Russia, inaugura domani a Venezia Padiglione (Dis)Senso: contro presenza Mosca a Biennale e uso della cultura come strumento di art washing

Domani alle 18 a Venezia sarà inaugurato il Padiglione del (Dis)Senso, una mostra indipendente e piattaforma dedicata al dissenso artistico presentata in occasione della 61a Biennale. Ideato dall’artista Katia Margolis e organizzato da Memorial Italia e Arts Against Aggression, il progetto nasce da iniziative di protesta contro la partecipazione ufficiale della Federazione Russa alla Biennale e contro l’uso della cultura come strumento di “art washing” nel contesto della guerra e della repressione politica.

A quasi cinquant’anni dalla Biennale del Dissenso del 1977 promossa da Carlo Ripa di Meana, il Padiglione del (Dis)Senso raccoglie quella eredità civile e culturale. Ispirato anche alle riflessioni di Viktor Frankl sul senso e la resilienza, il progetto indaga come significato e responsabilità condivisa possano emergere attraverso il dialogo e la differenza, anche in situazioni di violenza, censura, esilio e incertezza.

Allestito nell’ex Chiesa di San Leonardo, il padiglione — che resterà aperto fino al 7 agosto — riunisce artisti, curatori, attivisti e operatori culturali impegnati su temi come prigionia politica, colonialismo, guerra, sfollamento, identità e diritti umani. Con mostre, installazioni, materiali d’archivio, performance e incontri pubblici, trasforma lo spazio in un luogo condiviso dove convive una pluralità di voci senza ridurle a un’unica narrazione.

La mostra include “Resistance Imprisoned”, curata da Nadya Tolokonnikova (fondatrice delle Pussy Riot), dedicata a opere di prigionieri politici e ad artisti attualmente detenuti dalla Russia; l’Ingrian Pavilion di Pavel Rotts, presentato per la prima volta nei giorni inaugurali della Biennale e parte del progetto DecolonizArt, a cura di Lisa Vasilieva, che riflette su memoria, displacement e identità culturale delle nazioni colonizzate nella Federazione Russa; “A Little Untitled Queer Art Project”, curato da Nicola Bertoglio, incentrato su artisti LGBTQ+ e dissidenti in esilio; “Death in Venice” di Krišs Salmanis, curato da Solvita Krese, sulla protesta artistica e le forme di resistenza alle politiche culturali imperiali; e “Invisible Pavilion”, una campagna urbana concepita da Katia Margolis e curata dal Network Associazioni per Ucraina (Nau) per commemorare gli artisti ucraini uccisi dalla guerra. Sono inoltre esposti progetti di Danila Tkachenko, Nadiia Skidan, Irina Revina Hofmann, Filipp Pischik (Bluemoloko) e Katia Margolis.

Attraverso memoria, dissenso, cura e resilienza, il Padiglione del (Dis)Senso vuole offrire uno spazio di riflessione, dibattito, incontro e immaginazione collettiva. Gli organizzatori lo considerano l’avvio di una piattaforma stabile nelle future Biennali di Venezia, dedicata ad artisti, scrittori, attivisti e minoranze culturali provenienti da Paesi dove la libertà di espressione è minacciata.

All’inaugurazione interverranno online la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Nadya Tolokonnikova con un messaggio video, la curatrice Katia Margolis, Joshua Evangelista della Fondazione Gariwo — partner culturale del padiglione — e Marina Sorina del Network Associazioni per Ucraina. Sarà proiettato un filmato di Danyla Denysevich, giovane regista ucraino ucciso al fronte all’età di 21 anni, con un’introduzione del fratello maggiore Ivan, attualmente studente all’Università di Padova.