Trump mulls new strikes as Iran threatens tolls on Strait of Hormuz

“La calma prima della tempesta”: dopo l’incontro in Cina con Xi Jinping, Donald Trump torna a usare toni duri verso l’Iran e rilancia avvertimenti. Secondo il New York Times, gli Stati Uniti potrebbero considerare un nuovo attacco contro Teheran gia nella prossima settimana. Il dialogo diplomatico tra Washington e la Repubblica islamica non progredisce e, di fronte all’impasse, l’amministrazione Usa non esclude l’opzione militare. In un’intervista telefonica con la tv francese BFMTV Trump ha avvertito che l’Iran attraversera un periodo molto difficile se non si trovera presto un accordo di pace.

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L’ultimo messaggio di Trump

Sui social del suo network Truth e comparsa l’immagine accompagnata dalla frase “La calma prima della tempesta”: la foto mostra Trump in atteggiamento minaccioso, con il dito puntato, mentre sullo sfondo sono ritratti mezzi navali e una nave con una bandiera riferita all’Iran, in un contesto tempestoso. Il messaggio ha toni chiaramente intimidatori e viene interpretato come un segnale di possibile escalation.

I punti controversi nei negoziati sono noti: Washington chiede a Teheran di rinunciare al programma nucleare e di garantire la riapertura del transito nello Stretto di Hormuz. A fronte della difficolta di ottenere da parte iraniana una proposta giudicata accettabile, i media americani riferiscono che l’opzione di riprendere attacchi e concrete. Nelle prossime ore potrebbero esserci riunioni nella Situation Room con il vicepresidente J.D. Vance e altri alti funzionari per decidere i prossimi passi. Sul volo di ritorno da Pechino, Trump ha definito inaccettabile l’attuale posizione iraniana.

Le forze statunitensi nella regione restano rilevanti: secondo le ricostruzioni, sono schierati circa 5.000 Marines e 2.000 paracadutisti dell’82 divisione aviotrasportata in attesa di ordini. Tra le opzioni sul tavolo c’e anche un’azione mirata per recuperare 440 kg di uranio arricchito al 60% ritenuti sepolti in uno dei siti bombardati dagli Usa a giugno 2025: secondo dichiarazioni attribuite a Trump, solo Stati Uniti e Cina avrebbero i mezzi per recuperarli. Un’operazione di questo tipo richiederebbe supporto di truppe e comporterebbe un possibile impiego di soldati sul terreno.

Iran tira dritto: “Pedaggi per Hormuz”

Le dichiarazioni di possibile intervento americano non sembrano aver modificato la linea di Teheran. I vertici del regime e i Pasdaran hanno ribadito la disposizione a confrontarsi con Stati Uniti e Israele e continuano a fare leva sul controllo dello Stretto di Hormuz. Il capo della Commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha annunciato su X che l’Iran ha messo a punto un meccanismo professionale per gestire il transito nello Stretto lungo una rotta prestabilita e che il sistema sara presto reso pubblico.

Secondo quanto riportato dallo stesso Azizi, il transito “avvantaggera solo le navi e gli attori che collaborano con l’Iran” e saranno richiesti pedaggi per i servizi speciali forniti nell’ambito di questo meccanismo; la rotta restera invece chiusa per gli operatori legati all’iniziativa denominata “Freedom Project”, sostenuta dagli Stati Uniti per la sicurezza della navigazione.

Mentre Trump si trovava in Cina, Teheran aveva garantito il passaggio gratuito a petroliere cinesi; ora l’Iran dichiara inoltre di essere disponibile a trattare con paesi europei con l’obiettivo di isolare la posizione americana e presentarsi come interlocutore nel commercio petrolifero. La tv di Stato iraniana ha riferito che, dopo il transito di navi provenienti soprattutto da Cina, Giappone e Pakistan, sono in corso contatti anche con paesi europei per trattative con la Marina dei Guardiani della Rivoluzione.

Nonostante il muro contro muro pubblico, persistono contatti diplomatici dietro le quinte: il Pakistan, in particolare, svolge un ruolo di mediazione. Fonti pakistane hanno riferito alla tv saudita Al-Arabiya che la visita in Iran del ministro dell’Interno Mohsin Naqvi mira a raggiungere un “accordo specifico”. Secondo queste fonti, gli americani avrebbero chiesto risposte su punti precisi sollevati da Washington e si registrerebbero progressi su questioni legate allo Stretto di Hormuz; la porta resterebbe aperta a negoziati su questioni ancora irrisolte, incluso il programma nucleare iraniano.

Il ruolo dell’Italia

In uno scenario di crescente tensione, il governo italiano si e dichiarato pronto a contribuire alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz non appena le condizioni lo permetteranno, richiamando l’esperienza di operazioni gia svolte nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano con le missioni Aspides e Atalanta. Questa posizione e stata illustrata, secondo quanto riferito, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo intervento al Forum Europa-Golf di Navarino, in Grecia.

Due cacciamine italiane, le gemelle Rimini e Crotone, sono salpate dal porto di Augusta con destinazione Gibuti per partecipare a una missione multinazionale di bonifica dello Stretto di Hormuz. Le unita sono equipaggiate per rilevare oggetti sul fondale fino a circa 600 metri e sono progettate per localizzare e neutralizzare mine navali. Una delle unita e inoltre impiegata nella ricerca di relitti marini di interesse storico e nella tutela dell’ecosistema, mentre l’altra ha in passato contribuito all’apertura di un corridoio umanitario.

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