Venice Art Biennale features Pussy Riot and living pavilions for peoples oppressed by Russia

Le Pussy Riot, insieme ai “padiglioni viventi” rappresentativi di nazionalita incluse nei confini della Federazione russa e storicamente marginalizzate da Mosca – comunita che, dall’inizio della guerra in Ucraina, sono state spesso utilizzate come riserva di manodopera da inviare al fronte – sono attese nei Giardini della Biennale di Venezia durante la pre-apertura della 61 Esposizione internazionale d’arte, tra il 6 e l’8 maggio. L’intervento e pensato come protesta contro la partecipazione della Russia alla Mostra e, nel caso dell’azione sociale e artistica delle nazionalita, come denuncia della “continuita tra aggressione militare esterna e pratiche coloniali interne” che colpiscono quasi 200 comunita etniche escluse dalla vita politica e culturale del paese, “sconosciute al pubblico e non rappresentate ufficialmente”, secondo gli organizzatori del progetto realizzato con Arts Against Aggression, Memorial Italia e Free Nations League.

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Come riferisce l’Adnkronos, si tratta delle due principali iniziative di protesta – autonome ma coordinate – promosse dalla comunita russa all’estero contraria a Vladimir Putin in occasione dell’inaugurazione della Mostra. Saranno gli unici giorni in cui il Padiglione della Russia sara effettivamente abitato: durante il periodo di apertura al pubblico, dal 9 maggio al 22 novembre, l’edificio progettato da Aleksei Shchusev all’inizio del Novecento restera inaccessibile, con i visitatori confinati all’esterno e autorizzati a osservare solo dalle finestre il video in loop della mostra degli artisti invitati, prevista esclusivamente nelle giornate di pre-opening.

La manifestazione intitolata “Dai margini dell’impero alla Laguna aperta” e stata concepita come una “mostra senza muri” volta a mettere in primo piano performer appartenenti ai popoli indigeni e alle comunita colonizzate della Federazione russa. L’obiettivo e denunciare repressione, assimilazione forzata, silenziamento sistematico o appropriazione delle voci indigene. Gli organizzatori sottolineano che la riapertura del padiglione ufficiale russo e in se in tensione con la realta vissuta da queste comunita.

La performance collettiva delle nazionalita si aprira con un gesto simbolico: l’uscita da uno spazio chiuso e “in ombra” contrassegnato dalla scritta “GULAG dei popoli”. L’azione proseguira nello spazio pubblico, dal varco d’ingresso ai Giardini fino alla Laguna, configurando un passaggio simbolico dalla chiusura all’apertura. Ogni partecipante portera con se opere, immagini, testimonianze e nomi legati a comunita sottorappresentate, attivati proprio da questo movimento. I “padiglioni viventi” incarneranno culture e presenteranno opere in sostituzione di rappresentanze nazionali assenti, dando forma a una mostra temporanea e diffusa – una composizione pubblica di corpi, voci e opere.

Come unico indizio sulla possibile protesta con componente artistica delle Pussy Riot a Venezia, Nadia Tolokonnikova, figura di spicco del collettivo, ha richiamato la performance alle Olimpiadi di Sochi del 2014, intitolata “Putin ti insegnera ad amare la Patria”. Allora quattro attiviste, con i passamontagna colorati che le identificano, erano arrivate a nuoto sulla terraferma prima di esibirsi sotto i cerchi olimpici e di essere fermate dalle forze di sicurezza. “La Biennale di Venezia e per l’arte cio che le Olimpiadi sono per lo sport”, ha detto Tolokonnikova a Meduza. L’idea di un arrivo dall’acqua e stata pero poi sostituita da un altro progetto, ritenuto piu incisivo.

Un “numero sbalorditivo” di personalita ha manifestato la volonta di partecipare alla performance: “Ci sono collezionisti di primo piano, curatori e artisti di altri padiglioni. La gente e disposta ad arrivare da tutta Europa”, ha dichiarato Tolokonnikova.