‘A queen in the mirror’, una Elisabetta II ‘sottosopra’ nelle foto di Sonia Romani

La maschera della Regina Elisabetta II diventa, nel progetto fotografico di Sonia Romani curato da Artierranti per Archivio Aperto, un elemento simbolico in grado di sovvertire la routine sia di chi la indossa sia di chi osserva. Intitolata A queen in the mirror e inserita nel tema Upside down/Sottosopra, la mostra è allestita negli spazi del Mezzaria Community Hub di Bologna e sarà visitabile fino a lunedì prossimo. L’opera costruisce un ritratto di famiglia insolito in cui il travestimento apre uno spazio di libertà e ribaltamento delle norme quotidiane.

L’idea è nata casualmente quando un amico ha portato dalla Gran Bretagna la maschera della sovrana, e Romani ha iniziato a lavorare sul gioco del travestimento con sua nonna. L’esperimento, portato avanti per circa cinque anni a partire dagli 80 anni della donna, si è sviluppato tra set casalinghi e uscite in luoghi rurali, suscitando l’attenzione di chi incontrava le performance. Le curatrici hanno scelto di collocare molte delle immagini all’interno di installazioni che richiamano la casa delle bambole, concepita qui come spazio duplice: da un lato un ambiente normativo e limitante, dall’altro un luogo di evasione possibile attraverso la maschera.

Nelle fotografie la figura regale si inserisce in contesti rurali e quotidiani, lontani dall’immagine istituzionale di Buckingham Palace: ne nasce una doppia lettura che accosta l’icona della regalità al focolare domestico. Questo contrasto genera nello spettatore un senso di straniamento e al tempo stesso invita a partecipare a un gioco ironico e rinnovato di ruoli, dove la “nonna-regina” apre un dialogo nuovo attraverso il travestimento. Gli spazi domestici ritratti richiamano gesti ripetitivi e ritmi legati alla famiglia e alla natura, e la pratica del vestirsi come l’altro viene proposta come un momento di evasione da una gabbia identitaria fatta di doveri e ruoli imposti.

Nel contesto dell’esposizione la maschera, partita come souvenir di viaggio, assume valore simbolico: diventa indice di trasformazione e di possibilità alternative che non cancellano ma reinventano il contesto. La mostra richiama anche un riferimento storico: la stessa Elisabetta II ricevette da bambina, come dono per il sesto compleanno, una casa delle bambole in scala che richiamava il modello domestico e sociale della sua classe. Questo oggetto, sia per le famiglie borghesi sia per quelle operaie, veicolava aspettative di genere e di rango, fungendo rispettivamente da specchio del destino atteso o da incentivo compensativo verso un possibile riscatto futuro.