio ha evidenziato e rafforzato il sostegno nei confronti di Ceuta, sia all’interno della città sia in tutta la Spagna, con messaggi chiari di solidarietà da parte di partiti e settori diversi della società.

Per questo motivo, ha detto, le dichiarazioni del ministro marocchino non indeboliscono la posizione della città ma, al contrario, ne rafforzano la coesione e il sostegno nazionale.

Vivas ha sostenuto che il rapporto con il Marocco va riesaminato alla luce dell’afflusso di massa e ha avvertito che non si può ridurre l’evento a una normale crisi migratoria.

Ha aggiunto che governanti e istituzioni hanno riconosciuto quanto accaduto come una «violazione» e un «attacco all’integrità territoriale della Spagna», e che questa qualificazione dovrebbe orientare le decisioni future.

Il presidente ha evitato di specificare responsabilità dirette delle autorità marocchine, dicendo di non disporre di informazioni sufficienti per fare valutazioni definitive.

Tuttavia, Vivas ha giudicato «impossibile» che il Marocco non fosse a conoscenza di un movimento organizzato di quelle dimensioni.

Ha spiegato che il rimpatrio di chi si trova ancora a Ceuta dipende in larga misura dall’accordo delle autorità marocchine e dall’uso dei canali diplomatici appropriati, e ha indicato come priorità i rimpatri concordati con il sostegno delle autorità del Marocco.

Vivas ha però avvertito che la questione non si esaurirà con i rimpatri: serve un’analisi dei bisogni concreti di Ceuta e misure per evitare il ripetersi di simili situazioni.

Ha sostenuto che nulla di vitale per Ceuta — né il modello economico, né il normale funzionamento del confine, né la gestione della pressione migratoria — dovrebbe dipendere dal Marocco.

«L’idea centrale deve essere più Spagna e più Europa», ha detto, osservando che la situazione nella città è peggiorata rispetto all’inizio della settimana.

Il presidente ha ammesso di non sentirsi più rassicurato dopo la visita di alcuni membri del governo, tra cui la ministra Robles, e ha ribadito che la percezione dei cittadini è di peggioramento.

«Stiamo peggio di quando è iniziata la settimana. E questa non è solo la mia opinione; è ciò che percepiscono i cittadini», ha dichiarato.

Vivas ha detto che ogni giorno senza un ritorno alla normalità rappresenta una perdita di opportunità per avviare il recupero della situazione precedente all’afflusso di massa.

Nel colloquio con la ministra della Difesa, ha riferito di aver definito la situazione «insostenibile» e di aver segnalato il forte sentimento di preoccupazione, indignazione e abbandono tra i residenti.

Secondo Vivas, Robles ha mostrato comprensione e condivisione della valutazione che l’evento del 30 luglio non sia stata una normale crisi migratoria, ma un episodio «straordinariamente grave» contro l’integrità territoriale spagnola.

Ha inoltre messo in guardia sul fatto che la continua presenza a Ceuta di persone coinvolte nell’ingresso di massa sta alterando la vita quotidiana e pone la città «in una situazione di massimo rischio» sul piano della sicurezza nazionale.

Vivas ha ribadito la richiesta al governo di mettere in atto un piano per il rimpatrio dei presenti e si è domandato perché, nonostante la gravità della situazione e la presunta disponibilità del Marocco, quel piano non sia ancora stato eseguito.

Ha riconosciuto l’esistenza di possibili «considerazioni legali», ma ha sottolineato che serve anche volontà politica e sostegno parlamentare per adottare gli strumenti legislativi necessari a superare gli ostacoli e procedere ai rimpatri.

Vivas ha riferito che la ministra Robles gli ha assicurato che il suo dicastero metterà a disposizione delle forze di sicurezza dello Stato tutte le risorse necessarie di propria competenza.

La ministra, ha detto, gli ha anche confermato che la sicurezza delle frontiere è garantita dalle capacità e dai mezzi dello Stato.

Di fronte alla situazione, il presidente ha rilanciato un appello all’unità politica e sociale e ha affermato che, pur mantenendo una valutazione critica della risposta finora data, continuerà a mostrare «lealtà istituzionale, responsabilità e senso del dovere verso lo Stato».

«Quello che conta veramente è salvare Ceuta, trasmettere calma e mettere in luce la resilienza e la maturità dei cittadini di Ceuta», ha concluso.

Leggi anche