La Polizia di Stato blocca otto giovani “maranza”, sei minorenni e due neomaggiorenni, che nel parco antistante il centro commerciale di via Romana Aponense avevano accerchiato un 17enne, tentando di impossessarsi della collana d’oro che indossava

La giovane vittima, nonostante fosse circondata e intimidita dalla netta superiorità numerica del gruppo, riesce a sottrarsi all’accerchiamento e a chiedere aiuto al 113. Immediato l’intervento delle Volanti, che rintracciano il gruppo e denunciano gli otto giovani per tentata rapina in concorso. Il Questore della provincia di Padova, Marco Odorisio, dispone otto Dacur (Divieto di accesso alle aree urbane) dalla zona del centro commerciale per la durata di tre anni e un avviso orale nei confronti di due 17enni del gruppo, già protagonisti di episodi di rapina e violenza, nell’ambito dell’azione di contrasto ai fenomeni di criminalità giovanile riconducibile ai cosiddetti “maranza”.

Proseguono le attività della Questura di Padova finalizzate al contrasto dei fenomeni di criminalità giovanile e delle condotte violente poste in essere da gruppi di ragazzi che, soprattutto nelle ore serali e notturne, tendono ad occupare parchi pubblici, aree verdi e luoghi di aggregazione, assumendo comportamenti intimidatori e prevaricatori nei confronti di coetanei, spesso scelti quali vittime occasionali perché soli o ritenuti maggiormente vulnerabili.

Infatti, nell’ambito dei servizi di prevenzione, vigilanza e controllo del territorio svolti dalle pattuglie della Questura di Padova, nella tarda serata di giovedì 30 luglio, le Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico sono intervenute in via Romana Aponense su segnalazione di un ragazzo 17enne che nel parco antistante il centro commerciale della zona era stato appena accerchiato da un gruppo di giovani con fare minaccioso.

In particolare, poco dopo le ore 23.00, la Sala Operativa della Questura riceveva la richiesta di intervento dal 17enne il quale, con voce visibilmente concitata, riferiva di essere stato poco prima circondato da un gruppo composto da circa 10 giovani nel parco prospiciente il centro commerciale sito in via Romana Aponense. Il giovane spiegava agli operatori della Sala Operativa che, mentre si trovava nei pressi dell’area verde in sella alla propria bicicletta, era stato improvvisamente avvicinato dal gruppo. In un primo momento alcuni dei presenti avevano assunto un atteggiamento apparentemente scherzoso, arrivando perfino a sedersi sulla bicicletta del ragazzo, impedendogli di fatto di proseguire liberamente. Quello che poteva apparire come un semplice approccio tra giovani assumeva tuttavia, nel giro di pochi istanti, contorni ben diversi.

Uno dei componenti del gruppo, infatti, dopo aver osservato con insistenza la collana d’oro indossata dal 17enne, iniziava a rivolgergli domande sulla stessa riducendo progressivamente la distanza fisica nei suoi confronti, mentre gli altri ragazzi continuavano a circondarlo, rendendo sempre più difficoltoso qualsiasi tentativo di allontanamento.

La vittima comprendendo immediatamente di trovarsi in una situazione potenzialmente pericolosa e intimorito dalla netta superiorità numerica del gruppo, decideva di non alimentare ulteriormente il contatto e, approfittando di un momento favorevole, riusciva ad allontanarsi repentinamente correndo verso una zona maggiormente illuminata, contattando contestualmente il 113 per chiedere l’immediato intervento della Polizia di Stato.

L’episodio, che ha destato particolare allarme per le modalità con cui è stato posto in essere, conferma ancora una volta come le condotte riconducibili ai c.d. “maranza”, siano spesso caratterizzate da un’evidente sproporzione numerica tra aggressori e vittima e da atteggiamenti intimidatori idonei a generare paura e a limitare la libertà di movimento delle persone offese, inducendole, in molti casi, a consegnare spontaneamente denaro o beni personali pur di evitare conseguenze più gravi.

