Secondo il quotidiano polacco Dziennik Gazeta Prawna, Russia e Bielorussia stanno sfruttando la crisi crescente attorno alla Corte costituzionale polacca per diffondere narrative anti-occidentali e aggravare le divisioni interne: una reazione che il giornale definisce come una forma di Schadenfreude, ossia soddisfazione per le difficoltà altrui.
La crescente campagna di propaganda è emersa dopo un fine settimana teso a Varsavia, dove la polizia anti-sommossa è stata schierata davanti alla sede del Tribunale costituzionale.
La tensione è aumentata venerdì sera, quando un gruppo di giudici vicini alla coalizione filo-europea guidata dal primo ministro Donald Tusk ha tentato di sospendere Bogdan Święczkowski, presidente conservatore del Tribunale e vicino al partito di opposizione Diritto e Giustizia (PiS).
Il governo di Tusk ha presentato l’intervento come una misura dolorosa ma necessaria per ristabilire l’indipendenza della magistratura dopo anni di presunte interferenze politiche sotto il precedente esecutivo del PiS.
Poche ore dopo l’acuirsi della crisi, l’agenzia statale russa Ria Novosti ha pubblicato un editoriale intitolato “La Polonia rimanda la guerra con la Russia. All’ordine del giorno c’è la guerra civile”, contribuendo a inasprire il tono dei commenti internazionali.
L’opinionista Irina Alksnis ha sostenuto che la coalizione al governo stia cercando di avviare l’impeachment di Karol Nawrocki per controllare la Corte costituzionale.
Nawrocki — eletto con il sostegno del PiS — è spesso visto vicino alla corrente conservatrice coinvolta nella disputa con l’esecutivo di Tusk.
Alksnis ha inoltre affermato che la Commissione Europea potrebbe sfruttare le tensioni per aumentare la propria influenza su Varsavia, mentre Mosca, a suo avviso, trae vantaggio anche solo osservando il disordine politico.
I media statali russi hanno descritto gli eventi di venerdì come un “tentato colpo di Stato”, amplificando la retorica di crisi.
Anche figure politiche di rilievo in Russia hanno commentato la situazione: Kirill Dmitriev ha reagito a un post sui social dell’influencer filo-Trump Jack Posobiec, che aveva minacciato Tusk con misure repressive, denunciando uno stato di disagio in Europa tra migrazioni, contestazioni e instabilità.
L’ex presidente Dmitrij Medvedev ha accusato il governo di Tusk di perseguire i conservatori del PiS, menzionando la loro presunta opposizione ai cosiddetti “banderisti”, termine utilizzato frequentemente nella retorica russa per suscitare tensioni storiche e regionali.
Anche Minsk ha inserito la crisi polacca nella propria propaganda: l’organo statale Minskaya Pravda ha dipinto la Polonia come esempio di un’Europa divisa, e il sostenitore di Lukashenko Ryhor Azaronak ha paragonato l’attuale situazione politica al colpo di Stato del maggio 1926, accusando Varsavia di ipocrisia sul tema dello stato di diritto.
Il giornalista polacco-bielorusso Andrzej Poczobut ha sottolineato che la reazione dei media statali era prevedibile: secondo lui, Mosca e Minsk non sostengono necessariamente una delle fazioni interne, quanto piuttosto traggono vantaggio dal conflitto e dalla frammentazione della società polacca.
“Più è grande il caos politico in Polonia, maggiore è la loro soddisfazione”, ha scritto Poczobut, avvertendo che l’obiettivo delle potenze vicine è alimentare la divisione piuttosto che risolverla.