Trump: “Dazi zero sui farmaci generici per due anni, poi tariffe al 100% e 200%”

Dal 1° agosto 2026, tutti i farmaci generici importati negli Stati Uniti saranno soggetti a dazi differenziati: 0% per i primi due anni, quindi 100% per un anno e infine 200%. L’annuncio è stato pubblicato dal presidente Donald Trump su Truth. La misura, secondo quanto dichiarato, mira a riportare la produzione di farmaci generici negli Usa e prevede sanzioni per le aziende che non costruiranno stabilimenti produttivi entro i tempi previsti.

Trump pronto a nuova guerra commerciale: nel mirino 60 Paesi

Il Financial Times riferisce che la Casa Bianca è pronta a imporre nuovi dazi su circa 60 Paesi già a partire da questa settimana, quando scadranno i dazi globali del 10% introdotti a febbraio. La decisione arriva dopo che la Corte Suprema ha annullato la base legale dei dazi “reciproci” presentati nell’aprile 2025.

La nuova ondata di dazi, stimata tra il 10% e il 12,5%, sarebbe basata sui risultati di un’indagine avviata a marzo sulle pratiche di lavoro forzato, condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974. Questa impostazione permetterebbe all’amministrazione di evitare di ricorrere ai poteri di emergenza usati in precedenza e poi respinti dalla Corte Suprema.

L’amministrazione sta inoltre valutando altre indagini che potrebbero autorizzare dazi più elevati. Un’inchiesta sull’eccesso di capacità produttiva coinvolgerebbe Unione Europea, Cina, Singapore, Svizzera, Norvegia, Indonesia, Malesia, Cambogia, Thailandia, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan, Bangladesh, Messico, Giappone e India.

Dietro le quinte, consiglieri del presidente avrebbero però raccomandato prudenza per non creare nuovi shock economici prima delle elezioni di midterm di novembre, suggerendo di mantenere stabilità con i partner commerciali e rispettare accordi per la riduzione dei dazi nel 2025. L’iniziativa commerciale di Trump arriva in un contesto di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, che hanno influenzato i mercati energetici e contribuito all’aumento del costo della vita negli Usa.