Nel giro di pochissimi minuti giungevano nell’area 3 Volanti che, sulla base delle indicazioni fornite dal richiedente, avviavano immediatamente una capillare attività di ricerca del gruppo segnalato, estendendo i controlli all’intera area verde e alle immediate vicinanze del centro commerciale.

L’evidente stato emotivo nel quale versava il 17enne, conseguenza diretta dell’accerchiamento e della intimidazione subita da parte di un gruppo numeroso di coetanei, rendeva inizialmente difficoltosa una precisa ricostruzione della dinamica dei fatti, consentendo soltanto di acquisire una descrizione sommaria dei soggetti coinvolti e delle rispettive caratteristiche fisiche e dell’abbigliamento indossato. Sulla base di tali indicazioni, gli equipaggi delle Volanti riuscivano dopo pochi minuti ad individuare nelle immediate vicinanze un gruppo di giovani perfettamente corrispondente, per numero di componenti e caratteristiche, a quello descritto dal richiedente. I ragazzi venivano pertanto fermati e sottoposti a controllo di polizia.

Gli operatori procedevano quindi all’identificazione di tutti i presenti, accertando come il gruppo fosse composto prevalentemente da minorenni, mentre venivano contestualmente effettuati i necessari accertamenti presso le banche dati delle Forze di Polizia al fine di verificare eventuali precedenti di polizia e giudiziari.

I poliziotti accertavano e contestualizzavano come il 17enne, dopo essere stato accerchiato dal gruppo, uno dei componenti aveva improvvisamente allungato una mano verso il suo collo tentando di strappargli la collana d’oro che indossava. L’azione si era concretizzata in un improvviso tentativo di impossessarsi del monile approfittando della situazione di evidente inferiorità nella quale la vittima si trovava, circondata da numerosi ragazzi e solo la reazione con il tempestivo allontanamento del giovane aveva impedito che il tentativo venisse portato a termine e che la situazione potesse ulteriormente degenerare.

Alla luce degli elementi riscontrati nell’immediatezza dei fatti dai poliziotti, tutti e 8 i componenti del gruppo, sei minorenni di età compresa tra i 15 ed i 17 anni e due neomaggiorenni,  venivano denunciati in stato di libertà alle rispettive Autorità Giudiziarie per il reato di tentata rapina in concorso, ritenendo che l’azione intimidatoria posta in essere nei confronti del 17enne fosse stata realizzata attraverso il contributo materiale e morale dell’intero gruppo, la cui presenza e superiorità numerica avevano determinato una concreta situazione di costrizione e soggezione psicologica nei confronti della vittima.

L’episodio ha evidenziato le modalità di azione del gruppo caratterizzato dall’accerchiamento della vittima con atteggiamento progressivamente sempre più invasivo assunto nei suoi confronti, la riduzione volontaria degli spazi di movimento e il successivo tentativo di impossessarsi della collana,  modalità  che, negli ultimi tempi, ricorrono con sempre maggiore frequenza negli episodi riconducibili ai fenomeni di criminalità giovanile, nelle quali la forza intimidatrice non deriva necessariamente dall’utilizzo di violenza fisica, bensì dalla schiacciante superiorità numerica del gruppo e dalla conseguente situazione di soggezione psicologica nella quale viene fatta precipitare la vittima.

Proprio tale contesto intimidatorio aveva indotto il 17enne a non reagire e ad allontanarsi immediatamente dal luogo, privilegiando la propria incolumità e richiedendo senza esitazione l’intervento della Polizia di Stato.

Gli immediati accertamenti svolti dai poliziotti intervenuti hanno inoltre consentito di fare emergere elementi di particolare interesse. Dalle verifiche effettuate nelle banche dati delle Forze di Polizia è infatti emerso come due dei 17enni identificati fossero già gravati da numerosi precedenti di polizia per delitti contro la persona e contro il patrimonio, entrambi maturati nell’ambito di episodi caratterizzati da analoghe modalità operative e da condotte poste in essere in concorso con altri giovani.

