Quando Farian Sabahi arriva all’istituto Guarini della John Cabot University, la notizia del giorno riguarda esercitazioni iraniane nello Stretto di Hormuz, nel contesto di un nuovo ciclo di tensioni tra Teheran, Washington e Israele. Nella lezione, introdotta dal professor Federigo Argentieri e coordinata da Martina Atanasova dell’International Relations Society dell’ateneo, Sabahi non dipinge l’Iran come un enigma, ma come un sistema coerente dove storia, ideologia, economia e struttura del potere militare sono interconnessi. Diplomazia e deterrenza, sostiene, sono strumenti integrati della stessa strategia.
I colloqui indiretti a Ginevra hanno riportato al centro il dossier nucleare e le sanzioni, mentre sul mare l’Iran dimostra la sua capacita di pressione con esercitazioni e chiusure temporanee di tratti dello Stretto per motivi di sicurezza. Sabahi, professoressa associata di Storia contemporanea all’Universita dell’Insubria e autrice di numerosi saggi sull’Iran, descrive una strategia iraniana che opera su tre binari contemporanei: guerra, diplomazia e trasformazione interna. Oggi, pero, la via del cambiamento interno e affievolita: negli ultimi mesi sono aumentati arresti e repressione e si e indebolita la componente riformista.
La diplomazia conta ancora?
Il formato dei colloqui resta indiretto, mediato dall’Oman. L’agenda comprende punti noti: limiti al programma nucleare, ispezioni, gestione delle scorte di uranio e alleggerimento delle sanzioni. La posizione iraniana chiede uno scambio chiaro: maggiore accesso agli ispettori internazionali in cambio di benefici economici concreti. Tra le rivendicazioni di Teheran figura anche la restituzione di asset congelati a seguito della crisi degli ostaggi del 1979-81.
La credibilita degli accordi e considerata cruciale. Secondo Sabahi, la decisione unilaterale dell’amministrazione Trump nel 2018 di ritirarsi dal Jcpoa e reintrodurre sanzioni, incluse quelle secondarie, ha segnato una frattura politica: quelle misure hanno reso difficile anche per gli europei rispettare gli impegni previsti dall’accordo nucleare.
Sanzioni ed economia: effetti sistemici
Sabahi osserva che le sanzioni agiscono non solo come strumento geopolitico, ma come variabile interna determinante. Inflazione elevata, svalutazione del rial e perdita di potere d’acquisto influiscono sulla stabilita sociale. “Se si vuole aiutare gli iraniani dentro l’Iran, l’unico modo e togliere le sanzioni economiche”, dice, sottolineando che la compressione economica genera mercati paralleli, incertezza sui prezzi e comportamenti difensivi di commercianti e consumatori.
Porta esempi pratici: negozi che chiudono o trattengono merci aspettando prezzi piu alti, fenomeni che riguardano non solo i consumatori ma tutta la catena distributiva. Questo meccanismo puo paradossalmente ridurre la capacita della societa di sostenere mobilitazioni prolungate.
Hormuz: non serve chiudere lo Stretto per farne un’arma
Lo Stretto di Hormuz e la leva strategica principale perche la sua sola minaccia influisce su mercati, assicurazioni e logistica globale. Attraverso Hormuz passa circa un quinto del consumo mondiale di petrolio e una quota simile del commercio globale di GNL, rendendolo un punto di forte vulnerabilita internazionale senza che sia necessario chiuderlo effettivamente ogni volta.
La mappa della paura: perche i vicini del Golfo hanno piu da perdere
Un aspetto centrale emerso dalla lezione riguarda la preoccupazione di Doha e Abu Dhabi. Per i Paesi del Golfo la paura non e solo di attacchi a basi o asset militari, ma soprattutto di danni alle infrastrutture critiche, in particolare agli impianti elettrici: senza elettricita saltano gli impianti di desalinizzazione e vengono compromessi ascensori e condizionatori, elementi essenziali per la vita urbana.
Percio la deterrenza iraniana puo mirare anche a infrastrutture civili vitali – elettricita e acqua – per influire sulla stabilita sociale, senza ricorrere necessariamente a missili balistici sofisticati. Qatar, Emirati e Oman hanno quindi interesse a evitare un’escalation che potrebbe travolgerli, anche perche la presenza di truppe americane sul loro territorio li renderebbe bersagli plausibili; per questo favoriscono canali di mediazione indiretti e discreti.
Pasdaran e doppio stato: la struttura che regge la repubblica islamica
La lezione analizza anche l’architettura della forza in Iran: esiste un doppio apparato, l’esercito regolare e i pasdaran (IRGC), nati per difendere il sistema, controllare l’ordine interno e proiettare influenza esterna. Questa dualita funziona da freno ai colpi di stato e costituisce la base del potere contemporaneo: i pasdaran sono rilevanti non solo militarmente ma anche economicamente e politicamente.
In un’economia soggetta a sanzioni, il controllo dei confini favorisce contrabbando e rendite; i mercati paralleli si espandono e alimentano capitale politico per chi gestisce quei canali. Per questo una transizione semplice e poco realistica: non si tratta solo di sostituire una leadership, ma di affrontare un ecosistema di potere con interessi materiali solidi.
Donne, diritti e pragmatismo del regime: il velo “non imposto” per sopravvivere
Sabahi affronta poi il tema delle donne in Iran: nonostante limitazioni giuridiche, la societa continua a produrre capitale umano. Oggi le donne costituiscono circa due terzi degli immatricolati e dei laureati, con una prevalenza di indirizzi scientifici e tecnici rispetto alle discipline umanistiche.
Cita figure simboliche come Shirin Ebadi (Nobel per la Pace 2003, oggi in esilio), Narges Mohammadi (Nobel per la Pace 2023, detenuta) e Maryam Mirzakhani (medaglia Fields). Ma ricorda anche le disuguaglianze giuridiche: testimonianza, “blood price”, eredita e liberta di movimento sono sancite in modo differente per donne e uomini.
Dopo il movimento “donna vita liberta”, il regime ha adottato un approccio difensivo e pragmatico: nel 2025 il Consiglio per l’Interesse Nazionale – istituito dall’Ayatollah Khomeini per dirimere dispute tra centri di potere – ha deciso un allentamento controllato nell’applicazione delle norme sul velo. Il quadro normativo resta, ma l’enforcement e modulato in vista della salvaguardia dell’interesse nazionale e della stabilita del regime: “il codice e quello, ma l’ordine alla polizia e di non metterlo in pratica”. Resta tuttavia incerto se un approccio analogo potra essere applicato nelle trattative con gli Stati Uniti. (di Giorgio Rutelli)