Crisi di Hormuz: Padova perde 40 milioni di export

In tre mesi esportazioni verso il Medio Oriente in calo del 28,4%. Gli effetti si sono estesi a costi energetici, trasporti e investimenti

Quasi 40 milioni di euro di esportazioni in meno verso il Medio Oriente in appena tre mesi. È il saldo registrato dal sistema manifatturiero padovano nel primo trimestre del 2026, in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche nell’area del Golfo e dalle difficoltà che hanno interessato una delle principali rotte del commercio mondiale.

Secondo un’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto su dati Istat, l’export manifatturiero provinciale verso il Medio Oriente è sceso da 140 milioni di euro del primo trimestre 2025 a 100,3 milioni di euro nel primo trimestre 2026, con una flessione del 28,4%. La prospettiva di una riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta quindi una notizia particolarmente importante per il tessuto produttivo padovano. Una piena applicazione dell’accordo potrebbe infatti contribuire ad allontanare gli scenari più negativi per l’economia europea e italiana, ma oltre cento giorni di crisi hanno già lasciato il segno sulle imprese.

“La possibile riapertura dello Stretto di Hormuz è una notizia che accogliamo con favore – dichiara il presidente di Confartigianato Imprese Padova Gianluca Dall’Aglio –. In questi mesi abbiamo assistito a un mix particolarmente pesante per le imprese: minori esportazioni, aumento dei costi energetici, rincaro dei carburanti e condizioni di accesso al credito più onerose. Le nostre aziende hanno dimostrato ancora una volta grande capacità di adattamento, ma oggi più che mai hanno bisogno di stabilità e di condizioni favorevoli per tornare a investire”.

Secondo le analisi di Confartigianato, nei 108 giorni di crisi il prezzo medio del gas è risultato superiore del 38,3% rispetto ai livelli precedenti alle tensioni nell’area, mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha registrato un incremento dell’11,3%. Sul fronte dei trasporti, il prezzo industriale del gasolio ha superato del 56,4% i livelli pre-crisi, con ripercussioni dirette sui costi sostenuti dalle imprese e in particolare dal comparto dell’autotrasporto.

Effetti che hanno interessato anche il sistema economico padovano, composto da oltre 23 mila imprese artigiane e circa 60 mila addetti. Una realtà diffusa e fortemente integrata nelle filiere produttive nazionali e internazionali, che risente inevitabilmente dell’aumento dei costi energetici e logistici. A pesare è stato anche il ritorno delle pressioni inflazionistiche. A maggio l’inflazione è salita al 3,2%, trainata soprattutto dai beni energetici e dai carburanti. Una dinamica che ha contribuito a mantenere elevata la tensione sul costo del denaro, con il rischio di rallentare gli investimenti necessari per la transizione digitale, l’efficientamento energetico e l’innovazione delle imprese.

“Quando aumentano il prezzo del gas, dell’elettricità e dei carburanti – prosegue Dall’Aglio – non ne risentono soltanto le aziende che esportano. A essere colpite sono le imprese manifatturiere, gli autotrasportatori, le attività ad alta intensità energetica e migliaia di piccole imprese che ogni giorno devono sostenere costi di produzione e di mobilità più elevati. Per una provincia manifatturiera come Padova, questi fenomeni interessano l’intero sistema economico. Un graduale rientro dei costi dell’energia, dei carburanti e della logistica rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per migliaia di imprese e per decine di migliaia di lavoratori del nostro territorio. Dopo mesi di incertezza, abbiamo bisogno di fiducia, programmazione e prospettive di crescita”.

(Confartigianato Imprese Padova)