Un tribunale statunitense ha confermato che i pacchi di piccolo valore importati negli Stati Uniti possono essere soggetti a dazi doganali. La decisione riguarda la sospensione, disposta lo scorso anno tramite un ordine esecutivo del presidente Donald Trump, dell’esenzione nota come regime “de minimis” che fino a ora esentava dalle imposte le spedizioni con valore inferiore a 800 dollari. Restano esenti solo i regali privati ricevuti in buona fede di valore inferiore a 100 dollari. Diversi importatori avevano impugnato l’ordine presso la Court of International Trade di New York sostenendo che la competenza sui dazi spetti esclusivamente al Congresso, ma i giudici hanno ritenuto che la revoca dell’esenzione rientrasse nei poteri presidenziali perché il regime “de minimis” è considerato un privilegio.
Trump: “Grande vittoria”
In un post su Truth Social, Trump ha definito la sentenza “una grande vittoria” contro la presunta scappatoia commerciale rappresentata dalla normativa “de minimis”. Secondo il presidente, per anni venditori esteri avrebbero potuto spedire negli Stati Uniti merci fino a 800 dollari senza dazi, rendendo più agevole l’evasione fiscale e creando canali sfruttati da trafficanti di stupefacenti, contraffattori e altri criminali per introdurre prodotti pericolosi o illegali. Trump ha inoltre citato una stima secondo cui la normativa avrebbe determinato perdite di gettito per circa 10,8 miliardi di dollari nel 2024 e ha sostenuto che la revoca dell’esenzione aumenterà la sicurezza nazionale, proteggerà i lavoratori americani e recupererà entrate fiscali.
Il regime “de minimis” fu introdotto dal Congresso nel 1938 per evitare oneri amministrativi legati alla riscossione dei dazi su spedizioni di basso valore e il suo utilizzo è cresciuto con l’espansione del commercio elettronico. La cancellazione dell’esenzione ha modificato il modello di business di operatori come Temu e Shein, portando a maggiori costi e, in alcuni casi, a cambiamenti nelle catene di fornitura. La stretta sulle importazioni a basso costo sembra destinata a perdurare e fenomeni analoghi sono in atto anche in altre aree, con l’Europa che ha avviato la rimozione di esenzioni simili sui pacchi di basso valore.
Trump introduce dazi fino al 100% sulle importazioni di droni
Con un altro ordine esecutivo, l’amministrazione ha disposto l’applicazione di dazi fino al 100% su determinate importazioni di droni, su stazioni di attracco e su alcuni componenti ritenuti critici per la sicurezza nazionale. L’azione riguarda in particolare droni oltre determinate dimensioni o dotati di capacità sensibili, come un peso massimo al decollo superiore a 25 kg o funzionalità di imaging termico.
L’ordine prevede inoltre dazi del 25% su alcuni droni più piccoli privi di certe capacità sensibili e su ulteriori componenti. Sono previsti dazi del 15% per droni e componenti provenienti da Unione Europea, Giappone, Liechtenstein, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, e del 10% per i droni provenienti dal Regno Unito, a condizione che una parte sostanziale dell’hardware, del software e della tecnologia abbia origine in questi Paesi o negli Stati Uniti. L’ordine autorizza il Segretario al Commercio a istituire un programma volto a incentivare la delocalizzazione della produzione negli Stati Uniti mediante nuovi investimenti. Le tariffe entreranno in vigore 21 giorni dopo la firma; per alcuni componenti non considerati particolarmente sensibili l’entrata in vigore è prevista dopo 180 giorni.
Secondo la Casa Bianca, le nuove misure mirano a proteggere la sicurezza nazionale e la base industriale della difesa, sostenendo e creando posti di lavoro negli Stati Uniti. L’amministrazione ha sottolineato che i droni rappresentano una tecnologia cruciale nei conflitti moderni e per le operazioni militari e che sia i dispositivi commerciali sia quelli impiegati dall’esercito statunitense dipendono da componenti esteri; per questo, a suo avviso, è necessario aumentare rapidamente la produzione nazionale.
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