Il Cremlino ha dichiarato che il conflitto in Ucraina non è più soltanto un’«operazione militare speciale», ma «una guerra vera e propria», parola usata da Dmitry Peskov. Nelle stesse ore circolano su canali Telegram vicini al movimento Z indiscrezioni su una possibile mobilitazione, segnale di un crescente fabbisogno di truppe dopo mesi in cui le perdite al fronte sembrano superare le nuove reclute. Finora il reclutamento è stato sostenuto da campagne del ministero della Difesa che hanno coinvolto detenuti e stranieri, promettendo inizialmente impieghi civili e poi mettendoli nella condizione di combattere, oltre a offerte rivolte agli studenti, per esempio come operatori di droni. Tra il 2023 e il 2024 gli incentivi economici hanno convinto molte persone, specialmente nelle regioni più povere, ad arruolarsi, anche se ora quelle offerte risultano meno efficaci.
Dal bilancio russo risulta che nei primi tre mesi del 2026 soltanto 71.200 persone hanno ricevuto il bonus al reclutamento, il 20% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, come ha riportato il sito indipendente Vazhne Istorii. Nel 2025 le firme volontarie sono state 363.900, il 10% in meno rispetto al 2024. Dopo provvedimenti legislativi introdotti lo scorso autunno, sono stati richiamati anche riservisti attivi, ma il ritmo delle nuove leve appare insufficiente per sostenere lo sforzo militare, aggravato dagli attacchi ucraini con droni a media e lunga gittata. Nei primi sei mesi dell’anno, la media mensile di reclutamento è stata di circa 27.000 persone, mentre le perdite stimate oscillano tra 30.000 e 34.000 al mese.
Su alcuni canali pro-Kremlin circolano stime che ipotizzano una mobilitazione massiccia in autunno: un post recente ha citato la cifra di «1,2 milioni» richiesta a ottobre, senza indicare fonti verificabili. Un blog chiamato «Prizrak Novorossiya» ha sostenuto che la mobilitazione non è una questione di «se» ma di «quando», giustificandola con una «dinamica sfavorevole delle operazioni militari» e con il fatto che gli incentivi economici non bastano a coprire il divario tra perdite e rinforzi necessari.
Secondo lo stesso blog, l’Ucraina sta colmando lo svantaggio numerico con attacchi asimmetrici a lungo raggio e con droni dotati di tecnologie che la Russia sta appena iniziando a raggiungere. Questi attacchi colpiscono logistica e infrastrutture critiche non solo nelle aree di confine ma anche in profondità nel territorio russo, rendendo urgente un rafforzamento significativo delle risorse umane per sviluppare un sistema di difesa aerea rinnovato.
Un altro canale, Dnevnik Razvedki (Diario dell’Intelligence), ha riferito che il Cremlino avrebbe contattato leader di Paesi confinanti — come Kazakistan e Azerbaigian — per cercare di impedire un esodo massiccio di giovani, come avvenuto durante la mobilitazione parziale del settembre 2022. Secondo il blog, i confini resteranno formalmente aperti, ma lasciare la Russia sarà di fatto complicato a causa di «problemi tecnici», controlli più rigorosi e altre misure non ufficiali adottate dagli Stati vicini. Fonti anonime citate dal sito prevedono possibili difficoltà logistiche già da settembre o ottobre.
Mosca ha inoltre emanato un decreto che, a partire dal 1° luglio, ha chiuso temporaneamente alcuni valichi ferroviari con Finlandia, Estonia e Lettonia, bloccando «movimenti di persone, mezzi, merci e cargo». Di quei valichi, negli ultimi anni erano effettivamente operativi solo Pechory (con l’Estonia) e Pytalovo (con la Lettonia), mentre la Finlandia aveva già chiuso la frontiera sul proprio lato. Non è chiaro se la misura abbia lo scopo principale di impedire la fuga di giovani potenzialmente soggetti a mobilitazione o se miri soprattutto a limitare il resto delle esportazioni di carburante, dato che ora transitano soprattutto treni merci e non passeggeri.
Analisti come Ruslan Leviev del Conflict Intelligence Team esprimono invece dubbi sulla possibilità che Putin annunci una mobilitazione di massa: formare, equipaggiare e addestrare nuove unità sarebbe costoso e richiederebbe tempo, senza effetti immediati al fronte. Leviev sottolinea che il conflitto è cambiato e che, per il secondo mese consecutivo, l’Ucraina ha compiuto più attacchi a lungo raggio rispetto alla Russia. Anche se non è chiaro chi abbia l’iniziativa sul campo, il fattore tempo sembra giocare a favore di Kiev, mentre la Russia affronta crescenti problemi economici, politici e militari.
Le parole di Peskov, che in passato aveva talvolta definito «guerra» le operazioni in Ucraina, possono essere lette anche come un’escalation retorica rivolta all’Occidente: secondo il portavoce del Cremlino, la transizione da «operazione speciale» a «guerra» sarebbe collegata al sostegno fornito da Paesi occidentali a Kiev. In un’intervista con il giornalista filo-Cremlino Pavel Zarubin, Peskov ha elencato Berlino, Parigi, L’Aja, Oslo e Washington come dietro le quinte del conflitto e ha affermato che le forze russe continuano ad avanzare, citando la presunta caduta di Kostyantinyvka, segnalazione contestata da Kiev.
A complicare la disponibilità di personale per il fronte, si aggiunge l’esigenza di proteggere le retrovie da attacchi con droni che colpiscono infrastrutture critiche. Gazprom ha firmato un contratto con il ministero della Difesa per creare gruppi mobili di fuoco destinati a difendere impianti del gas, secondo il sito Echo. I soldati impiegati in questi gruppi riceveranno un pagamento di Gazprom pari a 200.000 rubli al mese (circa 2.598 dollari) durante un periodo di addestramento di due mesi, oltre ad altri benefici del ministero della Difesa; durante l’addestramento potranno rimanere formalmente civili. Dopo la formazione verranno dispiegati nella regione indicata nel contratto per proteggere infrastrutture e presteranno servizio nella riserva attiva per tre anni. Anche formazioni paramilitari come la Brigata di volontari per la ricognizione e l’assalto di Nevsky hanno iniziato a reclutare per questi gruppi, e per la Crimea sono stati coinvolti elementi della 810a Brigata di fanteria della Flotta del Mar Nero.
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