Tallinn. Alla Lennart Meri Conference – tre giorni di dibattito ad alto livello su sicurezza e politica estera all’Hotel Radisson Collection, con il titolo “Fortune Favours the Brave” – si leggono in anticipo molte tendenze geopolitiche. La visita in Europa di Narendra Modi, iniziata il 15 maggio e toccata Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Italia, e un movimento che richiede un’interpretazione attenta. A offrire chiavi di lettura e Tara Varma, Managing Director of Strategic Foresight e direttrice dell’ufficio di Parigi del German Marshall Fund, esperta dei rapporti tra Europa e Indo-Pacifico.
Il 27 gennaio 2026 a Nuova Delhi l’Unione Europea e l’India hanno firmato un accordo di libero scambio che apre a un mercato di circa due miliardi di persone, dopo quasi vent’anni di negoziati: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen lo ha definito “la madre di tutti gli accordi commerciali”. Contestualmente e stata ampliata la cooperazione in ambito difesa e sicurezza. Colpisce pero il metodo delle recenti visite diplomatiche: Modi non si limita alle sedi istituzionali tradizionali ma sceglie capitali come L’Aia, Stoccolma, Oslo e Roma. Secondo Varma, questo segnala una strategia diversa: non piu rapporti solo con l’UE considerata come entita astratta, ma la costruzione paziente di una rete di relazioni bilaterali.
Ne non-allineati, ne filo-americani
La formula che spiega questa svolta e l’autodefinizione di New Delhi come “multi-allineata” invece che “non-allineata”. Il primo ministro e il ministro degli Esteri ribadiscono l’idea: evitare la dipendenza da un unico polo e moltiplicare le opzioni – commerciali, tecnologiche e strategiche – senza chiudere nessuna strada. L’India mantiene legami solidi con Washington, ha scambi commerciali rilevanti con Pechino nonostante le tensioni, e intende ora rafforzare la sua presenza in Europa.
Per Varma il riposizionamento e legato anche al cambiamento della percezione europea sulla Cina. Per anni l’India considerava l’Europa troppo incline al commercio con Pechino; oggi si registra invece una convergenza crescente sulle valutazioni strategiche della traiettoria cinese e sulla necessita di ridurre dipendenze in settori critici come materie prime, terre rare, batterie e semiconduttori. E su questi temi che Europa e India possono costruire un partenariato piu solido.
Berlino si sveglia, Parigi consolida
Il rapporto con la Germania mostra una trasformazione in atto. Per anni Berlino aveva puntato molto sul mercato cinese per i suoi prodotti ad alto valore; quella strategia si e incrinata. Durante la visita del cancelliere Merz in India sono state firmate una Defence Industrial Cooperation Roadmap e una Semiconductor Ecosystem Partnership, oltre a 19 memorandum d’intesa. Varma avverte pero che non si tratta di una semplice sostituzione della Cina con l’India: Pechino resta profondamente integrata nelle catene globali del valore, mentre l’India punta soprattutto a servizi ad alto valore, tecnologia e sviluppo del capitale umano.
La Francia ha una relazione piu lunga con l’India: il partenariato strategico risale a quasi trent’anni e nel febbraio 2026, durante la visita di Macron a Nuova Delhi per l’AI Impact Summit, e stato elevato a “Special Global Strategic Partnership”. La cooperazione riguarda contratti militari, nucleare civile, spazio e scambi culturali. Pur riconoscendo che la sintonia personale tra leader puo contare, Varma segnala che le radici della relazione sono profonde. Parigi e stata a lungo la porta privilegiata dell’India verso l’Europa; oggi Nuova Delhi esplora anche altre vie e mostra interesse a comprendere i meccanismi decisionali di Bruxelles e le figure chiave da coinvolgere.
La sfida tecnologica e il terzo stack
Resta pero una questione centrale: la biforcazione tecnologica tra lo stack americano e quello cinese. Europa e India condividono l’interesse – e forse la necessita – di sviluppare una terza via. L’Europa puo offrire finanziamenti e strumenti industriali; l’India mette a disposizione ricercatori, ingegneri e capacita tecnologiche avanzate. La capacita di tradurre questa complementarita in progetti concreti sara un test decisivo per una partnership veramente strategica.
Varma indica anche un vizio da correggere: per troppo tempo gli Stati membri hanno trattato l’India come un mercato da conquistare in concorrenza reciproca, mantenendo contatti riservati con funzionari e imprese indiane. L’auspicio e che l’accordo di libero scambio UE-India diventi lo strumento per superare questa logica e costruire finalmente una controparte europea coerente e condivisa che l’India possa riconoscere. (di Giorgio Rutelli)
