Serbia, Gozi (Renew): “Miracolo democratico degli studenti, Vucic come Orban”

Con la vittoria alle elezioni parlamentari in Serbia la lista studentesca ha ottenuto quello che Sandro Gozi definisce «un miracolo democratico». Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del Partito democratico europeo, osserva da tempo la crisi serba e ha più volte espresso sostegno al movimento studentesco, arrivando a chiedere un confronto pubblico con il presidente uscente Aleksandar Vučić dopo le sue critiche.

Nell’intervista all’Adnkronos Gozi commenta la scelta di Vučić di riconoscere la sconfitta, mette in relazione gli eventi con la caduta di Viktor Orbán in Ungheria e illustra le sue aspettative sul ruolo degli studenti nella gestione del governo, sulle riforme da avviare, sul percorso di adesione della Serbia all’Unione europea e sui futuri rapporti con la Russia.

Come commenta a caldo questa elezione?

Gozi la considera una vittoria significativa per la democrazia e per i giovani in Serbia. Secondo lui Vučić è stato protagonista di una deriva autoritaria, ma la mobilitazione degli studenti ha ricompattato una parte dell’elettorato precedentemente disilluso, presentando per la prima volta in anni un’alternativa credibile e generando un forte ritorno alle urne.

Come commenta il fatto che Vucic abbia concesso la sconfitta senza recalcitranza, senza provare a delegittimare i risultati come hanno fatto altri nel mondo?

Gozi segnala che sono state riportate irregolarità e episodi di violenza in alcuni seggi, ma ritiene che stavolta nemmeno i metodi di Vučić sarebbero bastati a rovesciare il risultato. Per questo, secondo lui, il presidente ha riconosciuto la sconfitta: non perché abbia cambiato approccio, ma perché non aveva margini pratici per opporsi.

Vede un parallelismo con le elezioni ungheresi dello scorso aprile?

Sì. Gozi ricorda come Vučić lo abbia più volte attaccato anche personalmente e come avesse promesso un dibattito televisivo poi non avvenuto. Per Gozi la vicenda serba segue una traiettoria simile a quella dell’amico di Vučić, Orbán, e la sconfitta di quest’ultimo ha fornito esempio e incoraggiamento a chi in Serbia ha voluto opporsi all’autoritarismo.

Ci sono molti parallelismi tra Orban e Vucic: questo deve dare fiducia in tutti quei Paesi in cui ci sono leader che hanno vinto democraticamente le elezioni, ma poi hanno tentato, o stanno tentando, di trasformare la democrazia. Orban lo ha fatto in modo evidente a tutti, come sappiamo, in Ungheria, e alla fine è stato sconfitto.

Il modello anti-Orban ha ispirato in parte anche i serbi. Tanti partiti hanno rinunciato a presentarsi, e il fatto che lo scontro fosse davvero a due, tra gli studenti e Vucic, è stato il segreto del successo. Anche la sconfitta di Orban, quindi, in modo indiretto, ha dato coraggio e ispirato quello che hanno fatto gli studenti serbi. Magari succederà anche in altri Paesi dei Balcani. Penso all’Albania, ad esempio.

Parliamo del movimento studentesco. Come osservatore della Serbia, che cosa si aspetta in termini di formazione del governo e percorso politico?

Gozi sottolinea che il movimento è composito: molti erano uniti soprattutto dall’obiettivo di rimuovere Vučić e di ristabilire i principi democratici. Auspica che gli studenti formino un governo tecnico composto da esperti presenti nella loro lista, che operi per 18–24 mesi per rimettere in sesto lo Stato di diritto, aumentare trasparenza, combattere la corruzione, garantire la libertà di stampa e dell’autorità giudiziaria e rivedere regole elettorali e altri aspetti del funzionamento democratico.

Ce la possono fare?

Gozi spera di sì. Ritiene che un successo in questa direzione sarebbe fondamentale per la Serbia, per i cittadini e per la qualità della democrazia, oltre che positivo per il percorso di adesione all’Unione europea, perché molte delle riforme richieste riguardano proprio lo stato di diritto e la lotta alla corruzione; l’UE potrebbe accompagnare e sostenere questo processo.

Crede che l’atteggiamento ambivalente degli studenti verso la Russia, o perlomeno la mancanza di una posizione, possa influire negativamente sul processo di adesione?

Gozi risponde che bisognerà vedere come si evolveranno le cose: Vučić potrebbe tentare di sfruttare i legami storici e affettivi con la Russia per creare divisioni contro la nuova maggioranza. Tuttavia, secondo lui è possibile mantenere rapporti culturali e storici con la Russia e il mondo slavo senza intraprendere una politica di doppio gioco nei confronti di Putin, come imputato a Vučić.

Credo anche che la Serbia, se vuole proseguire nel suo processo di adesione, dovrà allinearsi alla Politica estera e di sicurezza comune dell’Ue. Ci sono anche le sanzioni, ma non partirei da lì, perché è quello che spera Vucic, cioè una divisione immediata su questo. Credo che il momento arriverà, ma non penso che dovremmo chiedere che questo sia uno dei primi punti da affrontare.