In un periodo segnato dalla semplificazione delle opinioni e dalla diffusione degli slogan, il saggio di Gianluca Ansalone, Estremi: Il mondo in bilico tra caos e polarizzazione (Guerini e Associati, 2026), propone un’analisi approfondita delle trasformazioni globali. Il libro non si limita a descrivere il disordine contemporaneo, ma indaga le cause strutturali della polarizzazione, sostenendo che la complessita e la sostanza stessa della politica e delle relazioni internazionali.
Con una prefazione di Francesco Rutelli, che definisce il volume un “manuale di analisi e riflessioni” atteso, il libro si apre con due epigrafi che ne segnano il tono: una osservazione critica di Nicolas Gomez Davila sull’estremismo e una riflessione di Mark Zuckerberg sul ruolo del fact-checking nella fiducia pubblica. Queste citazioni posizionano il testo in una prospettiva autonoma: Ansalone non si riconosce in schieramenti predefiniti.
L’architettura del caos: oltre il pendolo della storia
Ansalone struttura il libro come un insieme di sette macro-temi – clima, politica, comunicazione, guerra, popolazione, religione e tecnologia – ciascuno analizzato sia in autonomia sia nel rapporto con gli altri. Il filo conduttore e la crescita della polarizzazione, che sostituisce il dialogo e svuota il campo delle posizioni mediate.
L’autore sostiene che non siamo osservatori neutrali, ma attori inseriti in una dinamica di polarizzazione che trasforma il dibattito pubblico: la discussione tende a premiare la mobilitazione del proprio gruppo piuttosto che la persuasione di chi e lontano. Da qui deriva una diagnosi netta: le regole consuetudinarie delle relazioni internazionali sono mutate e forme di conflitto ibride e asimmetriche sono tornate a essere ricorrenti. Diversi commentatori pubblici hanno espresso idee simili sul mutamento dello scenario internazionale.
I volti dell’estremo
Clima: il 2024 e presentato come un punto critico per i cambiamenti climatici, con rischi crescenti per ecosistemi e biodiversita. Ansalone identifica tre asimmetrie – geografiche, generazionali e storico-politiche – che ostacolano una risposta multilaterale efficace e spiegano i limiti delle conferenze internazionali. La sua proposta si concentra su misure pragmatiche e tecnologiche di adattamento, evitando sia il negazionismo sia il catastrofismo.
Politica e comunicazione: la politica contemporanea e descritta come sempre piu “tribale”, influenzata da pratiche di delegittimazione personale e dalla frammentazione della comunicazione online. Le elezioni locali diventano esempi di come la mobilitazione del nucleo elettorale prevalga sulla costruzione di consensi trasversali, una tendenza osservabile in contesti diversi a livello internazionale.
Tecno-stati: Ansalone analizza l’emergere di grandi soggetti tecnologici che esercitano forme di potere comparabili alla sovranita, con leader e societa che influenzano decisioni economiche e politiche globali. Aziende e piattaforme con capitalizzazioni gigantesche ridisegnano rapporti di forza che la politica tradizionale fatica a regolamentare efficacemente.
Demografia e religione: l’autore mette a confronto il declino demografico in alcune regioni con la crescita in altre, sottolineando come questi fenomeni abbiano impatti geopolitici e sociali rilevanti. Parallelamente, la religione viene vista come fattore politico: movimenti radicali, forme di nazionalismo religioso e comunita confessionali influenzano le dinamiche interne ed esterne degli Stati.
Ansalone non adotta posizioni ideologiche estreme: rifiuta sia l’allarmismo fine a se stesso sia l’ottimismo ingenuo, proponendo invece un approccio analitico che percorre dalla geopolitica alle trasformazioni delle big tech con attenzione ai fatti e alle loro conseguenze pratiche.
Verso un “pragmatismo estremo”
Il libro si conclude con un appello alla responsabilita dei decisori: servono strategie concrete e coalizioni operative, non assiomi ideologici. Ansalone propone di sostituire un multilateralismo puramente ideale con un “plurilateralismo pragmatico”, basato su accordi mirati e su interessi comuni verificabili.
La sua sintesi e netta: bisogna essere contemporaneamente radicali nelle soluzioni e pragmatici nell’attuazione. Questo approccio implica, per esempio, politiche che combinino strumenti di controllo e selezione con aperture mirate per rispondere alle esigenze di competitivita e di manodopera qualificata.
La “medieta” saggia
Estremi e un testo che attinge a riferimenti culturali diversi – dalla letteratura alla filosofia della comunicazione – per sostenere che lo spazio intermedio non e sinonimo di mediocrita, ma rappresenta il luogo piu produttivo per soluzioni ponderate e pragmatiche.