Il primo dei due, 17enne cittadino italiano di origini rumene, risultava già destinatario di numerose segnalazioni all’Autorità Giudiziaria minorile per reati quali rapina, furto, ricettazione, danneggiamento, porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere, percosse e lesioni personali, delineando un profilo di elevata pericolosità sociale e una marcata propensione alla commissione di reati di natura predatoria.

Il secondo, anch’egli 17enne italiano, risultava invece già gravato da precedenti per rapina e resistenza a Pubblico Ufficiale, anche in questo caso maturati nell’ambito di episodi commessi in gruppo e con modalità particolarmente aggressive nei confronti delle vittime.

Il Questore della Provincia di Padova, valutata la gravità di quanto accaduto ha attivato per l’adozione di misure di prevenzione personali,  la Divisione Polizia Anticrimine della Questura, che ha ricostruito il percorso criminale dei due minori, evidenziando come gli stessi non rappresentassero soggetti occasionalmente coinvolti in un singolo episodio, bensì giovani già protagonisti, nel recente passato, di gravi fatti delittuosi consumati ai danni di vittime scelte prevalentemente tra coetanei.

L’istruttoria svolta dalla Divisione Anticrimine ha infatti consentito di evidenziare una significativa continuità tra l’episodio verificatosi e le pregresse condotte attribuite ai due 17enni, tutte accomunate dall’utilizzo della forza del gruppo quale strumento di intimidazione e sopraffazione. Si tratta di modalità operative che alimentano un diffuso senso di insicurezza tra i cittadini e, in particolare, tra i più giovani, incidendo negativamente sulla libera fruizione di parchi, aree verdi e luoghi di aggregazione, soprattutto nelle ore serali.

Nel corso dell’istruttoria svolta dalla Divisione Polizia Anticrimine è emerso, in particolare, come il 17enne italiano di origini rumene, risulti già autore di un percorso criminale particolarmente significativo nonostante la giovane età, essendo gravato da numerosi precedenti di polizia per rapina, furto, ricettazione, danneggiamento, porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere, percosse e lesioni personali. Tra gli episodi di maggiore gravità emersi nel corso degli accertamenti figura una violenta rapina commessa lo scorso anno ai danni di un rider impegnato in una consegna a domicilio nella zona della stazione ferroviaria di Padova. In quell’occasione il fattorino, dopo aver ricevuto un ordine tramite l’applicazione di consegna, aveva raggiunto il luogo indicato convinto di dover effettuare una normale consegna. Una volta arrivato sul posto veniva invece avvicinato da tre giovani che, con un pretesto, gli riferivano di non avere momentaneamente con sé il denaro necessario per il pagamento, pretendendo comunque la consegna immediata del cibo. Di fronte al rifiuto opposto dal lavoratore, che chiedeva legittimamente il pagamento prima di consegnare la merce, i tre ragazzi passavano rapidamente dalle parole alla violenza. Il rider veniva improvvisamente spinto a terra, rimanendo schiacciato dal ciclomotore utilizzato per le consegne. Mentre uno degli aggressori lo immobilizzava afferrandolo con forza al collo per impedirgli qualsiasi reazione, il 17enne di origini rumene partecipava attivamente all’azione violenta contribuendo a bloccare la vittima al suolo, mentre il terzo complice tentava di impossessarsi del contenuto dello zaino termico adibito alle consegne. Per tale episodio il giovane era stato tratto in arresto unitamente ai complici, a dimostrazione di una spiccata propensione alla commissione di reati caratterizzati dall’utilizzo della violenza e dall’azione coordinata di gruppo.

