Trump says he’s patient awaiting Tehran’s response

Donald Trump ha detto che aspettera “alcuni giorni” in attesa di una risposta ritenuta adeguata dall’Iran, mentre si cerca di evitare una nuova escalation. Al momento la tregua mantiene sospese le ostilita, dopo l’annuncio di un attacco congelato su richiesta dei Paesi del Golfo.

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Il presidente alterna aperture al dialogo e avvertimenti: secondo Trump i colloqui “sono al limite” e, se non arriveranno risposte soddisfacenti, “le cose saranno rapide” perche gli Stati Uniti sono pronti ad agire. Ha sottolineato la necessita di risposte chiare e complete per evitare ulteriori perdite di tempo, energie e vite, definendo l’Iran una nazione in difficolta ma affermando di trattare con interlocutori che ritiene ragionevoli. Pur discutendo nelle ultime ore opzioni militari con il suo team di sicurezza, ha dichiarato di non essere precipitoso.

Nuovi colloqui in vista?

Fonti della tv satellitare al-Arabiya riferiscono che la via diplomatica resta aperta e che potrebbe esserci un nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il summit sarebbe previsto a Islamabad dopo il pellegrinaggio annuale Hajj, che termina a fine mese. Nei prossimi giorni il comandante dell’esercito pakistano, il generale Syed Asim Munir, potrebbe recarsi in Iran per annunciare il completamento di una bozza di intesa tra i due Paesi.

La posizione dell’Iran

Sui canali ufficiali la Repubblica islamica mantiene toni duri. Sulla piattaforma X la Guida suprema, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, nel secondo anniversario della morte dell’ex presidente Ebrahim Raisi, ha parlato di una “resistenza storica” della nazione iraniana contro forze che ha definito ostili.

Le autorita iraniane considerano probabile un possibile attacco statunitense e dicono di prepararsi a una “risposta energica” a eventuali nuove offensive. Il capo negoziatore Mohammed Bagher Ghalibaf, in un messaggio audio pubblicato sul suo sito, ha esortato a rafforzare i preparativi per una reazione efficace e ha affermato che l’Iran non cedera alle intimidazioni.

Anche i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che, in caso di nuova aggressione, il conflitto potrebbe estendersi oltre i confini regionali, sottolineando che la loro forza si manifesta sul campo e non attraverso dichiarazioni o messaggi sui social media.