
«Nell’epoca antica il patriarcato di Aquileia si sentiva direttamente legato ad Alessandria d’Egitto, grande capitale della parte orientale dell’Impero che teneva i contatti con tutti coloro che dalle Indie portavano non solo seta e spezie ma anche idee e sensibilità religiosa – ha osservato Girolami –. Marco Polo, il più famoso, tra XIII e XIV secolo, partì da Venezia per far conoscere all’Europa l’estremo Oriente. E cent’anni fa, il 28 ottobre 1929, il delegato apostolico per la Cina, mons. Celso Costantini, originario del Friuli, portò a Roma i primi sei cinesi perché fossero ordinati vescovi della chiesa cattolica in accordo con il governo di allora».

“Meditazione, dialogo e pratiche di pace in tempi incerti” è il titolo di questo nuovo tassello, che si è articolato in due giornate di studio a Padova, un workshop e un ritiro all’Oasi Sant’Antonio a Camposampiero, fra il 16 e il 21 aprile 2026.
Diventare pace partendo da una trasformazione interiore
Meditazione, dialogo e pace sono i tre termini che hanno guidato e legato le parole dei monaci.

La pace, inoltre, è dialogo: «Il dialogo non è soltanto conversazione, né dibattito o discussione, dove vogliamo soltanto avere ragione, vincere; il dialogo è una comprensione profonda, è ascolto dal cuore».
In riferimento alla situazione del suo paese, il Myanmar, dove c’è immensa sofferenza, Ven. Neminda ha detto: «Come monaci buddhisti cerchiamo di aiutare chi soffre praticando la consapevolezza nella vita di tutti i giorni perché questo può farci arrivare alla pace. Nella vostra tradizione dite “ama il prossimo tuo come te stesso”; anche nella nostra tradizione è così: “pace in noi stessi, pace con il prossimo”».
Ven. Phramaha Weerasak Abhinandavedis, thailandese, si è agganciato al discorso aggiungendo che «mindfulness (consapevolezza) è una tecnica universale, non soltanto buddhista, e chiunque può praticarla. Essa addestra la nostra mente a superare la sofferenza, a restare nel momento presente il più possibile, a comprendere la nostra vera natura». Fondamentale è il silenzio, che non è fuga dal mondo ma è mantenere lo spazio dentro di noi per riflettere e comprendere noi stessi. «All’inizio è difficile – ammette – perché i pensieri si muovono continuamente come una scimmia – fra le barriere che bloccano la pratica della meditazione c’è il pensare troppo (ovethinking) – ma, addestrando la mente a essere consapevole continuamente, dal silenzio si ottiene la vera felicità, la pace interiore che fiorisce nel cuore. La pace può accadere in ogni respiro, è in ogni passo in cui camminiamo con consapevolezza. Essere presenti a se stessi qui e ora: questo è praticare la meditazione nella vita di tutti i giorni».
Paola Zampieri