La scelta del successore del portoghese António Guterres alla guida delle Nazioni Unite entra in una fase decisiva questa settimana. Il Consiglio di Sicurezza avvierà tra due giorni le votazioni per valutare i candidati, in un procedimento che, secondo la piattaforma Geneva Solutions citando fonti interne, rimane in gran parte opaco nonostante le misure adottate per aumentare la trasparenza.
A quasi nove mesi dalla prima apparizione pubblica dei candidati, prende avvio il processo per individuare un nome da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Generale. I concorrenti sono sette, per lo più provenienti dalle Americhe in linea con il principio di rotazione regionale: quattro donne e tre uomini. Osservatori e agenzie, come Afp, segnalano l’assenza di un favorito netto a questo stadio, pur con alcuni nomi citati più frequentemente, tra cui Rafael Grossi.
Anche se un candidato raccoglie il sostegno di almeno nove membri del Consiglio di Sicurezza — il numero richiesto per essere designato — può comunque essere bloccato dal veto di uno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito).
Ecco i candidati
Michelle Bachelet: Socialista di 74 anni, attiva politicamente fin dagli anni della repressione di Pinochet, è stata la prima donna presidente del Cile (2006-2010 e 2014-2018) e ha svolto il ruolo di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Il suo mandato all’Onu ha attirato critiche, tra cui quelle della Cina per un rapporto sulle condizioni degli uiguri e degli Stati Uniti per posizioni sull’aborto. Dice di voler un segretario generale che sia “voce della moralità” e spera che il mondo sia pronto per una donna al vertice. La sua candidatura era sostenuta da Messico e Brasile; il Cile ha ritirato il proprio appoggio dopo l’insediamento del presidente José Antonio Kast.
Maria Fernanda Espinosa: Ex ministra degli Esteri e della Difesa dell’Ecuador, 61 anni, e già presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, difende l’Onu come unica piattaforma universale per affrontare sfide comuni, pur chiedendo riforme e proponendo strumenti come un meccanismo di allerta precoce per prevenire i conflitti. Non è sostenuta formalmente dal suo Paese: la candidatura è avanzata da Antigua e Barbuda.
Rafael Grossi: Diplomatico argentino di 65 anni, nominato dall’Argentina e direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dal 2019. In questo ruolo si è occupato di dossier sensibili come il programma nucleare iraniano e la situazione della centrale di Zaporizhzhia in Ucraina, questioni che coinvolgono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Non si è dimesso dall’incarico per la campagna, sostenendo che abbandonarlo sarebbe stato un’irresponsabilità. È visto come un sostenitore di riforme più decise dell’Onu e di un segretario generale attivo sul terreno.
Rebeca Grynspan: Ex vicepresidente del Costa Rica, 70 anni, sostenuta dal suo Paese, è stata segretaria generale di UNCTAD, incarico lasciato per candidarsi. Ha negoziato iniziative come l’accordo sul grano del Mar Nero del 2022 e richiama la sua storia familiare, con genitori che sopravvissero all’Olocausto, per criticare l’Onu come eccessivamente prudente e poco influente nei conflitti.
Carolyn Rodrigues-Birkett: Ex ministra degli Esteri della Guyana e attuale ambasciatrice presso le Nazioni Unite, 52 anni, è la più giovane tra i candidati. Promuove il ripristino della credibilità dell’Onu, sottolineando che l’organizzazione deve essere valutata anche per il suo lavoro su sviluppo e diritti umani, oltre che per pace e sicurezza.
Macky Sall: Ex presidente del Senegal, 64 anni, è uno dei due candidati non provenienti dall’America Latina. Ha posto l’accento sul collegamento tra pace e sviluppo. La sua candidatura era stata inizialmente proposta dal Burundi e ha ricevuto il sostegno del Senegal solo di recente. Autorità senegalesi lo avevano accusato di una dura repressione delle proteste tra il 2021 e il 2024 che provocò decine di morti.
Olara Otunnu: Candidato il 24 luglio dal governo ugandese, pur essendo esponente dell’opposizione. Ha ricoperto in passato il ruolo di sottosegretario generale dell’Onu e di rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati tra il 1997 e il 2005.
La votazione
Secondo Geneva Solutions, la procedura per la selezione è piuttosto elaborata: i quindici rappresentanti del Consiglio di Sicurezza, compresi i cinque membri permanenti con diritto di veto, ricevono penne dello stesso colore e schede bianche per rendere i voti non riconoscibili. In una riunione a porte chiuse, ciascun diplomatico indica accanto al nome di ogni candidato una delle tre opzioni: “incoraggiare”, “scoraggiare” o “nessuna opinione”.
Le votazioni esplorative vengono ripetute finché i membri permanenti non ritengono opportuno passare a schede colorate, mentre i membri non permanenti restano sulle bianche. Il processo prosegue fino a che non emerge un favorito, risultato che di solito deriva da accordi informali tra i membri permanenti. In risposta alle critiche di opacità, quest’anno l’Onu ha organizzato anche incontri pubblici informali con i candidati: nella tornata più recente sei candidati (escluso Otunnu, la cui candidatura è più recente) hanno presentato le loro posizioni nella sala dell’Assemblea Generale e risposto a domande. Nonostante questi passi verso maggiore visibilità, il potere di veto dei cinque membri permanenti resta determinante. António Guterres è segretario generale dal 2016 e, al termine del primo mandato, fu confermato per acclamazione senza una votazione formale.