(Adnkronos) – Edi Rama dispone di una solida maggioranza in Parlamento, ma le proteste a Tirana hanno fatto emergere una crisi di fiducia che non può essere ignorata. Secondo Lutfi Dervishi, commentatore politico e docente all’Università di Tirana, «bisogna distinguere tra mantenere il potere e conservare la fiducia dei cittadini». Le manifestazioni, iniziate per contestare progetti turistici in aree protette, si sono estese fino a mettere in discussione il modo di governare il paese; tra i partecipanti ci sono anche studenti delle scuole superiori e universitari, segnale di un malcontento rivolto al futuro oltre che alle scelte dell’esecutivo.
La crisi supera gli equilibri parlamentari e pone la questione della risposta politica alle richieste dei manifestanti. Le elezioni anticipate sono una possibile opzione ma non una conseguenza automatica: occorre una decisione politica e istituzionale. Per ridurre la tensione servono un dialogo genuino, indagini indipendenti sulle denunce di abusi della polizia e risposte credibili alle rivendicazioni dei cittadini. Se le istituzioni appaiono sorde e il voto non è visto come strumento di responsabilità, la frustrazione può uscire dai normali canali democratici.
La gestione delle proteste incide anche sul percorso verso l’Unione europea, ma i due livelli non vanno confusi: l’integrazione è un obiettivo nazionale, non l’appannaggio di un singolo leader o partito. Bruxelles valuterà soprattutto il rispetto dello Stato di diritto, l’indipendenza della giustizia e la capacità delle istituzioni di tutelare i diritti fondamentali. Il diritto di riunirsi pacificamente rimane un principio europeo fondamentale.
Questo non implica tolleranza per la violenza: attacchi a agenti, danneggiamenti e aggressioni a edifici pubblici devono essere condannati e perseguiti. Allo stesso tempo, è necessario verificare in modo indipendente le denunce di uso eccessivo della forza, detenzioni arbitrarie e altri abusi da parte della polizia. Lo Stato ha il dovere di mantenere l’ordine pubblico, ma l’impiego della forza deve essere legale, necessario e proporzionato; la prova decisiva sarà la capacità delle istituzioni di agire con imparzialità e garantire la possibilità di manifestare senza intimidazioni.
Sul piano politico il premier ha ipotizzato un possibile coinvolgimento di Russia e Iran nei disordini. Dervishi invita però a valutare tali affermazioni sulla base di elementi concreti, evitando di confondere minacce reali con responsabilità non dimostrate. L’Albania ha motivi legittimi di preoccupazione per la sicurezza — attacchi informatici attribuiti all’Iran e diffusione di disinformazione legata alla Russia — ma questo non prova automaticamente che quei Paesi siano dietro le proteste.
Al momento non esistono prove pubbliche e verificabili che dimostrino che Russia o Iran abbiano organizzato, finanziato o diretto le manifestazioni. Se il governo dispone di informazioni affidabili, dovrebbe divulgarne la parte divulgabile e trasferire eventuali sospetti alle autorità competenti: le accuse di sicurezza nazionale sono troppo serie per essere trasformate in slogan politici.
Va inoltre distinta la responsabilità di chi ha provocato la crisi da quella di chi potrebbe cercare di sfruttarla. Attori esterni possono amplificare divisioni o diffondere disinformazione, ma ciò non annulla le ragioni interne della mobilitazione: corruzione, concentrazione del potere, opportunità economiche, istruzione, tutela dell’ambiente e responsabilità delle istituzioni. I cittadini albanesi hanno motivi propri per protestare e il governo non dovrebbe mescolare le due cose.
La risposta a possibili interferenze esterne passa dalla capacità dello Stato di affrontare il malcontento senza delegittimare chi manifesta pacificamente. Rafforzare le istituzioni, garantire il rispetto della legge e ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini sono condizioni necessarie per superare la crisi. La stabilità dell’Albania va misurata non dalla durata al potere di un governo, ma dall’efficacia delle istituzioni democratiche quando quel governo viene contestato.