Ue, accordo sul 21esimo pacchetto sanzioni alla Russia per l’Ucraina

I 27 Stati membri dell’UE hanno raggiunto stamani nel Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti, un accordo politico sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina. La Commissione aveva presentato la proposta lo scorso 9 giugno: l’intesa è arrivata dopo un mese e mezzo di negoziati, definiti da un alto funzionario Ue «impegnativi», nonostante l’Ungheria — nota per negoziare duramente sotto Viktor Orbán — abbia cambiato il governo.

Secondo l’alto funzionario, l’accordo «mantiene la pressione sulla Russia» e «dimostra il nostro chiaro impegno a sostegno dell’Ucraina». Tra le misure concordate c’è l’estensione per 12 mesi dell’attuale tetto al prezzo del petrolio: per l’Ural, il greggio di riferimento russo, il limite nell’UE resta fissato a 44,10 dollari al barile. Questa misura, spiega la fonte, «priverà la Russia di ingenti entrate petrolifere in un contesto di volatilità dei mercati energetici».

Il pacchetto comprende il maggior numero di sanzioni individuali rispetto a qualsiasi altro provvedimento degli ultimi quattro anni. Prevede ampie restrizioni e divieti di transazione che interessano il settore finanziario russo, nuove misure contro le criptovalute e ulteriori inserimenti nelle liste delle navi della cosiddetta flotta ombra russa e dei soggetti che la supportano.

Il pacchetto prevede inoltre interventi per «anticipare le misure necessarie per limitare (non a bloccare, ndr) i visti per gli ex combattenti russi» in Ucraina. Include nuove restrizioni commerciali volte a ridurre ulteriormente la capacità dell’industria militare russa. È stato trovato un compromesso anche sulla questione dei trasferimenti di gas naturale liquefatto verso Paesi terzi: la deroga limitata riguarda i trasferimenti (e gli acquisti) legati a contratti conclusi prima del 24 febbraio 2022, mentre si limita qualsiasi espansione di tali trasferimenti da parte degli operatori dell’UE. Il Consiglio riesaminerà la deroga su base annua.

La fonte non menziona alcun divieto all’importazione di pesce dalla Russia: secondo indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi dal Mattinale Europeo il provvedimento sarebbe saltato per l’opposizione del Portogallo, grande consumatore di bacalhau, e della Germania, sensibile alle pressioni dell’industria dei bastoncini di pesce. L’accordo sarà ora formalizzato tramite procedura scritta, che prenderà il via questo pomeriggio.