Putin and Trump in Beijing to appeal to Xi, says Ambassador Sequi

Le visite a Pechino di Donald Trump e Vladimir Putin, entrambe rivolte a ottenere qualcosa da Xi Jinping, confermano, secondo l’ambasciatore Ettore Sequi, una sempre maggiore centralita della Cina. Sequi, parlando con l’Adnkronos alla vigilia dell’incontro tra Putin e Xi e pochi giorni dopo la visita del presidente americano, osserva che anche ammettendo una coincidenza di calendario casuale, il tempismo e significativo: Putin probabilmente vuol sapere cosa si e detto durante il colloquio con Trump. Per l’ex segretario generale della Farnesina il vertice offre una <>: i russi temono che una possibile distensione con gli Stati Uniti possa indebolire il loro rapporto con Pechino; la Cina, invece, vuole mostrare a Mosca che la relazione e solida e non e in discussione.

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Sequi sottolinea inoltre che il vertice arriva in un momento cruciale sul piano energetico e strategico. L’insieme della visita e delle tensioni nello Stretto di Hormuz sta favorendo una tendenza alla continentalizzazione dei flussi di approvvigionamento: Pechino cerca di ridurre la vulnerabilita marittima legata a passaggi strategici come Hormuz e Malacca. In questo quadro la Russia rimane per la Cina un fornitore energetico via terra importante, anche se Xi Jinping sembra meno precipitoso rispetto a Putin sul progetto del gasdotto <> attraverso la Mongolia, potendo cosi negoziare condizioni piu favorevoli. Il punto chiave, secondo Sequi, e la crescente centralita della Cina: entrambe le visite si possono leggere come richieste rivolte a Pechino.

Secondo l’ambasciatore, la Cina sta anche capitalizzando diplomaticamente la serie di visite internazionali degli ultimi mesi – dal presidente francese Emmanuel Macron al cancelliere tedesco Friedrich Merz, dal premier britannico Keir Starmer al canadese Mark Carney e al premier spagnolo Pedro Sanchez. Questo rappresenta un avanzamento del soft power cinese: a fronte di Stati Uniti percepiti come imprevedibili, la leadership cinese rafforza l’immagine di una potenza responsabile e prevedibile. Pechino non intende sostituire bruscamente un ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti, ma accompagna gradualmente un riequilibrio del sistema globale. La stabilita resta per la Cina un interesse vitale, necessario a preservare i flussi commerciali e sostenere la crescita economica.

Sulla possibilita che Xi Jinping assuma un ruolo piu diretto nella gestione delle crisi internazionali, Sequi mette in guardia: la Cina tradizionalmente evita di esporsi in negoziati complessi che potrebbero comportare un fallimento pubblico, per ragioni legate alla <> nella cultura politica cinese. Di conseguenza, Pechino tende a esercitare un’influenza piu indiretta, con autorevolezza mediata, lasciando spesso ad altri partner i ruoli piu esposti nelle trattative.

Riguardo alle voci del Financial Times secondo cui Xi avrebbe confidato a Trump che Putin potrebbe pentirsi dell’invasione dell’Ucraina, Sequi si mostra scettico: gli sembra difficile che un messaggio del genere sia stato espresso cosi apertamente. Piu probabile, a suo avviso, e che la Cina si stia allontanando non dalla Russia in quanto tale, ma dai costi che la guerra comporta. Pechino ha beneficiato finora di gas e petrolio a prezzi agevolati e di una Russia piu dipendente, ma riconosce anche gli effetti negativi di un conflitto prolungato: destabilizzazione dei mercati, rilancio del riarmo occidentale e rafforzamento della Nato e delle alleanze ostili agli interessi cinesi in Asia.

In questo contesto la Cina osserva con attenzione la trasformazione tecnologica della guerra in Ucraina, traendo insegnamenti utili in vista di un’eventuale crisi su Taiwan. Se la Russia ha incontrato molte difficolta in Ucraina, si domanda Pechino quale sarebbe l’effetto di un’azione militare contro Taiwan. Richiamando la lezione di Sun Tzu sul valore di vincere senza combattere, Sequi conclude che, nel migliore dei mondi possibili, la Cina preferirebbe una progressiva assimilazione politica di Taiwan piuttosto che un conflitto aperto. Molto dipendera dalle prossime elezioni presidenziali taiwanesi, previste per il 2028. (di Valerio Sarsini)