“Da quando il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea abbiamo visto una crescita delle domande di cittadinanza italiana da parte di inglesi che possono legalmente farne richiesta per diritto di matrimonio, così come per i neonati di giovani coppie italo-inglesi. Un modo per assicurarsi un futuro in Europa, ora che il Regno Unito ne è fuori, godendo del doppio passaporto”. A dirlo ad Adnkronos è Domenico Bellantone, Console Generale d’Italia a Londra che racconta gli ultimi anni durante i quali, a dispetto delle previsioni più catastrofiche post referendum, la presenza tricolore oltremanica non si è arresa alla Brexit, ma si è addirittura evoluta.
“A dieci anni dal voto la fisionomia della nostra comunità nel Regno Unito è ovviamente cambiata”, esordisce il Console, ricordando come prima fosse sufficiente fare le valigie per cercare fortuna a Londra, o in qualche altra città britannica, senza necessità di visti o autorizzazioni specifiche. “Oggi lo scenario è profondamente diverso e chi sbarca in questo Paese lo fa con una consapevolezza nuova. Arriva soprattutto una popolazione italiana con un alto livello di qualificazione professionale, con un visto di lavoro già sponsorizzato e con un determinato livello salariale, così come richiesto dal nuovo schema a punti voluto dall’Home Office, il Ministero degli Interni britannico”, prosegue Bellantone.
“Gli italiani continuano ad arrivare, ma sono ingressi sicuramente più selettivi, rispetto ai decenni passati quando anche i più giovani giungevano magari solo per qualche mese, per migliorare la lingua e fare qualche lavoretto. Tutto questo ora non è più possibile”. Nonostante la comunità sembra aver gestito bene il colpo dell’uscita dall’Unione Europea, nella prima fase gli uffici consolari sono stati letteralmente presi d’assalto per una precisa necessità di tutela legale e pratica. “Dalla Brexit in poi anche la richiesta di passaporto è molto aumentata – ammette il Console – tanto che la sede di Londra negli ultimi quattro anni è diventata la prima al mondo per volume di documenti erogati. Lo scorso anno ne abbiamo rilasciati 40.500. Questa corsa al documento non è casuale. C’è chi lo fa per non restare bloccato, perché il passaporto è diventato una garanzia per poter entrare e uscire dal Paese soprattutto per molti connazionali, residenti nel Regno Unito, che prima si muovevano con la semplice carta d’identità”.
E c’è chi invece guarda al matrimonio come un’ancora di salvezza comunitaria per tenere un piede in Inghilterra e uno in Europa. “Il Consolato gestisce infatti le pratiche di tanti cittadini britannici sposati con italiani che hanno richiesto la cittadinanza per diritto di matrimonio, per poter muoversi liberamente in Italia, così come negli altri 27 Stati membri, con un passaporto europeo che non pone vincoli di durata o barriere”.
Questa urgenza di tenersi aperte tutte le porte assume contorni ancora più marcati e interessanti quando si parla delle nuove generazioni. La comunità italiana nel Regno Unito è giovane e vitale, tanto da registrare “un tasso di natalità doppio rispetto a quello dell’Italia”, come afferma il Console. E’ proprio guardando ai neonati che si percepisce la lucida volontà dei genitori di proteggere i figli dalle incognite del domani. Bellantone fa notare come “dopo la Brexit anche il numero di primi passaporti per minori e per neonati è aumentato, perché abbiamo tanti bambini nati da coppie miste. Il cambio di mentalità è netto. Mentre in precedenza, il bambino che nasceva qui da genitori di nazionalità miste, aveva subito il passaporto inglese e per il passaporto italiano magari si aspettava qualche anno prima di richiederlo, se non addirittura si lasciava che fosse il ragazzo ad occuparsene in età adulta, adesso viene immediatamente richiesto”.
Il libretto bordeaux italiano viene preteso in parallelo a quello blu britannico per una ragione che va oltre l’attaccamento alle radici: “Garantisce una facilità di movimento verso l’Europa e di stabilità nel nostro Paese. Un lasciapassare inestimabile per fare in modo che questi futuri adulti non si sentano mai tagliati fuori dal resto del continente”, conclude il Console. (di Alessandro Allocca)