Padova, 14 ottobre 2026. Tutta la comunità accademica si è riunita nell’aula magna della Facoltà a Padova e poi nella chiesa del Torresino per iniziare insieme l’anno 2026/2027. Nell’anniversario degli ottocento anni dalla morte di san Francesco, è stato invitato il vescovo di Assisi, mons. Felice Accrocca, a tenere una lectio a studenti e docenti e a presiedere la celebrazione eucaristica.
La mattinata è iniziata con il saluto del preside, don Maurizio Girolami, che ha consegnato tre parole: ordine – riferito alla priorità di Cristo, guida dei discepoli a cui ha detto “seguimi” – fraternità – che fa rima con felicità – e meraviglia – mantenere gli occhi stupiti del bambino di fronte al bene che, nonostante ciò che vediamo, Dio sa mettere al mondo ogni giorno.
Come ormai da tradizione, sono state presentate e accolte le matricole dai direttori dei diversi cicli studio (don Rolando Covi per il ciclo istituzionale; don Stefano Didonè e Marzia Ceschia per la licenza, rispettivamente per gli indirizzi di teologia pastorale e teologia spirituale; il preside per il dottorato) che hanno poi proclamato i nomi delle studentesse e degli studenti che hanno conseguito i gradi accademici nello scorso anno.


Un ringraziamento è andato anche a don Gastone Boscolo, che ha terminato l’incarico di direttore del ciclo istituzionale, assunto ora da don Rolando Covi, e a Paolo Vidali, docente di Filosofia della natura che ha terminato l’insegnamento.
La lectio di mons. Accrocca – Francesco, i frati e la riflessione sul mistero dell’Incarnazione. Riflessi teologici

«Centrale negli scritti di san Francesco è la riflessione sul mistero dell’incarnazione: l’umanità di Cristo è la via per giungere, nello Spirito santo, al Padre. È questa riflessione a conferire una straordinaria originalità alla sua esperienza cristiana – ha esordito –. Francesco giunse al Cristo attraverso il dolore degli uomini; l’incontro con i lebbrosi lo spinse a cambiare rotta, rovesciò i criteri di giudizio: ciò che prima contava perse importanza, ciò che non contava divenne centrale. La conoscenza di Cristo gli consentì poi – in un movimento circolare – di dare un senso alla sofferenza degli uomini». Ricco, Francesco scelse la povertà e visse di elemosina, orientato dall’esistenza povera di Cristo. «L’oggetto dell’incessante meditazione di Francesco fu la vita di Cristo nella sua totalità, da Betlemme al Calvario. Egli servì il Signore in povertà e umiltà e questo chiese anche ai suoi frati, insieme all’essere lieti fra i poveri».
Il pensiero di Francesco si riflette, nonostante la collaborazione di molte mani, nella Regola bollata da papa Onorio III nel 1223. Nella teologia francescana che da questo nucleo si sviluppò grazie ai primi maestri francescani, nel XIII secolo divenne centrale il tema della povertà, che agitò in una disputa le famiglie francescane. Accrocca ha sottolineato l’incidenza esercitata sulla formazione dell’autocoscienza istituzionale dei Minori dalla polemica che essi dovettero sostenere – per un primo tratto del percorso assieme ai Predicatori – contro i maestri secolari. «Quella polemica – ha evidenziato – contribuì al compiersi del passaggio da una povertà vissuta a una povertà pensata che divenne, per i Minori, motivo per affermare la loro superiorità in seno alle famiglie religiose. Seguendo le orme di Francesco, essi infatti realizzavano la povertà altissima, ossia la completa rinuncia, non solo personale ma comunitaria, vivendo in tal modo la pienezza della perfezione. Una pretesa che segnò un netto distacco dai Predicatori e innescò polemiche e questioni piene di sottigliezze, ancora in parte da approfondire e che ben si presterebbero a diventare temi – ha suggerito – per tesi di licenza e dottorato».
Paola Zampieri






