Iran, Trump insiste: “Ha chiesto incontro domani a Doha”. Teheran smentisce

Dopo una nuova escalation, Stati Uniti e Iran hanno concordato nuovamente di sospendere le ostilità. «Abbiamo deciso di fermare tutte le attività cinetiche», ha detto un alto funzionario Usa. Un altro esponente governativo ha precisato che, in attesa del proseguimento dei colloqui tecnici, le navi potranno muoversi liberamente.

Giallo sul vertice a Doha su Hormuz

Permangono però incertezze sul vertice previsto a Doha, indicato per mercoledì 30 giugno o nei giorni immediatamente successivi. Il numero due della diplomazia iraniana, Kazem Gharibabadi, ha detto ai media che «nessuna riunione è prevista in settimana in Qatar» e che «non sono previsti per questa settimana incontri tecnici dei gruppi di lavoro», pur confermando che le consultazioni con il Qatar proseguono.

Il presidente Usa Donald Trump, tuttavia, ha affermato su Truth Social che «l’Iran ha richiesto un incontro. Si terrà domani a Doha». La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha confermato che gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner voleranno a Doha per colloqui sul memorandum d’intesa con l’Iran e ha aggiunto che, a margine degli incontri di alto livello, sono previsti anche colloqui tecnici.

Una fonte diplomatica citata dalla Cnn ha confermato che i team tecnici incaricati dell’attuazione dell’intesa si incontreranno a Doha «nei prossimi giorni» e che sono stati attivati canali di comunicazione per contenere eventuali tensioni. Secondo il giornalista di Axios Barak Ravid, gli inviati della Casa Bianca arriveranno in Qatar già oggi e l’incontro con i funzionari iraniani sarebbe previsto per domani.

Anche la tv satellitare al-Jazeera aveva riferito ieri che le squadre tecniche che lavorano all’attuazione del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran avrebbero in programma un incontro a Doha nei prossimi giorni.

Il cessate il fuoco, operativo da 11 giorni, resta in una situazione di estrema precarietà. Trump, dopo aver confermato attacchi Usa contro depositi di missili, droni e altri obiettivi in Iran, ha minacciato di portare a termine con la forza il lavoro iniziato, accusando Teheran di aver violato l’accordo di cessate il fuoco. Ha avvertito che potrebbe arrivare un momento in cui gli Stati Uniti «potrebbero non essere più in grado di essere razionali» e potrebbero concludere militarmente l’operazione, mettendo in guardia che in tal caso la Repubblica islamica dell’Iran «smetterebbe di esistere».

Parallelamente, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha rivendicato il diritto esclusivo di Teheran alla gestione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, motivando tale rivendicazione con il contenuto dell’accordo di pace preliminare.

L’Iran, che ha lanciato missili e droni contro Kuwait e Bahrein in risposta ai massicci raid americani, aveva inoltre dichiarato che per i prossimi trenta giorni lo Stretto di Hormuz sarebbe rimasto sotto controllo e gestione totalmente iraniana, avvertendo che «qualsiasi azione unilaterale» rischierebbe solo di ritardare la riapertura dello stretto.

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