Germania con 4 Paesi Ue e Italia: “Tassa extraprofitti a compagnie petrolifere”

La Germania e altri cinque Paesi dell’Ue, tra cui l’Italia, chiedono l’introduzione a livello comunitario di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, che hanno registrato un forte aumento dei guadagni in seguito alla guerra in Iran. L’iniziativa, promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, è contenuta in una lettera inviata al collega irlandese che presiede attualmente il Consiglio dell’Ue ed è firmata anche dai ministri di Austria, Polonia, Portogallo e Spagna.

La lettera

Nella missiva i ministri osservano che l’Europa sta affrontando uno dei maggiori shock dell’offerta degli ultimi decenni e che il malcontento per l’aumento del costo della vita sta crescendo. Sottolineano che le misure adottate finora non hanno ridotto o stabilizzato in modo permanente i prezzi per imprese e cittadini e chiedono un approccio comune che faccia contribuire chi trae profitto dalla crisi a ridurre l’onere per la collettività. Propongono pertanto di avviare una discussione su un quadro Ue per la tassazione degli extraprofitti.

I firmatari chiedono inoltre di tenere conto delle esperienze precedenti nella tassazione mirata dei profitti delle multinazionali del settore petrolifero e sollecitano la rapida pubblicazione dei risultati dell’indagine europea sui margini di profitto delle raffinerie, considerata fondamentale per evitare possibili abusi. Chiedono che il tema sia inserito all’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Ue, prevista per il 18 e 19 settembre a Dublino.

Cosa c’è dietro la misura

Secondo quanto riferito dal quotidiano Der Spiegel, la lettera è il risultato del lavoro di Klingbeil (Spd) per convincere i partner di coalizione conservatori (Cdu/Csu) ad accettare il prelievo a condizione che si basi su una normativa valida in tutta l’Ue. Un portavoce del cancelliere Friedrich Merz si è detto disposto al confronto in linea di principio, pur richiamando l’attenzione sui rischi di natura fiscale e costituzionale sollevati dalle imprese coinvolte.

All’inizio di aprile gli stessi Paesi, fatta eccezione per la Polonia, avevano già sollecitato la Commissione europea a predisporre uno strumento simile, richiamando il precedente del «contributo di solidarietà per la crisi energetica» introdotto nel 2022-2023 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In una lettera al commissario per il Clima Wopke Hoekstra chiedevano di preparare rapidamente uno strumento comunitario basato su solide basi giuridiche, senza però indicare quali società dovrebbero essere soggette o l’entità di un eventuale prelievo.

Tuttavia, poche settimane dopo la Commissione ha respinto formalmente l’introduzione di una nuova tassa europea obbligatoria sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e petrolifere. Nel pacchetto di misure presentato il 22 aprile Bruxelles ha preferito lasciare ai governi nazionali la possibilità di tassare i profitti straordinari e ha privilegiato interventi alternativi per sostenere consumatori e imprese, come la riduzione delle imposte sull’elettricità e il coordinamento per il riempimento degli stoccaggi di gas.

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