11/9, da Agnone a Ground zero: arriva una campana commemorativa dall’arte millenaria della Fonderia Marinelli

Ci sarà un rintocco speciale a risuonare quest’anno l’11 settembre, a Ground zero, per ricordare – o, meglio, per non dimenticare mai – l’attentato delle Torri Gemelle che nel 2001 sconvolse il mondo, e la storia. Un suono tutto italiano, per far riecheggiare un messaggio universale. Sarà quello di una campana molisana, creata appositamente per celebrare questo 25° anniversario dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, molto più di un’eccellenza del made in Italy: è, infatti, l’azienda artigiana a conduzione familiare più antica al mondo. Le sue origini affondano nel Medioevo e da mille anni la stessa famiglia, giunta alla 27ma generazione, tramanda di padre in figlio l’arte campanaria, che due anni fa è stata riconosciuta Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dall’Unesco, facendo di questo piccolo borgo in provincia di Isernia il custode di una tradizione unica.

A tenere alto il titolo oggi sono i fratelli Pasquale e Armando Marinelli, che portano avanti questa che è la più antica fonderia specializzata nella costruzione di campane. E proprio a loro si è rivolto il New York City Fire Department, per commissionare una campana commemorativa del 25° anniversario dell’attentato delle Torri Gemelle, su suggerimento di Dominick De Rubio, ex vigile del fuoco originario del Molise che da qualche mese dirige il New York City Fire Museum.

“E’ un lavoro che abbiamo iniziato un anno fa – racconta ad Adnkronos/Labitalia Pasquale Marinelli – e ora ci siamo: il 31 luglio verrà fusa alla presenza dei referenti americani. Si sono rivolti a noi perché volevano creare un oggetto che ricordasse tutti i soccorritori caduti in quella tragedia, i vigili del fuoco ma anche medici e infermieri che morirono per le esalazioni. Sulla campana saranno incisi i loro volti e una frase per non dimenticare chi morì sul campo nel tentativo di dare una mano per salvare vite, in onore al loro sacrificio”.

“La campana pesa cento chili – spiega – e il materiale è composto di 78 parti di rame e 22 di stagno, una lega molto dura che consente di ottenere un suono particolare. Sarà posta sopra una struttura di legno, sempre creata artigianalmente da noi, in cui saranno inseriti alcuni perni in acciaio recuperati dal crollo delle Torri Gemelle. Dopo la fusione, in agosto sarà cesellata e rifinita, per poi essere trasportata prima dell’11 settembre a New York a bordo di un aereo cargo e scortata anche da una delegazione di vigili del fuoco italiani che si sono messi a disposizione. Dopo le celebrazioni resterà a New York, nel Museo di Ground zero. Questa è per noi una grande emozione e questa è l’emozione del nostro lavoro”.

Sì, perché questo lavoro se non ti emoziona non lo puoi fare, assicura Pasquale Marinelli: “A tutti i clienti dico che devono lasciarmi la possibilità di emozionarmi. Nella mia famiglia siamo tutti usciti dalla bottega, da sempre: anche quando hai il padre o il nonno che ti insegnano il mestiere, poi devi toccare con mano quello che non è scritto da nessuna parte”. Ed è proprio questo che tiene ancora viva una passione dopo 27 generazioni: “Si cresce con radici molti forti, vivi tutto questo da ragazzino, vuoi conoscere la tua storia, scavare, sapere di più, poi cresci e si fortifica. Io ho avuto la fortuna di essermi affezionato a questa attività in anni non facili come i Duemila”, sottolinea.

“Si impara facendo, si va a tentativi anche dopo 27 generazioni. E poi ci sono sempre situazioni nuove da affrontare, che richiedono innovazione, perché questo lavoro devi inserirlo in un mondo che va molto veloce. Allora innovi in un’attività che resta millenaria: basti pensare che si può fare anche senza corrente elettrica”, dice Pasquale Marinelli, che non si scompone di fronte alla sfida dell’intelligenza artificiale: “E’ uno strumento che deve andare a braccetto con la mia di intelligenza, può aiutare ma non avrà mai i miei sentimenti, con i quali mi approccio al lavoro. Quindi, l’artigiano si affaccia anche a questa innovazione, senza però perdere mai di vista il suo sentimento”.

Tradizione e innovazione in questa arte millenaria sono raccontati nel Museo storico della campana che i Marinelli – l’unica sopravvissuta delle famiglie di fonditori di campane di Agnone – hanno creato attiguo al laboratorio nel 1997 e intitolato a Giovanni Paolo II, che nel marzo 1995 si recò in visita in fonderia. Il Museo, oltre a illustrare il procedimento che porta alla creazione di una campana modellata e fusa con la tecnica della cera, conserva importanti opere antiche ed è aperto per visite guidate, anche a scolaresche. E non sono pochi i traguardi anche più recenti che si aggiungono all’esposizione storica: nel 2024 si sono festeggiati i cento anni dello Stemma Pontificio concesso nel 1924 da Papa Pio XI (per cui si chiama ‘Pontificia fonderia’). Poi è arrivato il riconoscimento Unesco per l’arte campanaria di Agnone e nel 2025 il francobollo commemorativo riconosciuto alle imprese storiche.

I figli di Pasquale e Armando sono la 27ma generazione dei Marinelli e, tra chi ancora studia, chi fa apprendistato e chi già è in azienda, sono una garanzia di continuità, a cominciare da Ettore, uno dei figli di Armando, che è l’artista che crea le sculture prodotte dalla fonderia accanto alle campane. Opere che vengono commissionate da ogni parte di Italia e del mondo e per occasioni speciali. Quest’anno era firmata Marinelli una campana arrivata al Festival di Sanremo e un’altra che con i suoi rintocchi ha festeggiato ogni traguardo tricolore alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

“Stiamo lavorando per Bari, per la Calabria, per il Centro Italia e proprio in questa settimana portiamo a Sora una campana che va a sostituire una creata sempre dalla nostra bottega cento anni fa”, afferma ancora Pasquale Marinelli, che l’8 agosto è in partenza per Miami, dove è in corso un altro grande progetto americano: la realizzazione di quattro campane per una moderna chiesa sulla spiaggia. “Andiamo a installarle e speriamo bene per i forti venti, che ci preoccupano, e soprattutto a mostrare il grande lavoro che c’è dietro”. Così, gli artigiani di Agnone ricorderanno ancora una volta che per costruire una campana occorrono tre mesi di lavoro, mille anni di tradizione, la passione di una vita e un’emozione sempre nuova.

(di Alessia Trivelli)

(Adnkronos – Lavoro)

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