Dopo giorni di indiscrezioni, la Casa Bianca ha confermato che gli Stati Uniti stanno valutando un possibile secondo round di colloqui con l’Iran, che probabilmente si terrebbe di nuovo a Islamabad. La portavoce Karoline Leavitt ha detto che si stanno svolgendo discussioni ma che nulla e ufficiale fino a un annuncio formale, esprimendo tuttavia ottimismo su una possibile intesa e sottolineando che il Pakistan e l’unico mediatore coinvolto.
Leavitt ha inoltre smentito notizie secondo cui Washington avrebbe formalmente chiesto un prolungamento del cessate il fuoco, ribadendo che al momento gli Stati Uniti sono molto impegnati nei negoziati in corso.
La portavoce ha ricordato che il vicepresidente e il presidente hanno definito le conversazioni produttive e in corso, e ha confermato che gli Usa sono fiduciosi sulle prospettive di accordo. Sulla sede di un eventuale secondo round, Leavitt ha indicato che e molto probabile che si tenga nello stesso luogo della precedente tornata.
Fonti di stampa, tra cui Sky News e il Wall Street Journal, riferiscono che Stati Uniti e Iran potrebbero tornare a incontrarsi gia la prossima settimana, con un’intesa di principio per un nuovo incontro, pur mancando ancora data e dettagli logistici.
L’Associated Press, citando fonti regionali, riporta l’esistenza di un accordo di massima anche per estendere il cessate il fuoco, con i mediatori intenzionati a prolungare la fragile tregua prima della scadenza fissata al 21 aprile per cercare di evitare un’escalation.
Vari media internazionali, richiamando Bloomberg e al-Arabiya, scrivono che si sta valutando un’estensione di due settimane della tregua. I mediatori sarebbero al lavoro per avviare colloqui tecnici sui punti piu complessi, tra cui la riapertura dello Stretto di Hormuz e la questione dell’arricchimento nucleare iraniano.
Gli Stati Uniti non avrebbero pero ancora formalmente accettato la proroga, anche se sono in corso contatti per raggiungere un accordo che, secondo fonti amministrative citate da Axios, si starebbe avvicinando. Dietro le quinte, il team negoziale dell’amministrazione guidata da Donald Trump, coordinato dal vicepresidente JD Vance, lavora tramite telefonate e canali riservati, mentre aumentano le pressioni su Teheran: secondo funzionari citati, il blocco navale e la crisi economica aggravano la situazione finanziaria iraniana.
Intanto il capo di Stato maggiore dell’esercito pachistano, Asim Munir, e giunto a Teheran per portare un nuovo messaggio statunitense e contribuire all’organizzazione di un secondo round di colloqui. Munir e stato accolto dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi; il portavoce del ministero Esmail Baghaei ha detto che, dalla fine della missione della delegazione iraniana a Islamabad, sono stati scambiati numerosi messaggi tramite il Pakistan.
A creare qualche speranza e stato anche il presidente Trump, che ha dichiarato che la guerra sarebbe “quasi finita” e che e piu che possibile che si concluda entro aprile, affermazione che ha suscitato reazioni e attenzione.
La minaccia di Teheran, il pressing e la mossa Usa
Mentre si attende l’esito dei negoziati, l’esercito iraniano ha minacciato di bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso se gli Stati Uniti dovessero proseguire il blocco navale contro i porti iraniani, avvertendo che tale misura potrebbe compromettere la fragile tregua in vigore dall’8 aprile.
Secondo il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya, il mantenimento delle restrizioni e la creazione di insicurezza per navi mercantili e petroliere iraniane costituirebbero un preludio alla rottura della tregua.
Il generale ha aggiunto che Teheran potrebbe rispondere interrompendo i traffici marittimi sulle principali rotte regionali: le forze armate iraniane, ha avvertito, non permetterebbero esportazioni o importazioni nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman o nel Mar Rosso se la pressione dovesse continuare.
Per aumentare la pressione sull’Iran, il Washington Post riporta che gli Stati Uniti stanno inviando circa 10.000 militari e diverse navi da guerra in Medio Oriente, mossa descritta come elemento centrale della nuova strategia dell’amministrazione. Questo rafforzamento, che include portaerei e unita dei Marines, si aggiunge ai circa 50.000 soldati americani gia presenti nella regione e offre a Washington piu opzioni nel caso di un fallimento delle trattative, comprese azioni militari o operazioni di terra.
Tra le unita in arrivo vi sarebbero circa 6.000 militari a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e del suo gruppo navale, e circa 4.200 militari del Boxer Amphibious Ready Group con l’11 Marine Expeditionary Unit. Il rafforzamento coincide con la scadenza della tregua di due settimane e integra le forze gia operative, tra cui le portaerei USS Abraham Lincoln e USS Gerald R. Ford, con l’obiettivo di fornire ai comandanti sul campo maggiore flessibilita in caso di peggioramento del confronto con Teheran.
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