La possibilità che l’Iran allarghi il conflitto fino a coinvolgere parti dell’Europa in risposta a nuovi attacchi americani alle sue infrastrutture è considerata concreta, soprattutto per l’area sudorientale del continente.
Secondo il Financial Times, Teheran avrebbe preso in considerazione attacchi a installazioni militari statunitensi e di paesi alleati in Europa, citando obiettivi che vanno dalla base aerea di Bezmer in Bulgaria e da RAF Akrotiri a Cipro, fino alla base navale di Souda Bay a Creta, a siti in Turchia e al sistema antimissile Nato Aegis Ashore di Deveselu in Romania. Analisi del Council on Foreign Relations e dell’intelligence statunitense indicano che l’Iran detiene il più vasto arsenale balistico del Medio Oriente e che i suoi vettori a più lunga gittata sono accreditati di circa 2.000 chilometri — un limite politico autoimposto che, se rispettato, consente comunque di coprire l’intero Medio Oriente e il fianco sudorientale dell’Europa.
I missili
Tra i sistemi in grado di raggiungere obiettivi europei figurano gli Emad e i Ghadr-1, sviluppi dello Shahab-3 con gittate stimate tra 1.700 e 2.000 km, e il Sejjil-2, un balistico a due stadi a propellente solido pronto al lancio in tempi molto rapidi. Vi sono poi missili da crociera a bassa quota come il Soumar e il Paveh, progettati per ridurre la probabilità di intercetto e con autonomie dichiarate fino a 2.500 km. Il Khorramshahr-4 (noto anche come Kheibar) è attribuito a circa 2.000 km con una testata pesante da 1.500 kg, ma la sua gittata teorica potrebbe salire a 2.500–3.000 km alleggerendo il carico bellico, mettendo così potenzialmente a rischio anche aree dell’Europa centrale come Vienna, Berlino e Roma, sebbene ciò comporterebbe una perdita di precisione nella fase di rientro atmosferico.
La minaccia
Studi di centri come il CSIS sulle offensive contro Israele — ad esempio l’attacco di ottobre 2024 in cui oltre 30 missili hanno colpito la base aerea di Nevatim — mostrano che l’Iran dispone di testate manovrabili (MaRV) ad alta precisione e impiega tattiche di saturazione, combinando salve di missili balistici, missili da crociera e droni suicidi (Shahed-136) per sovraccaricare le difese aeree e consumare gli intercettori. Tuttavia, valutare concretamente la portata della minaccia è complicato: l’arsenale complessivo è stimato tra 2.000 e 3.000 missili, per lo più a corto raggio; i sistemi a medio raggio capaci di colpire l’Europa costituiscono solo una parte limitata di quel totale, ridotta ulteriormente dall’usura bellica, dai raid israeliani e statunitensi e dalla scarsità di informazioni pubbliche verificabili.
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