Bertin (Confcommercio Veneto e Padova): “Giudizio positivo soprattutto per gli incentivi all’ingresso e alla permanenza di giovani e donne e poi per il contrasto ai “contratti pirata” che fanno perdere ai lavoratori dagli 8 ai 12mila euro”
Il decreto lavoro (più noto come “Decreto 1° maggio”) è legge dello Stato.
Il testo, come noto, ruota principalmente attorno all’introduzione del salario “giusto“, ovvero un trattamento economico complessivo con retribuzioni non inferiori ai minimi tabellari stabiliti dai principali contratti collettivi nazionali. Al salario giusto vengono vincolati gli incentivi all’occupazione di giovani, donne svantaggiate e disoccupati nell’area Zes (Zona economica speciale) e per le stabilizzazioni, con la trasformazione dei contratti da tempo determinato a indeterminato.
“Il nostro giudizio sul provvedimento – ha detto il presidente di Confcommercio Veneto e Padova, Patrizio Bertin – è sicuramente positivo soprattutto laddove introduce interventi volti a incentivare l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro di giovani e donne”.
“In seconda battuta – continua Bertin – direi che sono apprezzabili le disposizioni relative al salario giusto che rispettano e riconoscono il ruolo insostituibile delle organizzazioni più rappresentative come Confcommercio che da sempre determinano i trattamenti economici con la contrattazione collettiva e valorizzano il ruolo delle parti sociali nel contrasto al dumping contrattuale rappresentato da quei “contratti pirata” che fanno perdere al lavoratore cifre che vanno dagli 8 ai 12mila euro l’anno e, quasi mai, riconoscono interventi di welfare”.
PADOVA 27 GIUGNO 2026
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