DIPLOMARSI NEL TURISMO E POI DECIDERE DI NON OCCUPARSI IN QUEL SETTORE. BERTIN: “DOBBIAMO CAPIRE PERCHE’”

Patrizio Bertin (Confcommercio Padova): “Se le imprese faticano a trovare le professionalità necessarie, dobbiamo capire perchè”
La proposta: “Approfondire i percorsi che fanno i diplomati una volta che entrano nel mondo del lavoro”

Diplomarsi per fare un determinato lavoro e poi decidere di non farlo. Può sembrare strano, ma evidentemente non lo è visto che, nella nostra regione, solo il 36,59% degli occupati svolge una professione classificata come pienamente coerente con gli studi effettuati.  
Prendiamo ad esempio il turismo, settore che continua a creare occupazione, anche se per le imprese resta aperto il problema della disponibilità di personale qualificato. Un apparente paradosso che, secondo Confcommercio Padova, merita di essere analizzato partendo anche da ciò che accade ai ragazzi dopo il diploma.
“Da tempo le aziende ci segnalano una crescente difficoltà nel trovare collaboratori preparati – dichiara il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – però sarebbe riduttivo leggere tutto semplicemente come una carenza di personale. Dobbiamo capire che cosa succede ai giovani dopo la scuola e perché una parte di loro, pur avendo seguito percorsi professionali specifici, decide successivamente di fare altro”.

I numeri aiutano a comprendere meglio il fenomeno. Secondo Eduscopio della Fondazione Agnelli, nell’ultima rilevazione, il Pietro d’Abano presenta un indice di occupazione vicino al 70%: significa che circa sette diplomati su dieci, tra coloro che non proseguono all’università, lavorano per almeno sei mesi nei due anni successivi al diploma.
“Un risultato significativo – continua Bertin – ma evidentemente non basta sapere quanti ragazzi trovano lavoro: dobbiamo sapere soprattutto che lavoro fanno. Se abbiamo scuole che preparano giovani per cucina, sala, accoglienza e ospitalità e contemporaneamente abbiamo imprese che faticano a trovare queste professionalità, dove si interrompe il collegamento? E’ ciò che dobbiamo necessariamente capire”.
Di una cosa possiamo essere certi: la domanda di lavoro c’è. I dati più recenti di Veneto Lavoro, riferiti ai primi sette mesi del 2026, indicano nel turismo una crescita del 3%, mentre il terziario nel suo complesso registra 61.100 posizioni di lavoro in più nell’arco dell’anno.

“Quindi dobbiamo andare oltre il luogo comune secondo il quale i giovani non vogliono lavorare – sottolinea Bertin –. Se un ragazzo viene formato per un mestiere e poi decide di abbandonarlo, dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato. Retribuzioni, orari, organizzazione del lavoro, stabilità, possibilità di carriera e qualità della vita incidono sempre di più nelle scelte delle nuove generazioni. E anche le imprese devono avere il coraggio di interrogarsi“.
Da qui la proposta di Confcommercio Padova di approfondire, insieme alla scuola e agli enti competenti, i percorsi dei diplomati negli anni successivi all’uscita dall’istituto: quanti entrano nel turismo, quanti vi rimangono, quanti cambiano settore e, soprattutto nel caso del Pietro d’Abano, quanti continuano a lavorare nel sistema turistico di Abano e Montegrotto, che poi sarebbe l’approdo naturale.

“Sapere dove vanno i ragazzi dopo il diploma – conclude Bertin – significa avere uno strumento concreto per avvicinare meglio scuola e impresa. Se spendiamo energie per formarli e poi il settore non riesce a trattenerli, non possiamo limitarci a dire che manca personale: dobbiamo capire perché e agire di conseguenza”.
Di sicuro siamo in presenza di un dato: la domanda di personale stagionale nei settori alberghiero e della ristorazione è prevista in crescita del 12% nel 2026, mentre il tasso di abbandono degli operatori nel settore ha già raggiunto circa il 20% nel 2024. Secondo l’analisi di Unioncamere, la carenza di risorse qualificate rischia di frenare proprio la crescita e l’innovazione del settore, penalizzando in particolare le realtà piccole e medie, che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto alberghiero italiano. In questo scenario, formare bene e rapidamente ogni nuova persona che entra in squadra, che sia stagionale o permanente, smette di essere un dettaglio organizzativo e diventa una leva competitiva vera.

E’ un discorso di carattere generale, ma è evidente la necessità dell’approfondimento per il territorio termale. Ed è ciò che fa Elena Morello, presidente della sezione mandamentale di Abano Terme di Confcommercio Padova.
“Per il territorio termale e collinare questo ragionamento ha un valore ancora maggiore – afferma Morello –. Abbiamo un istituto alberghiero storico e un sistema dell’ospitalità che rappresenta il cuore della nostra economia. Sarebbe molto interessante arrivare a un dato semplice: su 100 giovani che si diplomano al Pietro d’Abano, quanti dopo due anni lavorano ancora nel turismo e quanti lo fanno nel territorio? Conoscere questo numero ci aiuterebbe a capire dove intervenire e soprattutto come rendere nuovamente attrattive queste professioni per i ragazzi”.

Abano Terme 26 settembre 2026

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(Ascom Padova)