Banche Ue: la Commissione delinea riforme per superare la frammentazione

Quattordici anni dopo l’avvio del progetto dell’Unione bancaria, la Commissione europea ha pubblicato oggi una comunicazione — un atto politico non vincolante — che analizza le principali carenze del sistema bancario europeo e propone linee d’azione per correggerle. Le misure indicate dovrebbero tradursi in proposte legislative nell’anno successivo.

Nella sua comunicazione la Commissione abbandona la vecchia proposta di EDIS del 2015, ma propone di reintrodurre l’idea sotto nuove forme: non più come uno schema unico di assicurazione dei depositi, bensì come un meccanismo comune per la protezione dei depositi adattato agli attuali reticoli nazionali e centrali.

Il progetto di Unione bancaria, nato nel giugno 2012 per creare un mercato unico del credito, è rimasto però bloccato nel Consiglio a causa delle divergenze tra gli Stati membri, che diffidano dall’abbandonare parte della propria influenza sulle banche nazionali.

Nel frattempo, le banche in altre aree del mondo sono cresciute e si sono rafforzate. Alla fine del 2007 Deutsche Bank aveva una capitalizzazione di circa 65 miliardi di dollari e Morgan Stanley circa 56 miliardi. Oggi Deutsche Bank capitalizza intorno ai 60 miliardi, mentre Morgan Stanley vale quasi 360 miliardi di dollari, molto più della prima.

Dopo una consultazione pubblica e scambi con Stati membri, parti interessate e autorità di vigilanza, la Commissione identifica tre sfide principali che riducono la capacità delle banche europee di sostenere l’economia dell’UE.

Primo: il settore resta «troppo frammentato» lungo linee nazionali, con alcune eccezioni, e questo ostacola l’espansione transfrontaliera delle banche dell’UE, la loro capacità di competere globalmente e di ottenere efficienze tra paesi. Consultazioni e articoli correlati mostrano come la frammentazione limiti le opportunità di crescita.

Secondo: l’adattamento degli standard bancari internazionali (in particolare Basilea III) al quadro normativo UE non sempre tiene conto delle caratteristiche specifiche del sistema bancario europeo. La Commissione ritiene che il quadro debba funzionare meglio per banche grandi e piccole.

Terzo: alcune parti della regolazione europea — l’interazione tra norme microprudenziali, macroprudenziali e di risoluzione, oltre agli obblighi di segnalazione — sono eccessivamente complesse e onerose e richiedono semplificazione.

Affrontare queste tre sfide è, secondo la Commissione, essenziale per costruire un settore bancario competitivo che sostenga l’economia dell’UE. Aumentare la competitività richiede anche un cambiamento culturale nel settore verso una gestione del rischio più responsabile e misurata. Semplificare le regole, integrare il Mercato Unico e completare l’Unione bancaria favorirebbe l’accesso dei cittadini e delle imprese a prodotti e servizi migliori e più competitivi.

La comunicazione propone misure organizzate attorno a tre obiettivi. Primo: rimuovere gli ostacoli all’attività bancaria transfrontaliera e promuovere l’integrazione del mercato, delineando un percorso per ridurre barriere prudenziali e non prudenziali affinché le banche dell’UE possano raggiungere dimensioni competitive a livello globale.

Tra le azioni indicate c’è la possibilità per i gruppi bancari transfrontalieri di impiegare capitale e liquidità in modo più efficiente nell’UE, riallocando risorse in eccesso verso aree più produttive senza compromettere il finanziamento delle economie locali né la stabilità del Mercato Unico.

Secondo: la Commissione, dopo anni di discussione, propone di accrescere la fiducia tra autorità e nel sistema finanziario attraverso un meccanismo comune di protezione dei depositi più semplice ed efficace, che sostituirebbe la proposta EDIS del 2015 e si fonderebbe sulle reti di sicurezza centrali e nazionali oggi pienamente finanziate (in Italia, ad esempio, esiste il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, FITD).

Viene anche suggerito un controllo più attento sull’attuazione a livello nazionale delle regole antiriciclaggio e di tutela dei consumatori, per facilitare l’offerta transfrontaliera di servizi bancari.

L’UE conferma l’impegno ad applicare standard internazionali, ma propone di rivedere come alcuni di questi standard vengono recepiti nel diritto UE quando ciò è necessario per tenere conto delle specificità del settore bancario europeo. La Commissione riconosce che, in alcuni casi, l’implementazione può limitare la capacità di prestito delle banche dell’UE, come osservato da associazioni di settore già da tempo.

Non si esclude poi la revisione di alcune norme prudenziali e di governance societaria per adattarle meglio alle caratteristiche delle banche europee.

Infine, la Commissione sollecita una semplificazione complessiva del quadro normativo bancario per ridurre complessità non necessarie e rendere requisiti e processi più prevedibili e trasparenti per banche e autorità.

Tra le misure pratiche proposte figurano la semplificazione della struttura patrimoniale, una maggiore armonizzazione dei cuscinetti macroprudenziali, la standardizzazione dei requisiti e dei processi in materia di risoluzione, e l’adeguamento di criteri e soglie per gli istituti di piccole dimensioni e non complessi.

L’iter legislativo sarà lungo: la Commissione ha chiesto osservazioni alle parti interessate nei prossimi mesi e annuncia che presenterà un pacchetto di proposte nel primo trimestre del 2027. Parallelamente invita Stati membri, autorità di vigilanza e settore bancario a continuare a lavorare per migliorare la competitività del settore.

Secondo S&P Global, nella classifica mondiale per totale attivo figurano oggi solo due banche dell’UE tra le prime dieci, entrambe francesi: BNP Paribas (settima) e Crédit Agricole (nona). Le prime quattro posizioni sono occupate da banche cinesi; seguono grandi gruppi statunitensi. Tra gli altri istituti europei, Santander è 13a, Deutsche Bank 24a; la prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, è 35a, Unicredit è 40a (classifica aggiornata a fine aprile).