Iran, Giordania sempre più centrale per raid Usa: così è entrata nel mirino di Teheran

La Giordania è progressivamente diventata più vicina agli Stati Uniti e, di conseguenza, più esposta alle attenzioni dell’Iran. Il ruolo sempre più centrale del regno nelle operazioni statunitensi contro Teheran lo ha reso, secondo osservatori, un obiettivo “legittimo” per l’Iran. Dagli attacchi di venerdì che hanno provocato la morte di due militari americani e la scomparsa di un terzo, fino ai droni e ai missili lanciati più recentemente e intercettati dalle forze giordane, Amman si è ritrovata di nuovo nel mezzo di un conflitto che non aveva scelto. Il regno ha cercato contemporaneamente di difendersi, evitare di essere trascinato nel confronto, non compromettere i suoi alleati e non alimentare l’opposizione interna, osserva l’Arab Center for Research and Policy Studies di Washington. “Amman aveva sperato che la diplomazia prevalesse, soprattutto perché molti giordani vedono questo confronto come una guerra combattuta da e per Israele”, ha spiegato Curtis Ryan, docente di Scienze Politiche presso la Appalachian State University.

La cooperazione militare, di intelligence e antiterrorismo tra Stati Uniti e Giordania è di lunga data, e sul territorio giordano sono presenti basi aeree statunitensi rilevanti. Funzionari citati dal New York Times affermano che Washington ha progressivamente fatto maggiore affidamento sulla Giordania all’inizio e nelle fasi iniziali del conflitto con l’Iran, trasferendo truppe da paesi del Golfo come Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Qatar verso località ritenute più sicure in Giordania e in Israele. Il ruolo giordano è quindi cresciuto man mano che altri alleati regionali hanno limitato la possibilità per gli Stati Uniti di stazionare truppe o sorvolare i loro territori. Secondo un rapporto del Congresso, le forze armate statunitensi sono presenti da tempo in basi aeree giordane e il contingente americano in Giordania è di quasi quattro mila militari.

A differenza dei paesi del Golfo ricchi di risorse, la Giordania dipende in misura significativa dagli aiuti esteri statunitensi e non è nella posizione di potersi opporre apertamente alle decisioni di Washington. Omid Memarian, analista iraniano presso il think tank Dawn di Washington, ha dichiarato al New York Times che, dopo le ritorsioni iraniane, i Paesi del Golfo “sono ora ancora più restii a permettere agli Stati Uniti di utilizzare ampiamente le loro basi per attaccare l’Iran”. Aggiunge però che la Giordania, per via del suo accordo di sicurezza con gli Stati Uniti e del rapporto asimmetrico con Washington, difficilmente potrebbe rifiutare richieste americane.

Nella prima fase del conflitto l’Iran ha concentrato la rappresaglia soprattutto contro Israele e alcuni paesi del Golfo che avevano appoggiato gli Stati Uniti. Con il deteriorarsi del cessate il fuoco tra Washington e Teheran e l’evolversi della situazione, lo scenario operativo è cambiato e gli attacchi si sono estesi ad altri obiettivi nella regione.

La prima azione iraniana contro obiettivi in Giordania, la scorsa settimana, ha colpito una struttura residenziale nella base aerea King Faisal, ferendo cinque militari statunitensi. Un successivo raid ha danneggiato una base nella parte orientale del paese, compromettendo diversi elicotteri Black Hawk statunitensi. Due giorni dopo, secondo le autorità, missili hanno centrato la base aerea Muwaffaq Salti ad Azraq, un importante hub operativo dove sono rimasti feriti circa 20 soldati americani. La base è stata nuovamente colpita venerdì, episodio in cui due militari sono stati uccisi e quattro feriti. L’esercito giordano ha inoltre annunciato di aver intercettato e abbattuto almeno cinque droni e tre missili balistici in azioni recenti.

Secondo l’agenzia di stampa Petra, all’inizio di luglio il capo dell’esercito giordano, il generale Yousef Hunaiti, ha incontrato il sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti per gli Affari di Sicurezza Internazionale, Daniel Zimmerman, per discutere l’ampliamento della cooperazione e del partenariato militare tra i due Paesi. Il New York Times osserva che gli aiuti statunitensi economici e militari alla Giordania, iniziati negli anni ’50, sono triplicati negli ultimi 15 anni: nel 2025, secondo un rapporto del Congresso, gli Stati Uniti hanno fornito alla Giordania 1,45 miliardi di dollari in assistenza economica e militare.

Un militare statunitense, parlando al Washington Post sotto anonimato, ha descritto le condizioni di alcune strutture nella base aerea di Muwaffaq Salti dove sono stati uccisi due soldati: molti edifici sono container, strutture metalliche o tende e non offrono protezione efficace contro razzi, mortai o droni. Ha aggiunto che anche costruzioni più solide, con muri rinforzati, difficilmente resisterebbero a un impatto diretto di un missile balistico e ha sintetizzato la percezione sul campo dicendo che le forze statunitensi stanno subendo pesanti perdite su più fronti.

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