Anche il secondo 17enne, risultava già noto alla Polizia di Stato per analoghi episodi di natura predatoria. Gli accertamenti svolti hanno infatti evidenziato come, nel febbraio scorso, lo stesso fosse stato denunciato per una rapina aggravata commessa in concorso con altri tre minorenni ai danni di un ragazzo di appena tredici anni che veniva avvicinato da un gruppo composto da quattro ragazzi e tre ragazze mentre si trovava in un’area pubblica. Con il consueto pretesto di rivolgergli alcune domande, due dei giovani iniziavano dapprima a chiedergli se fosse in possesso di sostanza stupefacente e, ricevuta risposta negativa, passavano immediatamente ad assumere un atteggiamento aggressivo, spingendolo e mettendogli le mani nelle tasche alla ricerca di denaro o altri oggetti di valore. La vittima, terrorizzata dalla superiorità numerica del gruppo e nel tentativo di evitare ulteriori conseguenze, consegnava spontaneamente 10 euro agli aggressori, sperando così di poter interrompere l’azione violenta. Il 13enne, nonostante ciò, veniva fatto cadere violentemente a terra, immobilizzato mediante una presa al collo e successivamente privato con la forza delle scarpe che indossava. Durante la stessa aggressione il ragazzo perdeva anche il proprio telefono cellulare, immediatamente raccolto da uno degli aggressori. Un amico della vittima tentava di recuperarlo, desistendo soltanto quando uno dei componenti del gruppo gli mostrava un coltello, evidente gesto intimidatorio volto a scoraggiare qualsiasi tentativo di reazione. L’aggressione proseguiva con schiaffi al volto e insulti, mentre una delle ragazze presenti filmava l’intera scena con il telefono cellulare.

Entrambi gli episodi, unitamente ai numerosi ulteriori precedenti emersi nel corso dell’istruttoria, hanno evidenziato una costante modalità operativa caratterizzata dall’agire in gruppo, dalla scelta di vittime particolarmente vulnerabili e dall’utilizzo della forza intimidatrice derivante dalla superiorità numerica per sopraffare i coetanei e appropriarsi dei loro beni.

All’esito dell’istruttoria, il Questore della provincia di Padova Marco Odorisio, valutata la gravità dei fatti ed il profilo soggettivo dei componenti del gruppo caratterizzati da una inclinazione a porre in essere condotte antisociali a rilevanza anche penale, ha adottato nei confronti degli stessi  la misura di prevenzione del DACUR, con divieto di accesso e stazionamento nell’area del parco prospiciente il centro commerciale e nelle zone immediatamente limitrofe per la durata di 3 anni. Nei confronti del 17enne italiano, inoltre, considerata la gravità del percorso criminale già intrapreso e la reiterazione di condotte caratterizzate da violenza e sopraffazione, è stato altresì emesso un Avviso Orale, con il quale il Questore lo ha formalmente diffidato a mantenere una condotta conforme alla legge, avvertendolo che l’eventuale prosecuzione di comportamenti illeciti potrà determinare l’applicazione di ulteriori e più incisive misure di prevenzione previste dall’ordinamento.

Il Questore Marco Odorisio ha evidenziato come “L’adozione di tali provvedimenti si inserisce nella più ampia strategia della Questura di Padova finalizzata a contrastare ed infrenare il fenomeno della criminalità giovanile, attraverso un’azione integrata che affianca al costante controllo del territorio una mirata attività di prevenzione personale nei confronti di quei giovani e giovanissimi che, per precedenti e condotte, manifestano una concreta pericolosità sociale. L’obiettivo è quello di impedire che parchi pubblici, piazze, aree verdi e luoghi di ritrovo frequentati quotidianamente da famiglie e ragazzi possano trasformarsi in contesti nei quali gruppi di giovani ritengano di poter imporre, attraverso intimidazioni, aggressioni o comportamenti prevaricatori, un clima di paura e insicurezza”.

(Questura di Padova)