NEGOZI DI ABBIGLIAMENTO E CALZATURE A RISCHIO

Riccardo Capitanio (Federmoda Confcommercio Veneto e Padova): “Detassare ora il ricambio generazionale (anche tra proprietari e dipendenti) o sarà troppo tardi”

La prospettiva è drammatica ma, purtroppo, estremamente realistica: se non si inverte la rotta, fra dieci anni il rischio è quello di avere un decimo dei negozi di abbigliamento e calzature che sono presenti oggi.
“Potrebbe sembrare un’esagerazione ma purtroppo non lo è – sottolinea il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova, Riccardo Capitanio – visto che si tratta di una proiezione realistica, se guardiamo i numeri che abbiamo già sotto gli occhi”.
E i numeri non mentono. Partiamo da quelli che individuano nell’abbigliamento uno dei settori merceologici più rappresentati nei centri storici italiani, ed è anche tra i più colpiti dalla desertificazione commerciale, con un calo del 36,9% dei punti vendita tra il 2012 e il 2025.
“I dati di Confcommercio parlano chiaro – spiega Capitanio – il settore moda in Italia, con 170.828 punti vendita e 299.890 addetti, ha registrato negli ultimi quattro anni un saldo nati-mortalità negativo di 16.863 negozi e 13.164 addetti”.

Crisi dei consumi, concorrenza dell’online?
“Ovviamente, ma non solo. Anzi, c’è un problema strutturale di cui si parla troppo poco e che si chiama passaggio generazionale”.
La questione è nota. Quando il titolare di un negozio di abbigliamento o calzature va in pensione e non ha eredi disposti a continuare, quell’insegna chiude per sempre, anche se l’attività è sana.
“Questo significa – avverte il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova – che dobbiamo agevolare i passaggi generazionali non solo tra parenti, ma anche tra proprietari e dipendenti, per permettere a chi ha lavorato una vita in quel negozio di rilevarlo e portarlo avanti”.

Già, ma come?
“La detassazione ritengo sia l’unica via. Con un drastico calo dei consumi, nessun negozio di abbigliamento o calzature può reggere l’attuale pressione fiscale: servono sgravi forti, strutturali e non simbolici per chi tiene viva la città con le vetrine accese e il presidio quotidiano delle strade. Detassazione piena per chi rileva un’attività in un centro storico, per chi investe per restare, per chi sceglie di non abbassare definitivamente la serranda. Credo sia l’unico strumento in grado di sostenere davvero i negozi: senza, sarà difficile che qualcuno possa rimanere sul mercato”.

Per fortuna non si parte da zero. Confcommercio ha già lanciato il progetto Cities (Padova ne è una co-protagonista), che propone ai Comuni un’agenda strategica contro la desertificazione commerciale, con l’obiettivo di trasformare gli immobili sfitti in nuovi hub di servizi per rigenerare le città e sostenere la presenza delle imprese di qualità nei centri storici. È un impianto da sostenere con forza, ma serve un passo in più su passaggi
generazionali e fiscalità, altrimenti il rischio resta concreto.
“Senza una detassazione vera per i negozi che tengono viva la città – conclude Capitanio – fra dieci anni i nostri centri storici rischiano di essere deserti, con le vetrine spente e il degrado pronto a prendersi gli spazi lasciati vuoti. Il tempo per agire è adesso, non fra cinque anni, quando sarà troppo tardi. O scegliamo di sostenere chi tiene vive le vie dello shopping, o le lasciamo morire, vetrina dopo vetrina”.

PADOVA 12 OTTOBRE 2026

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(Ascom Padova)