02 settembre 2026 | 14.48
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Un cittadino svizzero di 43 anni, arrestato in relazione alla sparatoria avvenuta tra sabato e domenica al rave party di Aarau in cui ha perso la vita la 22enne italiana Maria Spinelli, ha sparato oltre quaranta colpi con un fucile d’assalto. Le autorità indicano che ha agito da solo e ha sparato in modo indiscriminato, ha riferito il responsabile delle indagini Matthias Schildknech.
Secondo gli investigatori, l’uomo si è recato in auto al parcheggio vicino all’ippodromo di Aarau e da lì si è diretto al rave, dove ha esploso più di 40 colpi contro la folla. Il fermato è un cittadino svizzero di 43 anni, non noto alle forze dell’ordine; ha prestato servizio nell’esercito fino al 2013 e risiede nel cantone del Giura. L’uomo si è costituito alla polizia cantonale del Giura e ha confessato il reato. Dall’auto dello arrestato sono state sequestrate tre armi da fuoco: una pistola e due fucili d’assalto AK-74.
Christoph Ruedi, procuratore capo della Procura di Lenzburg-Aarau, ha confermato che l’arresto è avvenuto nel cantone del Giura in seguito alla costituzione dell’indagato presso la polizia cantonale. Ruedi ha inoltre riferito che l’uomo ha dichiarato di avere problemi di salute mentale da tempo e che al momento non ci sono prove dell’esistenza di complici o cospiratori.
Il comandante della polizia di Argovia, Michael Leupold, ha affermato che l’attacco può essere classificato come un atto di violenza incontrollata e che, con un alto grado di certezza, i pericoli collegati alla strage sono stati scongiurati. Nella sparatoria sono rimaste ferite cinque persone, due delle quali sono tuttora ricoverate in ospedale. Le persone che si trovavano nell’auto presa di mira dall’aggressore sono riuscite a fuggire illese, ha aggiunto Schildknech.
Maria Spinelli è deceduta dopo essere stata colpita da un unico proiettile nella parte superiore del corpo, che ha interessato organi vitali, ha spiegato il responsabile delle indagini rispondendo a un giornalista.
La famiglia della giovane ha reagito immediatamente. L’avvocato Bruno Gallo, che parla per conto del padre di Maria, ha dichiarato che per la famiglia resta centrale il fatto che Maria è stata uccisa a 22 anni e che le circostanze del delitto non sono ancora state pienamente chiarite. Le informazioni finora emerse non consentono di ritenere conclusa la ricostruzione dei fatti: l’ipotesi di un gesto riconducibile a una presunta follia omicida non può chiudere tutti gli interrogativi né sostituire un accertamento approfondito. La famiglia chiede che le indagini proseguano con rigore, verificando ogni elemento utile a comprendere l’origine e le circostanze dell’aggressione, e invita alla prudenza nel trarre conclusioni fino a quando tutti gli aspetti della vicenda non saranno chiariti. «Maria, in quanto figlia dell’Italia», ha concluso l’avvocato, «non deve essere lasciata sola nel suo ultimo viaggio: l’Italia le deve essere vicina e accoglierla definitivamente a casa con gli onori e la dignità che le spettano».
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