Taco Trade returns in Iran as markets push Trump out of war

L’episodio piu noto risale a gennaio a Davos: allora, mentre Wall Street e i mercati globali reagivano negativamente alle minacce di Donald Trump sulla Groenlandia, il presidente aveva cambiato tono, escludendo l’uso della forza e rinunciando a nuovi dazi contro l’Europa. I media americani avevano ripreso l’etichetta di “Taco Trump”, per indicare la tendenza di Trump a minacciare misure dure e poi attenuarle quando i mercati vanno in difficolta: “Trump Always Chickens Out”.

Ieri Trump ha tentato una mossa analoga riferita a uno scenario di guerra: parlando alla Cbs durante l’orario di mercato e poi in una conferenza stampa dalla Florida, ha assicurato che il conflitto con l’Iran “finira molto, molto presto”, che le operazioni sono “quasi concluse” e che si tratta di “una piccola escursione”, con l’obiettivo evidente di contenere le perdite di Borsa e il prezzo del petrolio, arrivato vicino ai 120 dollari al barile.

Si tratta di un netto cambio di registro rispetto ai messaggi diffusi nei giorni precedenti dalla Casa Bianca e dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che aveva dichiarato che la guerra “e appena iniziata”. Nei giorni scorsi fonti vicine all’amministrazione avevano anche parlato della possibilita di inviare truppe in Iran.

Da quando Stati Uniti e Israele hanno colpito obiettivi iraniani, mercati, imprese e investitori si sono chiesti se, ancora una volta, le esigenze finanziarie influenzino i tempi e le scelte della politica estera americana. Intanto alcuni consiglieri del presidente, preoccupati dall’impatto politico ed economico, gli avrebbero chiesto di trovare una via per uscire rapidamente dal conflitto, anche per non compromettere i risultati elettorali dei repubblicani nelle Midterm.

L’intervento militare e infatti poco popolare tra la base Maga e contrasta con il principio “America First” – che punta a evitare impegni esterni – e con le promesse di Trump di concentrarsi su politiche interne invece di guerre come quelle in Iraq o Afghanistan. Sul tavolo ci sono anche timori per l’inflazione: il rincaro del petrolio rischia di far salire i prezzi alla pompa, che negli Stati Uniti hanno mostrato incrementi molto rapidi.

Anche per questo Trump ha interesse a marciare indietro: nella campagna per il 2024 ha promesso di abbassare il prezzo della benzina fino a circa 2 dollari al gallone, mentre attualmente il costo e sopra i 3,50 dollari.

Il piano “Taco” ipotizzato per l’Iran comprende altre misure che appaiono come una retromarcia. Sul piano economico si parla della possibilita di rimuovere alcune sanzioni sul petrolio russo per contenere il prezzo del greggio, una svolta rispetto alla linea mantenuta dall’inizio della guerra in Ucraina. Sul piano politico, Trump ha lasciato intendere che potrebbe preferire soluzioni piu simili a quelle adottate in Venezuela piuttosto che un cambio di regime ottenuto solo con bombardamenti, difficili da portare a compimento rapidamente.

Diversi analisti pero avvertono che potrebbe essere ormai troppo tardi: a differenza dei dazi, una guerra e piu difficile da controllare e fermare. Il primo grande “Taco” di Trump risale ad aprile 2025, quando, dopo l’annuncio di dazi estremi che causarono il crollo dei mercati e il malfunzionamento delle aste dei Treasury, il segretario al Tesoro Scott Bessent lo convinse a sospendere le misure e riaprire i negoziati.

Oggi la situazione e diversa: Israele per ora non sembra intenzionata a fermare le operazioni e anzi amplia l’azione in Libano, mentre l’Iran mostra segnali di non voler cedere e di cercare di estendere il conflitto in tutto il Medio Oriente, rendendo piu complessa qualsiasi rapida de-escalation.

Ieri il mercato ha reagito in modo evidente: con il petrolio in rialzo e le Borse in calo, alle 15:30 (ora americana) Trump ha detto alla giornalista della Cbs Weijia Jiang che la guerra poteva finire presto e che le operazioni erano “piuttosto complete”; in pochi minuti il prezzo del greggio e sceso e le azioni hanno recuperato nel finale di seduta. Molti investitori hanno letto l’episodio come un’ulteriore conferma del cosiddetto “Taco trade” – comprare quando dichiarazioni negative fanno scendere i mercati e vendere quando il presidente fa marcia indietro – ma resta da vedere se questa dinamica possa funzionare in modo affidabile di fronte a un conflitto armato. (di Angelo Paura)

Leggi anche