Il Giappone sta trasformando le proprie isole in laboratori di sviluppo sostenibile, sperimentando soluzioni che spaziano dalla geotermia all’arte contemporanea, dalla tutela delle foreste alla promozione dell’artigianato tradizionale, per rispondere a problemi quali lo spopolamento e i cambiamenti climatici.
I casi di Hachijojima, Naoshima e Yakushima offrono tre approcci diversi alla valorizzazione del territorio, accomunati dall’obiettivo di proteggere il patrimonio naturale e culturale e usarlo come leva per uno sviluppo economico sostenibile.
A Hachijojima, a circa 290 chilometri a sud di Tokyo, lo sviluppo è incentrato sulla biodiversità e sulle risorse locali. L’isola conserva il Kihachijo, un antico tessuto tinto con coloranti naturali riconosciuto come artigianato tradizionale nazionale, e promuove la formazione di nuovi artigiani tramite iniziative locali. Contemporaneamente si esplorano opportunità per rilanciare la geotermia: dopo la chiusura della prima grande centrale geotermica su un’isola remota, sono in corso studi per possibili nuovi impianti nell’ambito del progetto “Clean Island”.
Naoshima, nel Mare Interno di Seto, ha puntato sulla cultura e sull’arte contemporanea per recuperare il territorio. Musei progettati da Tadao Ando, le opere di Yayoi Kusama e l’Art House Project, che trasforma case tradizionali in opere d’arte, hanno reso l’isola una meta culturale internazionale. La Setouchi Triennale 2025 ha coinvolto 222 artisti da 37 Paesi e regioni, attirando circa 340.000 visitatori a Naoshima, ma il successo turistico comporta anche la necessità di proteggere l’ecosistema del Mare Interno di Seto dall’inquinamento da plastica.
Yakushima, patrimonio naturale mondiale dell’Unesco, è un esempio di equilibrio tra conservazione e turismo. Con il 90% del territorio coperto da foreste e il celebre cedro millenario Jomon Sugi, l’isola ha introdotto contributi per la manutenzione dei sentieri e la tutela degli ecosistemi e ha limitato il traffico privato nelle aree più sensibili. Proseguono inoltre programmi di protezione delle tartarughe marine e iniziative di pulizia delle coste.
Pur seguendo percorsi diversi, le tre isole affrontano la stessa sfida: valorizzare il patrimonio naturale e culturale per creare opportunità economiche senza compromettere l’ambiente, in un Paese alle prese con l’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento delle aree periferiche e gli impatti dei cambiamenti climatici.
Il ruolo delle comunità insulari nella tutela degli oceani è stato al centro del primo Island States Ocean Summit, tenutosi a Tokyo il 3 e 4 giugno con oltre 300 partecipanti provenienti da circa 30 Paesi e organizzazioni. Nell’aprire il vertice, l’imperatore Naruhito ha richiamato l’importanza di preservare “il delicato equilibrio della Terra attraverso il ciclo dell’acqua”. Le conclusioni del summit saranno portate ai principali incontri internazionali di quest’anno su biodiversità e cambiamento climatico.